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Punto nascita di Piove a rischio. La Corte dei Conti: costa troppo. Sindaci in subbuglio: ieri in giunta Zaia ha sospeso ogni decisione e affidato ulteriori verifiche al dirigente del settore Sanità

La Procura della Corte dei Conti “scopre” che il Punto nascita dell’ospedale di Piove di Sacco avrebbe costi non pienamente giustificati dall’utilizzo del servizio e ne informa la quinta commissione Sanità della Regione presieduta da Fabrizio Boron. Quest’ultimo la convoca, discute la questione e predispone un “dossier” che l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto ieri mattina ha portato in giunta regionale, dove stava per essere messa ai voti la chiusura di Ostetricia e Ginecologia a Piove.

Solo cosi – e solo ieri – i sindaci del Piovose hanno scoperto che il reparto rischiava di essere “tagliato”. Rischio evitato, almeno per il momento, dalla decisione del governatore Luca Zaia di sospendere la delibera e di incaricare un dirigente regionale di prendere contatto con la Corte dei Conti per definire la questione e scongiurare la chiusura del Punto nascita piovese. Il comunicato con cui Zaia ha chiarito l’ultimo passaggio, e cioè che la giunta regionale «ha trattato l’argomento ma non ha deliberato alcunché, dando incarico al dirigente della Sanità di avviare una ulteriore interlocuzione con la Corte dei Conti al fine di scongiurare la chiusura del punto nascita», è però giunto solo al termine di una giornata campale per gli amministratori piovosi. Giornata conclusasi con un mistero, che lascia in sospeso giudizi e considerazioni, e apertasi con la “bomba” sottoforma di delibera approdata in giunta regionale con il titolo “Chiusura dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia e relativo punto nascita dell’ospedale di Piove di Sacco”. Un fulmine a ciel sereno che ha allarmato subito il sindaco Davide Gianella: «Dopo Pediatria ora tocca a Ostetricia e Ginecologia, poi si continuerà con lo smantellamento dell’area chirurgica. Vogliono chiudere il punto nascite e noi piovesi, come abbiamo già fatto, scenderemo in piazza a manifestare per difendere un reparto che funziona. In Veneto ci sono state 38 mila nascite in meno e almeno sette ospedali non superano i 500 parti. Perché solo il nostro deve essere messo in discussione?» Il Comitato per la salvaguardia dell’ospedale ha commentato: «Devono avere il coraggio di dire in faccia ai cittadini che hanno intenzione di chiudere l’ospedale». È stato il consigliere leghista Andrea Recaldin, nel pomeriggio, a fare un po’ di luce sulle vicende veneziane. Ora però si tratta di capire cosa voglia la Corte dei Conti. Una domanda a cui nessuno, al momento, sa o vuole rispondere.

Il Mattino diPadova – 10 agosto 2016 

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