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Province, svolta del governo: assessori in sella fino al 2014

Una corsa disperata contro il tempo: entro l’8 gennaio 2013 Senato e Camera dovranno riconvertire il decreto legge del ministro Patroni Griffi che istituisce 10 città metropolitane e riduce da 86 a 51 le Province nelle 15 regioni a statuto ordinario. Pdl e Lega daranno mai il via libera o faranno scattare un ostruzionismo senza bussola simile a quello praticato per la legge elettorale?

«Ce fa faremo, a costo di proseguire i lavori anche di notte», afferma il senatore Maurizio Saia, segretario della commissione Affari costituzionali. «Mi rendo conto che votare 570 emendamenti, 300 dei quali del senatore Martone, rischia di farci impazzire da qui a Natale ma sono ottimista perché il ministro ha già corretto la rotta». In che direzione? Le giunte provinciali non decadranno il 1 gennaio ma nel 2014. Assessori in carica. «Sulla vita delle giunte valuteremo proposte correttive nella fase di transizione», ha annunciato Filippo Patroni Griffi alla commissione. In altre parole, gli assessori non decadranno il 1 gennaio 2013 come previsto dal decreto legge ma resteranno in carica fino al 2014 e i presidenti-commissari conserveranno i loro poteri fino a quando verranno rieletti dall’assemblea dei sindaci che designerà il futuro presidente della Provincia, ente di II grado non più ad elezione diretta. Gli uffici territoriali. L’abolizione di 35 Province comporterà la soppressione di altrettanti prefetti, questori e top dirigenti dei ministeri. Il taglio della spesa pubblica sta tutta qui, non certo sulle indennità dei consiglieri provinciali che verranno aboliti. Patroni Griffi ha spiegato «che serve un criterio certo, mentre il governo si limiterà a dare una cornice normativa, ma ogni singolo Ministero avrà la possibilità di decidere la propria organizzazione per il proprio ambito, quindi tenendo conto di esigenze particolari». Maurizio Saia aggiunge: «Nel Veneto il governo ha previsto l’accorpamento di Padova con Treviso e di Verona con Rovigo. E’ evidente che se la sede della Provincia resta a Treviso, Padova verrà compensata con la Prefettura e la Questura o viceversa», afferma il senatore di Coesione nazionale. Le città metropolitane. I nodi da sciogliere riguardano non solo la PaTreVe ma anche Firenze-Prato, Milano-Monza-Brianza e poi le lotte tra Livorno e Pisa accorpate, per non parlare di Benevento e Avellino o di Matera e Potenza ridotte a una sola Provincia grande quanto la Regione alla pari di Isernia e Campobasso, un doppione istituzionale assurdo per Basilicata e Molise. «Credo che la Città metropolitana di Venezia meriti una riflessione serena: il sindaco di Padova Zanonato ha aperto un dibattito che investe il futuro del Veneto e non possiamo far finta che sia una faccenda interna al Pd. Sarebbe miope. Purtroppo c’è un grande assente e si chiama Regione: il presidente Zaia ha sprecato la grande opportunità del riordino delle Province. Occorre una proposta condivisa e credo che il professor Bertolissi possa formularla in un convegno promosso dai sindaci di Padova e Venezia e Treviso».

Il Mattino di Padova – 6 dicembre 2012

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