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Quattro indagati nell’inchiesta sul palazzo d’oro sul Canal grande

A Roma l’inchiesta sul palazzo d’oro sul Canal grande un tempo delle Ferrovie è agli sgoccioli con la consegna da parte degli investigatori della Guardia di finanza dell’ultima informativa al pubblico ministero della capitale Francesca Loy, che si appresta a chiudere le indagini preliminari.

A Venezia il pubblico ministero Federico Bressan ha ripreso in mano il fascicolo e da un lato ha chiesto alla collega romana la documentazione da lei raccolta dall’altro ha messo in moto i fi nanzieri lagunari per alcuni accertamenti. L’indagato principale è Gianmichele Gambato, ora presidente Unindustria Rovigo e da tempo della società regionale Sistemi territoriali. Stando alla denuncia presentata dall’attuale amministratore delegato di Grandi Stazioni Fabio Battaggia, sarebbero stati gli ex amministratori della società controllata dalle Ferrovie Enrico Aliotti e Massimo Caputi ad affidarsi a Gambato per la vendita del palazzo veneziano e anche a pagargli la consulenza. Infine, sul registro degli indagati sarebbe finita la persona al vertice di una società romana alla quale sarebbe andata una parte della consulenza di un milione e 600 mila euro pagata da Grandi Stazioni a Gambato. Sarebbe stato lo stesso manager veneto a confermare l’identità delle persona alla quale avrebbe versato 600 mila euro .

Le due inchieste ricostruiscono il passaggio del palazzo dalle Ferrovie dello Stato a Grandi Stazioni e, infine, alla Regione Veneto, che pagò 69 milioni e 500 mila euro per ottenerlo. Un prezzo stabilito attraverso una perizia svolta dal commercialista veneziano Giancarlo Tomasin e convalidata dall’Ufficio tecnico erariale. Mentre la Procura presso la Corte dei conti ha messo al centro del suo interesse la cifra sborsata dalla Rergione, le Procure di Roma e Venezia vogliono capire perchè Grandi Stazioni abbia sborsato quel milione e 600 mila euro al manager pubblico Gambato, soldi fatti passare apparentemente per una consulenza. Il sospetto degli inquirenti romani è quello che sia stata una truffa bella e buona, mentre quello degli investigatori veneziani che si sia trattato di una tangente mascherata, tanto che Gambato ha dimostrato di aver addirittura pagato poco più di duecentomila euro di imposte dovute. Una consulenza addirittura negata nel contratto di compravendita firmato dalle due parti «nessuna mediazione è intervenuta» si legge), come del resto prevedeva la legge introdotta allora da poco dal ministro Bersani, la quale prevedeva che sui contratti fosse esplicitamente dichiarato il prezzo della mediazione se naturalmente c’era stata.

La Nuova Venezia – 27 febbraio 2012

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