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Pubblica amministrazione, 140mila assunti in arrivo. Turn over al 100%, ma occorre vedere se i concorsi reggeranno il ritmo. Il caso sanità

Tante. Ma quando? Da tempo la pubblica amministrazione ha messo in programma per l’anno prossimo l’avvio di una maxi-staffetta generazionale chiamata a cambiare aria in uffici invecchiati dall’effetto combinato di limiti alle assunzioni e riforma Fornero. Ora la manovra in corso di faticosa costruzione prova ad accelerare negli anni il passo in tre modi. Con il disegno di legge Bongiorno approvato giovedì in consiglio dei ministri apre ministeri e altri enti centrali al turn over al 100% già previsto per i Comuni; e con svariati articoli sparsi nelle bozze della legge di bilancio mette in pista per i prossimi tre anni una serie di assunzioni aggiuntive, in deroga anche al nuovo turn over, per rafforzare gli organici di forze di polizia, uffici giudiziari, enti di ricerca e ministeri.

E con il pacchetto previdenziale prova a far debuttare «quota 100» per tutti, anche se per l’anno prossimo con una sorta di freno a mano nel pubblico impiego, con un sistema che aumenterà in prospettiva le uscite e di conseguenza le assunzioni. 

In tutto, per il 2019 si possono stimare almeno 140mila nuovi ingressi negli uffici pubblici di ogni ordine e grado. Sempre che la macchina di reclutamento e concorsi sia in grado di reggere il ritmo. I numeri, anzi, potrebbero essere ancora più importanti, perché un nuovo assunto costa meno di un dipendente a fine carriera e i calcoli sul turn over viaggiano per costi e non per teste.

Ma resta da vedere se i concorsi, e l’avvio del «modello unico» di selezione da parte della Funzione pubblica per supportare anche le amministrazioni territoriali che sceglieranno di aderire, riusciranno a stare al passo delle possibilità di assunzione che si aprono.

Per reggere meglio, Palazzo Vidoni sta facendo crescere il portale nazionale del lavoro pubblico, con il monitoraggio nazionale dei concorsi che permetterà a tutti gli enti di pescare dalle graduatorie delle altre Pa senza avventurarsi in una complicata ricerca porta a porta. Oggi sono censite 15.660 graduatorie, in cui ci sono 3.966 vincitori ancora da assumere. Ma i numeri dovranno crescere. Il rischio, altrimenti, è che le uscite in più svuotino uffici prima che i nuovi assunti colmino i buchi.

Come sempre, per cercare di misurare il fenomeno è utile partire dai numeri. Con un’età media balzata a 51 anni dai 44 di inizio secolo, la Pa italiana è alla vigilia di una gobba di uscite ritardata dalla riforma previdenziale del 2011. L’onda è ora destinata a crescere per l’ampliamento degli spazi per le assunzioni, già ottenuto dai Comuni dopo una lunga battaglia e ora in arrivo anche per gli enti centrali. Su tutto questo si innesterà poi l’avvio di «quota 100», che nel mondo pubblico secondo le bozze dovrebbe avvenire a scartamento ridotto. Tra preavviso e finestre, la riforma dovrebbe nei fatti aprire nel 2019 una sola ondata di uscite a luglio, rimandando a fine anno o all’inizio del prossimo la possibilità di abbandonare l’ufficio per chi matura i requisiti nei mesi successivi; una mossa che farebbe slittare all’anno prossimo una parte dei costi ma farebbe slittare di un anno anche gli spazi per assunzioni messi a disposizione da chi esce. 

A guidare la corsa ai nuovi ingressi ci sarebbe la scuola, per la “curva demografica” degli insegnanti in arrivo alla pensione, seguita da Comuni e Regioni, comprese quelle a Statuto speciale, che l’anno prossimo potrebbero aprire le porte a circa 30mila nuove assunzioni. Il secondo posto è condiviso con la sanità, anche lei di competenza regionale, dove però è ancora aperta la battaglia per superare almeno in parte i vecchi vincoli di spesa che la renderebbero un’eccezione nel quadro della nuova Pa «liberata». Per polizia, Forze di sicurezza e Vigili del Fuoco le regole sono diverse, e accanto alle assunzioni “ordinarie” è forte il peso di quelle extra (quasi 2mila l’anno prossimo, oltre 7mila nel quinquennio 2019-2023) messe in pista dal piano Salvini in manovra. Il conto indica poi 11mila possibili assunzioni nei ministeri, anche loro destinatari poi di un extra in manovra per Giustizia, Viminale e Ambiente.

IL SOLE 24 ORE

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