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Quattro regioni peggiorano, mezza Italia verso l’arancione. Rischiano di cambiare colore Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche

Repubblica. Vanno verso l’arancione due Regioni, Emilia-Romagna e Marche, dove sono stati vietati uscita e ingresso nella provincia di Ancona a causa delle varianti. Rischiano, e ieri sera erano in attesa dei dati dell’Istituto superiore di sanità per capire cosa accadrà da domenica, anche il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia, dove nella provincia di Milano l’Rt è superiore a 1 ma dove ieri sera contavano di fare almeno un’altra settimana in giallo.
Le varianti spaventano ma probabilmente domani non si osserverà un loro impatto sui colori. Del resto la nuova politica è quella di chiudere singole aree delle Regioni, come è accaduto in Umbria, Abruzzo e nella stessa Lombardia. In arancione sono già dalle scorse settimane la Liguria, la Toscana, l’Abruzzo e la Provincia di Trento, mentre la Provincia di Bolzano e metà dell’Umbria sono in zona Rossa. Sempre domani si capirà se la situazione peggiora in alcune di queste Regioni. Se le cose andassero male, alla fine potrebbero essere fuori dalla zona gialla 8 regioni e 2 province.
La presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ieri ha ricordato che non ci sono garanzie se si acquistano vaccini da intermediari, come vorrebbe fare il Veneto. Inoltre ha criticato il vaccino russo Sputnik («Per ora nonon se ne parla») e ha annunciato di aver prenotato da Moderna e Pfizer altre dosi da destinare all’Europa, 300 milioni (metà dei quali nel 2022) dalla prima azienda e altre 300 dalla seconda in base a un contratto già annunciato l’8 gennaio scorso.
In Italia l’Aifa ribadisce il via libera all’utilizzo del vaccino AstraZeneca fino ai 65 anni. Si alza dunque di 10 anni l’età delle persone alle quali può essere somministrato quel vaccino. Il ministero alla Salute, dove non è piaciuto il modo in cui i vertici dell’Agenzia del farmaco hanno gestito la questione, cambiando idea sul punto, farà una circolare domani. Non è escluso che a chi ha tra i 55 e i 65 anni di età venga data la scelta su quale vaccino farsi inoculare. Ovviamente chi dice che preferisce quelli di Pfizer e Moderna sarà costretto ad aspettare, visto che al momento sono destinati al personale del sistema sanitario e agli over 80. Sempre ieri, in una riunione tra le Regioni, il ministero e il commissario straordinario Domenico Arcuri, si è deciso di archiviare definitivamente l’uso esteso delle primule, le strutture prefabbricate dove fare i vaccini. Si utilizzeranno solo nelle Regioni che dovessero avere una carenza di spazi propri (palestre, palasport, strutture Asl, ambulatori), circostanza piuttosto remota.

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