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Vaccini. Quei contratti segreti dell’Ue con le imprese. Gli europarlamentari: “Serve trasparenza”. Difficile capire come reagire ai ritardi della multinazionale: sull’accordo vige la clausola di riservatezza

LA STAMPA. Cosa succede se un’azienda, in questo caso Pfizer/BioNTech, non rispetta i tempi di consegna dei vaccini? Al momento nessuno è in grado di rispondere alla domanda perché sui contratti vige una clausola di riservatezza che impedisce di conoscerne i dettagli. E anche se ora la multinazionale Usa ha annunciato che renderà noto l’accordo siglato con i governi Ue, gli interrogativi sono destinati a rimanere tali perché con ogni probabilità il documento verrà pubblicato con una serie di «omissis». Esattamente come è stato fatto con quello di CureVac. La mancanza di trasparenza ha scatenato le proteste degli europarlamentari, che accusano la Commissione di occultare informazioni importanti per i cittadini: secondo il capogruppo dei liberali, Dacian Ciolos, questo atteggiamento «mette a rischio la loro fiducia nei vaccini». Ma dall’esecutivo Ue ammettono di non poterci fare nulla: «Abbiamo le mani legate dalle clausole di riservatezza», si è difesa Stella Kyriakides, commissaria alla Salute.
Nei giorni scorsi il contratto siglato con CureVac è stato messo a disposizione degli eurodeputati, ma a una serie di condizioni molto rigide: per consultarlo era necessario recarsi fisicamente in un ufficio della Commissione, solo per pochi minuti, senza la possibilità di scattare fotografie o prendere appunti. E con sorpresa finale: le parti più interessati erano censurate. Niente dettagli sui prezzi, sui pagamenti e sulle consegne.
Sul contratto siglato dalla Commissione con CureVac c’è una tabella con il numero delle dosi da consegnare (che però è oscurato) con cadenze trimestrali. Da Bruxelles spiegano che «i dettagli delle consegne sono disciplinati dagli accordi tra le case farmaceutiche e i singoli Stati». Ma da un punto di vista legale le aziende che producono vaccini potrebbero essere vincolate a rispettare solo la quantità prevista all’interno di ogni trimestre e non il calendario settimanale. Questo spiegherebbe perché, nei giorni scorsi, Pfizer ha assicurato a Ursula von der Leyen che tutte le dosi previste per i primi tre mesi dell’anno arriveranno entro marzo.
L’intesa con Pfizer, come detto, è ancora ignota. Ma se fosse in linea con quella siglata con CureVac ci sarebbero pochi margini per contestare i ritardi. Nel contratto si legge: «In caso di ritardo nella fornitura del prodotto rispetto al programma di consegna stimato, il contraente informerà la Commissione non appena ragionevolmente possibile, spiegando le ragioni del ritardo e presentando un programma di consegne rivisto che dovrebbe essere il più vicino possibile al programma di consegne stimato, tenendo in considerazione le ragioni del ritardo». Se così fosse, non ci sarebbero conseguenze per l’azienda.
Pfizer ha giustificato i ritardi con un temporaneo rallentamento della produzione che è finalizzato a una sua ulteriore espansione. Sembra che la frenata sia dovuta a una mancanza di scorte delle materie prime. A questo si aggiunge il caos legato al numero di dosi per fiala: inizialmente erano 5, ma alcuni Stati – attraverso speciali siringhe – sono riusciti a estrarne 6. Tanto che anche l’Agenzia europea del farmaco ha dato il via libera all’estrazione della sesta dose. Pfizer/BioNTech, però, non ha alcuna intenzione di regalarla: la dose in più viene conteggiata come tutte le altre e il problema è che alcuni Stati (come la Francia o la stessa Germania) sono al momento a corto delle siringhe necessarie, dunque si ritrovano con meno vaccini rispetto a quelli ordinati.
Dalla Commissione Ue sono però ottimisti e assicurano che a fine marzo arriverà «una quantità impressionante di vaccini». L’esecutivo Ue ha fissato obiettivi ambiziosi per i governi: entro la fine dell’estate si punta a vaccinare il 70% degli adulti, mentre entro la fine di marzo l’80% del personale sanitario e degli over 80.—

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