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Quello spot di Poste italiane che fa arrabbiare gli apicoltori: ci deride e offende l’immagine della categoria. Va fermato

Dal sito Fai. Uno spot televisivo che offende l’immagine della categoria apistica nazionale. Ve lo sareste mai aspettato? La risposta è ovvia, eppure nella pianificazione della campagna promossa in questi giorni da Poste Italiane, a favore del nuovo prodotto PostPay, una carta prepagata ricaricabile che funziona anche come conto corrente, è stato inserito anche lo spot “Apicoltore”, ma il messaggio pubblicitario ha un profilo illecito e ingannevole.

In effetti si tratta di uno spot televisivo ambientato in un laboratorio che riproduce uno sportello bancario e dove alcuni ricercatori effettuano esperimenti scientifici. All’interno si vedono delle persone in fila ad uno sportello, tra le quali vi è un uomo con una tuta da apicoltore, e delle api che gli ronzano attorno alla testa. Nel frattempo, una voce fuori campo recita la frase “Come fa un apicoltore stagionale a ricevere il suo compenso senza aprire un conto corrente e creare panico in banca?” cui segue il grido di una delle donne in fila, poi quello di una signora anziana, e infine di tutti gli altri clienti e dipendenti della banca che iniziano ad urlare, a scappare spaventati infrangendo le vetrine della filiale e lasciando da solo l’apicoltore. Una sceneggiatura pubblicitaria che purtroppo veicola informazioni non veritiere sulla categoria degli apicoltori, la cui immagine viene ripetutamente lesa: si fa intendere che l’apicoltore che ha sempre le api al seguito è un soggetto che può creare “panico”, generando allarmismo ingiustificato sull’esercizio della professione apistica; si fornisce una rappresentazione non veritiera e fuorviante delle caratteristiche stesse delle api utilizzate in apicoltura, in quanto l’ape di razza italiana (Apis mellifera Ligustica Spinola) è universalmente riconosciuta ed apprezzata per le sue naturali doti biologiche di mansuetudine; si ridicolizza di fatto la figura dell’apicoltore, tramite una rappresentazione inappropriata del suo comportamento, relegandolo ad una “più opportuna” operazione bancaria effettuata a casa propria, invece che in banca ed in presenza di altri utenti, veicolando con questo il messaggio che l’apicoltore stesso è un soggetto “socialmente pericoloso” e comunque inadatto alla vita sociale. La FAI-Federazione Apicoltori Italiani boccia questa iniziativa pubblicitaria di Poste Italiane ed auspica che tale campagna pubblicitaria possa essere al più presto sospesa e, perché no, corretta e riprogrammata per riparare al grande danno d’immagine che sta procurando a tutti gli allevatori di api.

• Guarda lo spot pubblicitario di Poste Italiane

Fonte Fai – 11 gennaio 2015 

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