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Questione di fiducia, il consiglio regionale come il parlamento. Primo ok: «Tutti a casa se non passano le leggi chiave». Il Pd: così a decidere le sorti del Veneto sarà una sola persona

Fra le proposte giacenti di modifica dello statuto, è stata protocollata con il numero 1, visto che è stata depositata dal governatore Luca Zaia ancora nel giorno di insediamento della sua amministrazione, insieme ad altri 17 progetti di legge che costituiscono il compendio del suo programma elettorale.

Ma se altri provvedimenti ritenuti strategici come l’Azienda Zero e il consumo-di-suolo-zero sono ancora impantanati nelle rispettive commissioni, ieri la questione di fiducia ha fatto un decisivo passo in avanti verso l’approdo in aula: in sede di Affari Istituzionali la maggioranza ha infatti approvato il testo che prevede di introdurre anche a Ferro Fini l’istituto utilizzato a Montecitorio e Palazzo Madama. Furiosa l’opposizione, che parla di «notte della democrazia» (dem), «mortificazione del consiglio regionale» (tosiani) e «inutile museruola» (pentestellati).

Rispetto alla versione originaria firmata da Zaia, l’articolato licenziato dalla commissione presieduta dal leghista Marino Finozzi contiene due modifiche, assorbite dall’emendamento presentato dal Carroccio. Il primo cambiamento riguarda gli ambiti a cui il governatore, con l’assenso della sua giunta, potrà legare a doppio filo la propria permanenza in carica. Confermati la legge di bilancio annuale e pluriennale e gli atti collegati, le norme relative all’inserimento di tributi ed imposte regionali e gli atti di adempimento di obblighi comunitari o statali, mentre viene specificato l’ulteriore perimetro discrezionale: non più «ogni caso» in cui il presidente «giudichi una votazione decisiva ai fini dell’attuazione del programma di governo», bensì le «materie particolarmente rilevanti per la collettività regionale individuate nel provvedimento di approvazione del documento di economia e finanza regionale». Spiega il capogruppo leghista Nicola Finco: «Si tratta di una limitazione degli argomenti, che di volta in volta dovranno essere indicati». Attacca il leader tosiano Stefano Casali: «Quindi è un peggioramento, in quanto la maggioranza si arrogherà ogni anno il diritto di decidere quali sono i temi su cui mettere il bavaglio ai consiglieri».

La seconda novità concerne la puntualizzazione delle modalità con cui dovrà svolgersi il voto: la decadenza del governatore e della sua giunta e lo scioglimento del consiglio saranno comportati non più dalla «mancata approvazione della questione di fiducia a maggioranza assoluta dei consiglieri regionali», ma dal «voto contrario della maggioranza assoluta dei consiglieri regionali», evidentemente per evitare che l’amministrazione cada per decisione di una maggioranza semplice. «Vogliamo utilizzare questo strumento in maniera responsabile, non per farci del male», confida Finco. «Però per l’approvazione della questione di fiducia basta la maggioranza semplice», obietta il dem Stefano Fracasso, con Partito Democratico e Moretti Presidente che annunciano «una battaglia durissima» contro lo scenario in cui «a decidere le sorti del Veneto ci sarà una sola persona».

Anche il M5S ha votato contro la misura: «Hanno affossato l’iter sulla riduzione dei costi della politica, per dare spazio ad un non-problema», accusa il portavoce Jacopo Berti. Ora la proposta dovrà essere votata in aula per due volte, a distanza di almeno due mesi e senza tempi contingentati. Ieri le minoranze si sono invece astenute sulla riorganizzazione del personale della Regione. La Fp Cgil ha suggerito una serie di emendamenti mirati ad «evitare possibili storture», ad esempio con la nomina dei vicedirettori di area.

Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto – 28 aprile 2016 

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