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Puglia: in Consiglio è bagarre sulle internalizzazioni

In Aula si discuteva sull’odg per sollecitare il Governo a riaprire il tavolo in merito alle stabilizzazioni dei precari della sanità.

Quando le opposizioni hanno dichiarato la loro volontà di uscire dall’Aula in aperto dissenso è scoppiata la bagarre. Insulti e grida di precari contro il capogruppo Pdl Rocco Palese che, inseguito dai manifestanti, è stato scortato dalla Digos fino a casa.

 

Una giornata intensa, quella di ieri, per la Regione Puglia e i precari della sanità. In Aula, il dibattito riguardava proprio l’affaire stabilizzazione precari, che da quasi un paio d’anni è diventato l’oggetto del contendere tra Regione e Governo. Intanto, fuori dal Consiglio regionale i precari delle Asl manifestavano pacificamente. Tutto tranquillo fino a quando non è toccato esaminare un ordine del giorno proposto dai capigruppo della maggioranza, firmatari Disabato (Puglia per Vendola), Schiavone (Idv), Decaro (Pd) e Losappio (Sel), coadiuvati dal sostegno dell’Udc (il capogruppo Negro), che aveva come oggetto la richiesta al Governo di distinguere tra la vertenza normativa dinanzi alla Consulta e il riavvio delle internalizzazioni sospese, aprendo un confronto sul piano di rientro sanitario e modificando l’accordo nella parte che ha previsto il congelamento dei processi, difatto lasciando fuori 2.200 lavoratori sui 5mila internalizzandi. Nonostante le mediazione del presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna su un sì unanime di tutta l’Assemblea i membri dell’opposizione hanno lasciato i banchi, incuranti anche dell’appello di Vendola, manifestando in questo modo la loro contrarietà rispetto all’odg. Da quel momento sono iniziati i malumori dei manifestanti che hanno iniziato a protestare contro il capogruppo Pdl Rocco Palese che è stato scortato dalla Digos fino a casa. La tensione sul tema dei 5mila precari che la Regione ha deciso assorbire nelle società in-house delle Asl ha radici lunghe: è la terza volta che il tema approda in Consiglio (prima la legge omnibus del 2009, poi gli adempimenti al piano di rientro sanitario e quindi la seduta di ieri) e per la terza volta il capogruppo Pdl è dovuto tornare a casa scortato dalla Digos. Nell’ordine del giorno, i firmatari Disabato (Puglia per Vendola), Schiavone (Idv), Decaro (Pd) e Losappio (Sel), con il sostegno dell’Udc (il capogruppo Negro) chiedono al governo di distinguere tra la vertenza normativa dinanzi alla Consulta e il riavvio delle internalizzazioni sospese, aprendo un confronto sul piano di rientro e modificando l’accordo nella parte che ha previsto il congelamento dei processi, difatto lasciando fuori 2.200 lavoratori sui 5mila internalizzandi. Nello stesso odg, su proposta del consigliere Sel Ventricelli, è stato anche previsto l’impegno a convocare una seduta monotematica dedicata ai contrattisti a termine delle Asl, che dal prossimo 31 marzo rischiano di perdere il posto in virtù del blocco del turn-over del personale stabilito col piano di rientro. Nonostante gli appelli lanciati dalla maggioranza, l’opposizione guidata dal capogruppo Pdl, Rocco Palese ha richiesto nuovamente che s’intraprendesse una rotta differente rispetto al semplice odg, ritenendolo inutile ai fini della tutela dei precari. Per l’opposizione le strade percorribili sono essenzialmente due: o una richiesta di modifica al Patto della Salute del 2009 sottoscritto da governo e Regioni, che all’art. 14 prevede il congelamento di tutte le norme regionali impugnate dinanzi alla Consulta (com’è accaduto per la Puglia); oppure, l’adozione da parte della giunta di un regolamento che applica alle società in-house delle Asl i requisiti minimi per l’accesso alla pubblica amministrazione: cittadinanza italiana, fedina penale pulita e licenza di terza media. La replica dell’assessore alla Salute Tommaso Fiore non si è fatta attendere. Fiore ha infatti spiegato che nelle società in-house la norma regionale applica il diritto privatistico, trattandosi di società private seppure a capitale pubblico; di conseguenza il reclutamento del personale non avviene con evidenza pubblica come per gli enti della p.a. ed è proprio su questo tema che si gioca lo scontro normativo dinanzi alla Consulta: se l’esito dovesse essere negativo per la Puglia, rischiano di saltare – dice Fiore – tutte le società di servizi create da Regioni ed enti locali. La mediazione non passa e neanche la proposta di Introna di riunire i capigruppo per trovare la quadra. Palese, accusato in aula dal pubblico, solleva preventivamente i rischi indicati dall’art. 249 del codice penale per chi minaccia i lavori di un’assemblea istituzionale.

Quotidianosanita.it

19 gennaio 2011

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