In attesa di capire dai dati dei prossimi giorni se e quanto il contagio permetterà di allentare le misure, la certezza è che ad avere massima priorità sarà la ripartenza delle scuole. Prima i bambini più piccoli delle scuole dell’infanzia e delle primarie, che potrebbero tornare in classe anche nelle Regioni rosse, e successivamente gli studenti più grandi. Del resto, proprio lo stesso Draghi aveva assicurato pubblicamente nei giorni scorsi che «la scuola sarà la prima a riaprire, non appena le condizioni lo permetteranno». Il ministro Patrizio Bianchi, durante un incontro con Comuni e Province, ha ribadito: «Lavoriamo giorno e notte per poter riaprire le scuole partendo dai più piccoli, che devono essere i primi a poter tornare in classe». Nella stessa direzione vanno le parole della ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, secondo cui occorre «valutare la riapertura in zona rossa almeno della scuola d’infanzia e della primaria».

La cautela del Cts

A spingere per un mantenimento della linea del rigore almeno fino a metà aprile è il Cts, contestualmente all’accelerazione della campagna di vaccinazione, con l’obiettivo (tutto in salita) di somministrare 500 mila dosi al giorno. Gli esperti fanno notare che il numero di nuovi casi giornalieri sta arrivando al plateau, ma la curva dei contagi non ha ancora subito una flessione significativa. Tra i rigoristi, anche il ministro Roberto Speranza tiene il punto sull’approccio prudenziale. Le misure di contenimento adottate sinora iniziano a dare segnali positivi, ma – è il ragionamento – la circolazione del virus è ancora su livelli troppo elevati per consentire un allentamento improvviso delle restrizioni.

Perde quota l’ipotesi di una proroga delle misure attuali

La soluzione all’orizzonte, dunque, è quella di un percorso di graduale apertura indicato anche dal ministro dell’Economia Daniele Franco. A partire, appunto, dalla scuola. In questo quadro, dunque, resta improbabile, affermano più fonti, che il nuovo decreto legge si possa limitare a prorogare in toto le misure restrittive oggi in vigore. Nel governo si starebbe anche ragionando su alcune norme uniformanti che dovrebbero essere condivise a livello nazionale nella campagna di vaccinazione.