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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Quegli orsi polari chiusi in prigione (per non abbatterli). Nel paesino che attraversano migrando
    Notizie ed Approfondimenti

    Quegli orsi polari chiusi in prigione (per non abbatterli). Nel paesino che attraversano migrando

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Novembre 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Terrore puro. È quello che hanno provato una mamma, vedendo comparire un orso bianco alle spalle della sua bambina, o l’uomo immobilizzato contro la porta di una macelleria da un esemplare di qualche centinaia di chili e alto un paio di metri. È accaduto a Churchill, piccolo centro di 800 abitanti nella regione di Manitoba del Nord Canada che in questo periodo è attraversato da un migliaio di orsi polari che si muovono verso la baia di Hudson.

    Nella notte di Halloween appena trascorsa sono avvenuti due attacchi che hanno gravemente ferito cittadini festanti. E questo nonostante la consuetudine della gente di Churchill alla vicinanza con l’orso bianco, alle precauzioni e al controllo messo in atto dal team di specialisti del Manitoba’s Natural Resource Office. Perché, raccontano, questo splendido, enorme plantigrado non cammina in bella vista nella linea di mezzeria delle larghe strade bensì si muove lieve, veloce ed elusivo strisciando lunghi i muri cittadini. E, inaspettatamente, te lo trovi di fronte. Tutta la popolazione sa come comportarsi, sono stati istruiti fin da piccoli: arretrare lentamente, non fare movimenti scomposti e tenere gli occhi bassi. Forse così guadagnerai la salvezza. Sì, perché, gli orsi polari arrivano a Churchill in questo periodo dell’anno affamati. Vengono da una dieta fatta di bacche, more e perfino alghe, e hanno appetito di carne. Devono raggiungere velocemente la banchisa dove predare foche e otarie, ma il passaggio a Churchill può rappresentare una sosta remunerante. Visitano i cassonetti (oggi posizionati ben fuori città) e arrivano in centro.

    Risalgono agli anni 80 gli ultimi due decessi per l’attacco di un orso, ma ogni anno ci scappa qualche ferito, a volte gravissimo. E pensare che a Churchill si è sviluppato un turismo fondato sulla presenza dell’orso polare. Con speciali veicoli dalle grandi ruote, detti Tundra buggy, posizionati a qualche decina di chilometri dalla cittadina, è possibile per chiunque fare la fantastica esperienza di osservare da vicino esemplari di orso bianco. I fuoristrada con cui raggiungere l’area sono fittamente segnati dai graffi degli orsi e, ovviamente, è proibito scendere. Da qualche anno a Churchill si sono adottate speciali misure per abbassare il rischio di incontri ravvicinati e, nel contempo, tentare di dissuadere gli animali dall’avvicinarsi e penetrare in paese. Gli orsi, infatti, vengono «arrestati» e messi in prigione e quelli che dimostrano una buona condotta, sono liberati, mentre quelli «difficili» vengono trattenuti dietro le sbarre in un hangar. Sono catturati attirandoli in trappole piene di cibo che si chiudono non appena un animale entra e la cattura e la prigionia sono imposte anche alle femmine con cuccioli.

    Una cosa certo positiva è che questi gruppi famigliari al momento del rilascio vengono mantenuti. La liberazione avviene trasportando gli orsi anestetizzati fino sulla banchisa ghiacciata, dentro reti appese a elicotteri. Una pratica complessa e onerosa ma che consente di evitare abbattimenti anche nei casi degli esemplari più difficili. D’altronde l’orso polare è protetto in tutto il Manitoba.

    Accade ormai raramente che la vita umana sia così condizionata dalla presenza di animali selvatici. È storia di un lontano passato, ma può riproporsi anche oggi. Molte nostre città, ad esempio, hanno selvatici alle porte. Volpi, cinghiali, cervi, caprioli sono ormai presenze accertate, spesso abituali. Ma, a differenza della gente di Churchill, noi non abbiamo ancora la consuetudine e il pieno rispetto.

    Corriere della Sera – 8 novembre 2013 

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