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Raggi, Salvini e i ritardatari della dose. Quando il vaccino imbarazza i politici. Sono soprattutto esponenti di centrodestra ma anche grillini o ex 5S: in molti rinviano, altri parlano di iniezione inutile

Repubblica. «Non mi piego al nazismo vaccinale». Il deputato leghista Claudio Borghi, consigliere economico di Salvini, non vuole dire se si è immunizzato: «Credo siano fatti miei». Ma la sua reazione, davanti alla proposta della pd Alessia Morani, di un Green Pass per accedere alle aule parlamentari, è una crassa risata: «Che facciamo? Subordiniamo il diritto di un eletto a rappresentare i propri elettori all’obbligo di fare un vaccino sperimentale?
Mi sembra un tantino incostituzionale». Va giù duro, Borghi, accusando «quei signori della sinistra che gridano alla discriminazione delle minoranze come gli Lgbt però sono pronti a discriminare i no-vax. Sono molto spaventato perché, di questo passo, si finirà per limitare sempre più diritti e benefici — magari pure sussidi di povertà e reddito di cittadinanza — a chi non può e non vuole vaccinarsi. Inaccettabile». Borghi è il rappresentante di una categoria, quella dei parlamentari, fra i quali si annidano tanti scettici silenziosi, una “casta” oggi accusata non di privilegi ma di fare poco (eufemismo) per incentivare con il proprio esempio la campagna vaccinale. Borghi reputa “inutile” il vaccino per gli under 40, esattamente come il capogruppo di Fdi alla Camera Francesco Lollobrigida (che però ha avuto il Covid e ha fatto due dosi) e soprattutto come il capo della Lega, Matteo Salvini, che ha rinviato più volte il suo appuntamento con la siringa. L’ultima promessa: «Mi farò l’iniezione ad agosto». Intanto sui social spopola la campagna “#Salvinivaccinati”, sposata anche dai senatori del Pd. L’altra leader della Destra, Giorgia Meloni, ha rassicurato tutti: «Se non lo volessi fare, il vaccino, lo direi». Ma non rende noto quando sarà il suo turno.
D’altra parte, al di là degli schieramenti politici e dei singoli convincimenti, c’è una certa ritrosia di deputati e senatori — rapidissimi a pubblicare ogni genere di contenuto su Facebook — a postare immagini che comprovino la loro vaccinazione. Anche per non scontentare la parte critica del proprio elettorato. Non l’ha fatto neppure Giuseppe Conte, che pure avrebbe avuto la prima inoculazione il 12 luglio. «Si può cortesemente sapere se l’ex premier si è vaccinato? Perché su questo tema non ha mai risposto?», chiede il senatore di Iv Luciano Nobili.
«In Italia Viva siamo tutti immunizzati », ha garantito il capogruppo Davide Faraone. E nel conto può mettere adesso anche Matteo Renzi, che in primavera era finito nel mirino per i sospetti del privilegio di una vaccinazione fatta in Medio Oriente, e che nei giorni scorsi si è di certo sottoposto alla prima somministrazione a Firenze. Con tanto di foto sul suo profilo e battuta per i complottisti: «Il microchip che mi hanno installato funziona benissimo ».
In casa 5Stelle fa discutere il caso di Virginia Raggi: la sindaca di Roma non si è vaccinata e, su richiesta del suo competitor Carlo Calenda, ha fatto sapere che, avendo già contratto il virus (otto mesi fa), possiede gli «anticorpi alti». Il Movimento era, un tempo, anche il regno dei no-vax: come dimenticare l’ex attivista Sara Cunial, oggi deputata del misto, che definiva la vaccinazione «un genocidio»? La imita un altro fuoriuscito grillino, il consigliere regionale siciliano Sergio Tancredi, che per criticare il Green Pass ha pubblicato sul suo profilo l’immagine di un numero di matricola tatuato sul braccio di un ebreo nei campi di concentramento. E il riferimento al nazismo, fatto da Borghi, torna puntualmente fra i no-vax: un posto in prima fila spetta all’eurodeputata leghista Francesca Donato, che per aver citato gli slogan del Reich contro i vaccini si è guadagnata la censura del Museo di Auschwitz. Donato elogia la “resistenza francese” contro la legge di Macron che prevede l’obbligo di cautelarsi con il siero per il personale degli ospedali. E sostiene, la parlamentare eletta con il Carroccio, che «dove hanno fatto meno vaccini ci sono meno contagi e meno vittime». Il resto è un corollario di «fra poco lo faccio», «sono a turno», «non voglio saltare la fila». Il leghista Simone Pillon chiede di «non preoccuparsi per la sua salute»: «Il mio vaccino arriverà a settembre», garantisce davanti alle telecamere di Mediaset. «Ero prenotato per il 24 giugno ma c’era un appuntamento importante e ho dovuto rinviare», si giustifica il 5S Vincenzo Garruti. Queste risposte balbettanti, i tanti silenzi, nascondono numeri non confortanti: un quarto degli eletti in Friuli, rivela il Piccolo , non si sono vaccinati. Nella lista ci sono i leghisti Massimiliano Panizzut, Raffaella Marin e Daniele Moschioni, oltre che Renzo Tondo di Noi con l’Italia. Scettici o incerti sul da farsi. Ma preoccupati neppure un po’ di dare il cattivo esempio.

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