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Progetto Eatwell: bene tassazione cibi non sani, ma non basta

Nel corso della Public Health Conference recentemente svoltasi a Malta sono stati presentati i risultati preliminari del progetto Eatwell, in un documento intitolato “Interventions to Promote Healthy Eating Habits: Evaluation and Recommendations” .

Si tratta di un progetto finanziato dalla Commissione Europea della durata di 3,5 anni (aprile 2009-ottobre 2012), che ha lo scopo di fornire agli Stati Ue le migliori direttive pratiche per lo sviluppo di idonei interventi politici volti ad incoraggiare la sana alimentazione. Per fare questo sono stati coinvolti 9 consorzi partner, incluse le massime università europee, istituti, organizzazioni no profit, ma anche rappresentanti dell’industria alimentare e agenzie di comunicazione che hanno condiviso le loro competenze sul comportamento dei consumatori, la nutrizione, l’economia, la comunicazione e la politica sulla salute. Basandosi su questi dati il team di Eatwell ha potuto valutare l’efficacia delle politiche nutrizionali e la soddisfazione dei cittadini in merito alle misure adottate dagli Stati membri.

I risultati preliminari del progetto evidenziano come i governi dovrebbero tassare i cibi non sani ed investirne il ricavato nella promozione di più corrette scelte alimentari. Il team di Eatwell è fermamente convinto che tassare i cibi non sani, sovvenzionando allo stesso tempo quelli sani sia la strategia vincente; l’impatto maggiore di questa operazione sarebbe favorevole soprattutto per le fasce di popolazione meno abbienti, quelle che – a causa delle precarie condizioni economiche – si alimentano in modo meno corretto. L’introduzione di tasse sui cibi poco salubri o le sovvenzioni per favorire quelli più sani comporterebbero quindi la riduzione di quelle disuguaglianze sanitarie, perché sono proprio le fasce più deboli economicamente ad essere più sensibili alle variazioni dei prezzi dei generi alimentari.

Una attenta valutazione delle misure fiscali recentemente introdotte in Danimarca, Finlandia, Francia e Ungheria sarebbe necessaria per stabilire quale sia il tipo di imposta più idoneo. La strada giusta non sarebbe quella di tassare i singoli alimenti o nutrienti, ma per essere veramente efficace dovrebbe invece tener conto di un ampio profilo nutrizionale.

I relatori di Eatwell affermano di essere d’accordo con chi sostiene che solo una tassa relativamente alta potrebbe causare cambiamenti significativi nel comportamento dei consumatori; tuttavia, visto l’attuale momento di recessione, una simile ipotesi non sembra realistica. La tassazione ha più probabilità di essere accettata se circoscritta, oppure se destinata a ridurre altre imposte.

Secondo quanto emerge dai risultati dello studio, anche la limitazione della pubblicità dei cibi non sani durante le programmazioni televisive per i bambini non ha avuto gli effetti sperati. Questo sarebbe dovuto al fatto che le restrizioni, laddove applicate, coprono solamente alcuni canali o programmi. Sarebbe quindi opportuno un approccio più ampio comprendente non solo tutti i canali televisivi, ma anche gli altri mezzi di comunicazione. Inoltre, l’introduzione di una legislazione più rigorosa in materia e l’utilizzo nel lungo termine di campagne di informazione mirate potrebbero comportare un impatto più significativo nel comportamento dei consumatori. Le campagne attualmente in corso in alcuni Stati membri sono infatti di breve durata e di uso limitato; andrebbero quindi riformulate e attuate in sinergia con altre misure. Così come l’educazione alimentare dovrebbe essere una componente obbligatoria nei programmi scolastici di tutti i Paesi dell’Unione europea.

Gli Stati membri dovrebbero poi riconoscere il rapporto costo-efficacia dei programmi di assistenza alimentare come il WIC statunitense destinato alle donne in gravidanza e a quelle con bambini in tenera età, esaminandoli e adattandoli all’interno dei loro sistemi di protezione sociale esistenti.

Eatwell sostiene anche la necessità da parte degli Stati membri di avviare dei negoziati con l’industria alimentare, gli operatori della ristorazione e i retailer per sviluppare accordi volontari per la riduzione del sale negli alimenti. Questi accordi dovrebbero essere estesi anche ai grassi saturi e agli zuccheri. Inoltre, viene auspicata una normativa europea che preveda un livello massimo di grassi trans artificiali in tutti gli alimenti. In tema di etichettatura nutrizionale il progetto raccomanda l’utilizzo del sistema front-of-pack, ma con ulteriori modifiche per quanto riguarda l’efficacia dei semafori e dei loghi adottati sui prodotti. Un’ultima raccomandazione riguarda infine i distributori automatici nelle scuole che non dovrebbero essere aboliti, ma dovrebbero invece fornire alimenti più sani.

http://www.eatwellproject.eu/en/

sicurezzaalimentare.it – 14 novembre 2012

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