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“Togliere diritto voto a evasori”. Pizzetti: “Cittadino chi rispetta leggi”

Il docente di diritto costituzionale per sette anni presidente dell’Autorità garante per la privacy, parla in un’intervista ad Avvenire: “Da noi non bastano multe e sanzioni”

ROMA – Togliere il diritto di voto a chi evade le tasse. Perché chi le evade non può definirsi cittadino a tutti gli effetti. In un’intervista al quotidiano Avvenire, Francesco Pizzetti, docente di diritto costituzionale e per sette anni, dal 2005 fino a giugno, presidente dell’Autorità garante per la privacy, fa una proposta destinata a far discutere. “E’ vitale che si comprenda la necessità, in generale ma ancor più in questa fase storica, che tutti paghino le tasse. Può sembrare un’affermazione forte, ma io non vedrei male una norma per cui l’accertamento di un’evasione fiscale di un certo rilievo possa comportare la perdita dei diritti elettorali… Non per sempre, magari solo per un certo periodo…”.

Secondo Pizzetti un cittadino è tale se rispetta le leggi e paga le tasse. “Ha presente il vecchio e solido principio liberale del “no taxation without representation”, per cui non si pagano le tasse, se non si possono eleggere propri rappresentanti? Ecco, può funzionare anche capovolto: se non si pagano le tasse, non si avrà diritto ad eleggere o ad essere eletti…”.

Per il costituzionalista, in Italia non bastano multe e sanzioni: “Negli Stati Uniti d’America, chi non paga i tributi viene considerato dagli altri cittadini una specie di ladro, che ruba qualcosa anche a loro. E costoro sono i primi anticorpi

a respingere, a livello sociale, il virus dell’evasione. In Italia invece si continua a considerare chi buggera l’erario un tipo astuto, lo si chiama “furbo”, quasi a sottolinearne l’abilità nel gabbare lo Stato”.

E poi c’è la tara dell’omertà: “In molte questioni, e non solo nelle vicende di mafia, si ritiene che lo Stato sia una sorta di maestro di classe. Quando è di spalle, c’è la possibilità di fare marachelle. E quando si volta a domandare chi è stato, scatta l’omertà: tutti zitti con lo sguardo basso. E’ un atteggiamento che, nel caso dell’evasione, non va bene: i soldi che mancano alle casse dello Stato sono soldi di tutti, della collettività, e quindi il danno è per tutti”.

Cosa si può fare nell’immediato per vincere quella che il premier Monti ha definito una “guerra”? “Eviterei quel termine – risponde Pizzetti -. So bene che il presidente lo ha utilizzato solo come metafora. Ma lascia comunque l’impressione che, nell’approccio bellico, tutto sia concesso. In guerra ci si dirige contro dei nemici. I cittadini però non sono tali. E nella lotta all’evasione dovrebbe valere la presunzione di innocenza: si è evasori solo quando i fatti lo dimostrano. Non vorrei si passasse da una cultura del permissivismo ad un’altra dell’eccessivo sospetto. Ovviamente, è importante perfezionare i controlli e far sì che ognuno paghi il dovuto”. Sui blitz a caccia di scontrini e sulle banche dati, Pizzetti osserva: “Non saranno i blitz a Cortina o Ischia debellare l’evasione: hanno piuttosto un valore esemplare, per ribadire la presenza dello Stato, come i posti di blocco durante gli anni del terrorismo”.

(22 agosto 2012) – Repubblica.it

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