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Quota 100, lite finale sulla clausola per limitare la spesa. Stamattina prima del Consiglio vertice decisivo tra il premier e i due vice

Un monitoraggio mensile sulla nuova spesa legata a “quota 100” e “opzione donna”. E 200 milioni da rimodulare sul Reddito di cittadinanza anche in funzione del rafforzamento delle pensioni di inabilità. È su questi due nodi, oltre che sul costo dell’operazione anticipo del Tfr/Tfs degli statali, che ieri si è sviluppato un confronto tra i tecnici del governo durato l’intera giornata, mentre si rincorrevano voci non confermate di un possibile slittamento del Consiglio dei ministri chiamato a varare il decreto a domani. Questa mattina è previsto un vertice politico a tre, tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rientrato in serata da un viaggio in Niger e Ciad, e i vicepresidenti e leader di maggioranza, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Solo dopo questa riunione chiamata a sciogliere gli ultimi nodi si terrà il Cdm.
Una clausola rafforzata sulla spesa è stata chiesta dai tecnici dell’Economia. Evidentemente le simulazioni Inps sulle platee e i flussi potenziali di uscita non sono stati considerati sufficienti dagli esperti di via XX Settembre, di qui il pressing per inserire una voce nuova che definisca meglio la spesa aggregata e il valore medio dei nuovi assegni in pagamento. La «clausola» servirebbe per garantire una vista mensile sull’andamento di “quota 100” e dell’opzione donna, assicurando così l’impegno preso in legge di Bilancio, ovvero di verifica stretta sulle nuove uscite. Vale ricordare che, dopo il maxi-emendamento alla manovra concordato con Bruxelles, la dote triennale per le due misure è stata ridotta di 4,6 miliardi: 2,7 miliardi in meno sulle pensioni e 1,9 sul reddito di cittadinanza. Ma la riduzione è concentrata solo nel 2019, negli anni successivi lo stanziamento per le pensioni aumenta rispetto alla prima versione della manovra, mentre quello sul reddito di cittadinanza si riduce. Nel primo triennio si spenderanno per le nuove pensioni anticipate circa 21 miliardi in termini cumulati, mentre per il reddito e le pensioni di cittadinanza ci si fermerà a 17 miliardi (aggiuntivi delle risorse già previste per il Rei, il Reddito d’inclusione).
Il filtro rafforzato sulla spesa piace poco ai due vicepremier, perché rischia di rallentare le decorrenze delle nuove pensioni. Ma è proprio su questo punto che l’istruttoria sul decreto ha rischiato di fermarsi. La soluzione, oltre che nelle norme, si leggerà nella Relazione tecnica di accompagnamento, un testo che servirà a chiarire una serie di altre questioni aperte. A partire dalla norma sulla «banchizzazione» del Tfr/Tfs, ovvero la possibilità di anticipo finanziario della liquidazione degli statali che andranno in pensione quest’anno (l’ipotesi è di garantire un azzeramento degli interessi a carico dei beneficiari fino a 50/60mila euro).
Altro punto aperto è una norma che ridefinisce il calcolo dell’assegno pensionistico dei sindacalisti e, ancora, come “quota 100” impatta sulle decorrenze di specifici ruoli pubblici, a cominciare dalla magistratura e il comparto sicurezza, che stando alle ultime bozze del decreto verrebbe escluso dalle nuove anzianità. Nel confronto di ieri dovrebbe essere arrivato l’ok anche alla proposta di estendere agli under 45 (e non più solo agli under 40) lo sconto per riscattare buchi contributivi e laurea.
Sulla misura che reintroduce i Cda in Inps e Inail, ammesso che Cinquestelle e Lega siano già d’accordo sui nomi dei futuri amministratori e dei due nuovi presidenti, si è lavorato fino all’ultimo alla definizione della procedura da adottare. Ieri intanto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, il cui mandato termina a metà febbraio, ha incontrato per un ultimo saluto il Consiglio di indirizzo e vigilanza: l’Inps è «un patrimonio di tutti, non di questo o quel partito» ha tra l’altro affermato, lanciando un monito al Governo per chiedere di «non rendere dipendenti le istituzioni» e di fare «subito il presidente» rinunciando invece all’ipotesi di un passaggio commissariale. Al termine dell’incontro con il presidente, il Civ ha deliberato, così come prescrive la legge, di dare mandato al suo presidente, Guglielmo Loy di informare il ministro del Lavoro affinché si proceda alla nomina del nuovo presidente dell’Istituto. «Un atto dovuto – ha sottolineato Loy – che però va accompagnato dalla necessità di garantire rapidamente un governo dell’Istituto di fronte ai nuovi, gravosi e delicati impegni nei confronti dell’utenza».
Il Sole 24 Ore
Davide Colombo
Marco Rogari

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