«Abbiamo a che fare con persone non occupate più pronte a fare domanda di pensionamento, circostanza che dovrebbe far riflettere circa l’idea che il pensionamento liberi posti di lavoro per i giovani», spiegano fonti dell’Inps ribadendo un concetto che il presidente uscente, Tito Boeri, ha espresso in molte circostanze. Nulla di male: lo strumento è aperto a chi ha maturato i requisiti ed è ovvio che proprio chi ha perso il lavoro sia maggiormente interessato ad approfittare della via d’uscita. Tuttavia, appunto, il fatto che pochi italiani attualmente titolari di un’occupazione abbiano la smania di lasciare fa pensare che, difficilmente, ci sarà un massiccio turn-over negli uffici e nelle aziende. Molte domande, peraltro, provengono dalle regioni meridionali (4 su 10 da Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e in ballo ci sono soprattutto posti nel pubblico impiego, mentre lo spirito della riforma punta a privilegiare movimenti in uscita nelle aziende private.
Tra l’altro ieri il Fondo monetario internazionale ha avvertito che Quota 100 rischia di aggravare il debito previdenziale italiano. Dunque Washington conferma le stime dell’Inps. Secondo cui l’aumento del debito connesso all’introduzione di quota 100, per tre anni, è di 38 miliardi, ma se la misura dovesse diventare strutturale il passivo potrebbe lievitare oltre 90 miliardi. Una prospettiva lontana, in quanto il governo ha garantito che dal 2022, terminata la finestra sperimentale triennale, si potrà andare in pensione solo con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.
Ad ogni modo, due giorni fa, il presidente dell’Inps Boeri ha spiegato che il debito aumenterà per effetto sia del nuovo canale di uscita anticipata che del congelamento degli adeguamenti della speranza di vita per le pensioni anticipate. E questo senza considerare che l’uscita anticipata non sarà indolore. Secondo i calcoli dell’Inps, prendendo come esempio un lavoratore con un reddito annuale di 40 mila euro che lasciasse il lavoro quest’anno, due anni e mezzo prima di avere maturato i requisiti, la pensione si ridurrebbe del 13,55% mentre con un anticipo di 4 anni la decurtazione (conseguente ai minori contributi versati) crescerebbe fino al 20,56%. Le stime dell’Inps sulla platea interessata indicano che gli uomini a fine 2019 saranno il 62,6% degli interessati alla misura mentre le donne saranno il 37,4%.
Guardando in termini più ampi alla riforma, Boeri ha segnalato che «il saldo a mille euro e il riscatto della laurea agevolato comportano un ampliamento del divario fra pensioni erogate e contributive, mentre si invoca a più livelli, a partire dai tagli ai vitalizi e sulle pensioni d’oro, un riallineamento fra pensioni e contributi versati».
La Stampa