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Province da sopprimere. Rovigo non ci sta e ricorre Tar

Belluno fa lobby: «La specificità montana ci salverà». E il consiglio polesano approva all’unanimità il ricorso alla via giudiziaria

VENEZIA — Belluno imbocca la strada delle pressioni politico-lobbistiche, sperando che la sua specificità di territorio montano valga una chance di salvezza, Rovigo invece si vota alla giustizia amministrativa per scongiurare la soppressione. Le due province venete destinate, secondo il governo, a scomparire, imboccano due strade diverse nel tentativo di ribaltare un destino di oblio. La politica da sola non basta e, così, la Provincia di Rovigo va avanti a tutto vapore con un ricorso al Tar del Lazio. Un percorso su cui, ieri mattina, si è ritrovato all’unanimità il consiglio provinciale, riunito ad hoc per dare via libera all’azione giudiziaria. Del resto, la presidente Tiziana Virgili aveva indicato questa prospettiva come imprescindibile già a fine luglio, affidando al costituzionalista Mario Bertolissi lo studio delle opportune contromosse. La linea tracciata insieme al giurista è chiara: il progetto di riforma delle Province è un arbitrio che stravolge il Polesine nella sua identità e unità, senza indicare con chiarezza le modalità di riorganizzazione dei servizi. «Io posso anche essere mandata a casa – ha detto in diverse occasioni Virgili -ma non può essere eliminato un riferimento per il territorio».

E se il ricorso dovesse essere respinto, il consiglio provinciale chiama preventivamente in causa la Regione e, in particolare, la Conferenza autonomie locali, per lo studio di un’exit strategy che preservi la centralità di Rovigo e scongiuri ogni ipotesi di smembramento del Polesine. «Chiediamo – si legge nel documento – che nel piano di riordino da presentare al governo, si tenga conto delle peculiarità e caratteristiche del territorio polesano, della sua storia e cultura, della sua conformazione geografica, delimitata dai maggiori fiumi italiani, Po e Adige, con propri elementi morfologici eterogenei, che vanno dalle zone del confine con le province di Verona e Mantova, fino all’area deltizia e costiera, che fanno del Polesine zona strategica per lo sviluppo e i collegamenti del Nord Italia e dell’Europa stessa». Necessità riconosciute, secondo gli estensori del documento, anche dal mondo produttivo. Sul fronte bellunese, invece, è in fase di stesura il documento delle categorie economiche: la bozza, discussa ieri l’altro nella Camera di commercio del capoluogo, fa il verso all’ordine del giorno approvato dai sindaci del territorio qualche giorno fa.

Stessa filosofia per un solo risultato: salvare la Provincia di Belluno alzando la voce e facendo lobby sia a Venezia (con i consiglieri regionali Dario Bond del Pdl, Sergio Reolon del Pd e Matteo Toscani del Carroccio) che a Roma (soprattutto con il deputato pidiellino Maurizio Paniz, ma non solo). Si tratta di chiedere al governo, passando per la Regione, una deroga ai criteri capestro stabiliti dalla spending review per la sopravvivenza delle province: almeno 350mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati di superficie. E Belluno ha la superficie necessaria a sopravvivere (3.600 chilometri quadrati) ma, rispetto ad altre zone del Veneto, è quasi disabitata: 213mila abitanti in tutto. Dalla sua, però, può vantare la specificità riconosciuta dallo Statuto veneto, la «carta costituzionale » della Regione; norma da collegare, secondo i promotori dei documenti, a leggi dello Stato come la come la 94/97, in tema di valorizzazione delle zone montane.

Insomma, Belluno punta per salvarsi sul fatto di essere, unica in Italia insieme con Sondrio, una provincia interamente montana: è l’asso da giocare con il ministro alla Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi. Secondo il deputato Maurizio Paniz, peraltro, il terreno sarebbe già stato preparato. «Un lavoro dietro le quinte – ha affermato l’onorevole avvocato bellunese -. Il testo del governo, infatti, non è blindato, ma anzi il riordino presuppone la salvaguardia di alcuni territori. E il ministro Patroni Griffi si è mostrato disponibile a sostenere le ragioni di Belluno e Sondrio, province montane. E’ importante continuare a fare lobby per ottenere questo risultato, e io rimango ottimista ». Ma, a Belluno, non pochi temono che il governo farà orecchie da mercante.

Corriere Veneto – 6 settembre 2012

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