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Pubblico impiego, Renzi avverte: no ad aumenti per tutti o salta il reddito minimo. Dalla prossima settimana le riunioni con il Tesoro per la futura legge di stabilità

Le misure di contrasto alla povertà rischiano di essere accantonate se i sindacati non accetteranno uno sblocco graduale dei contratti nel pubblico impiego. Non ci sono i denari per tutti. E’ questo in sintesi quanto ha dichiarato ieri il Premier, Matteo Renzi, dopo la decisione della Consulta che ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti ai sindacati.

L’ipotesi allo studio da Palazzo Chigi prevede lo sblocco dei salari scaglionato per anni partendo dai redditi più bassi. «O accettate un aumento graduale degli scatti oppure vi assumete la responsabilità di bloccare un reddito di dignità per gli indigenti», un assegno pari a circa 400 euro al mese ad una famiglia senza reddito con cinque componenti.

Insomma Renzi prova ad interpretare la sentenza della Consulta applicando dei margini discrezionali che consentano un pieno adeguamento degli stipendi all’inflazione solo per gradi, partendo dai settori e dai livelli dove il lordo è più basso. Sul piatto del resto ci sono solo 1,6 miliardi, stanziati nel Def, mentre un intervento piu’ robusto sulla Pa richiederebbe uno sforzo economico non compatibile con le finanze pubbliche. Colpa dei tanti niet piovuti dall’Ue e dalla Corte Costituzionale. Per il solo 2015 c’è un buco da 3 miliardi se si considera la sentenza sulle pensioni e la bocciatura dell’Ue al complesso meccanismo del reverse change sull’Iva. Nel 2016 ci sono da recuperare altri denari per evitare l’aumento dell’Iva e alla Consulta pendono ancora altri ricorsi che potrebbero cambiare le carte in tavola (si pensi alla decisione sul contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro e all’aggio di Equitalia).

Perciò dalla prossima settimana inizieranno le riunioni operative tra Palazzo Chigi e Tesoro per mettere a fuoco la filosofia della futura legge di stabilità. Due i punti fermi sui quali il premier non vuole retrocedere: la conferma degli 1,8 miliardi di sgravi alle assunzioni a tempo indeterminato, da destinare stavolta in modo “selettivo” all’occupazione femminile e nel Sud Italia; la revisione della legge Fornero sulle pensioni, per garantire una flessibilità in uscita che comporti maggiori oneri per le casse però non superiori ai 2-3 miliardi. Queste due misure secondo il Premier possono essere introdotte per favorire il trend crescente delle occupazioni a tempo indeterminato avviato con il Jobs Act. Ci potrebbe anche essere una misura di sostegno agli autonomi maltrattati – per stessa ammissione del premier – dalla legge di stabilità 2014.

Pensioni oggi – 29 giugno 2015 

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