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Rabbia. Troppi animali importati dall’estero: «In aumento i rischi di contagio». L’allarme delle Asl

«Serve un censimento dei quattro zampe». Obbligatoria l’antirabbica per il pet che espatria ma va fatta per tempo. Non portare a casa cani e gatti trovatelli dai luoghi di vacanza, se all’estero. Vaccinare i propri pet se ci si reca fuori dall’Italia. Il servizio veterinario della Asl è in allerta. Negli ultimi due anni ci sono stati casi emblematici di rabbia d’importazione in Francia, Inghilterra e di nuovo in Francia, lo scorso novembre.

«È facile ritrovarsi la rabbia in casa», spiega il dottor Claudio Rossi, responsabile del servizio veterinario e del canile sanitario. «Sarò tranquillo quando conoscerò la popolazione animale presente in città», spiega l’esperto. Il suo servizio conosce gli animali degli allevamenti cittadini, quelli presenti nei campi rom, nelle micro aziende agricole, le 800 colonie feline. Ma nessuno, neppure la Asl, in questo momento, «è in grado di dire quanti cani ci sono a Milano», perché troppi proprietari non iscrivono il proprio pet all’anagrafe regionale come prescritto dalla legge. Inoltre, Milano è il centro dei traffici di cuccioli importati illegalmente dai paesi dell’Est, dove la rabbia è tuttora endemica.

Torna l’emergenza

«L’allarme cresce, perché ai nostri uffici arrivano sempre più spesso casi di animali presi in Slovenia, Croazia, Marocco, Grecia – aggiunge il medico veterinario -. E in troppi ignorano le procedure obbligatorie». L’Italia, che nel ‘97 aveva ottenuto il riconoscimento di «stato indenne da rabbia», è tornata a vivere l’emergenza nel 2008, quando la rabbia silvestre è ricomparsa in comuni del nord est della regione Friuli Venezia Giulia. Il focolaio di partenza era in Croazia. «In diciotto mesi il virus ha compiuto 80 chilometri», ricorda il dottor Rossi. In tre anni poteva raggiungere il capoluogo lombardo. «Sono stati necessari ripetuti interventi di vaccinazione a trappeto delle volpi, che sono il principale serbatoio dell’infezione, per poterci dichiarare di nuovo stato indenne». Intanto, lo scorso novembre, la Francia ha avuto 4 cani e 2 gatti colpiti da rabbia. «Erano stati portati nel paese dall’estero irregolarmente». Oggi l’obbligo di vaccinazione antirabbica c’è per chi vuole recarsi nelle regioni del nord est, espatriare e portare con sé il pet, cane, gatto, furetto, ma anche per chi ritorna con un animale preso nei luoghi di vacanza. Se ci si trova all’estero e si è intenzionati a riportare a casa un pet, si deve l’antirabbica ma «occorre, poi, attendere 20 giorni, fare la ‘titolazione anticorpale’, quindi altri 3 mesi per essere certi che non ci sia infezione», conclude Rossi.

Il sito dell’Asl

«La rabbia ha un’incubazione lunga, di sei mesi. Se si raccoglie un cane per strada all’estero, senza sapere se è stato morso o a contatto con animali con la rabbia, senza averne raccolto la storia e, soprattutto, senza essersi rivolti alle autorità sanitarie del luogo, si rischia anche di portarsi in casa una bomba biologica». I dieci giorni che precedono la morte dell’animale sono quelli in cui il virus si può trasmettere con il morso attraverso la saliva. Mentre «durante l’incubazione il virus si muove solo attraverso il sistema nervoso, non infetta». Per informazioni è possibile consultare il sito dell’Asl di Milano oppure del Ministero della salute, infine quello dell’Organizzazione mondiale della sanità:  http://www.who-rabies-bulletin.org/.

Corriere.it – 2 aprile 2014

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