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Rapporto 2016 Corte dei conti. Sanità, rosso a 1 miliardo. Costi personale in discesa. Gli italiani i più «tassati»

denari stetoscopio-La farmaceutica territoriale “pura” (acquisti in farmacia) in calo di 172 mln, quella in ospedale che esplode a +1,7 mld. Gli acquisti di beni e servizi che segnano il top di incremento con +8,6% in dodici mesi a quota 17,26 mld con i dispositivi medici a 5,75 mld per un rosso rispetto al budget di 957 mln. Assistiti che pagano 2,8 mld di ticket vari e altri 1,018 mld per la libera professione intramoenia dei medici. E ancora: costi del personale in discesa dell’1,08% (a 34,6 mld) e quelli dell’ospedaliera (8,77 mld) sostanzialmente stabili a +0,75%. Ecco chi vince e chi perde nel pre-consuntivo 2015 del Servizio sanitario nazionale. È della Corte dei conti, nel «Rapporto 2016 di coordinamento della finanza pubblica», la prima analisi già nel dettaglio dell’andamento finanziario, ma non solo, del Ssn nel 2015. Un bilancio, ammette la stessa magistratura contabile, che conferma come il Ssn, nonostante la lunga traversata di tagli di questi anni, non sia da considerare più (o solo) un “colabrodo”.

I risultati di esercizio del 2015 hanno segnato perdite (prima delle coperture locali) poco sopra il miliardo contro gli 870 mln dell’anno prima. Ma comunque quasi dimezzate rispetto al 2013. Risultato che addirittura sarebbe in positivo di 346 mln se i tavoli di monitoraggio confermassero le coperture contabilizzate nei conti economici.

Tra il 2009 e il 2013 c’è stata in Italia per la sanità una riduzione di risorse di 1,6 punti all’anno, mentre in Germania è salita del 2% e in Francia dell’1% , con una spesa pubblica che da noi è del 7,1% sul Pil contro l’8,7 della Germania e il 9 della Francia. Un gap in costante aumento. Che ci ha visto intanto migliorare nelle regioni in piano di rientro, anche se naturalmente ancora non basta, anzi. Con miglioramenti nei confronti dei nostri partner europei per la riduzione dei ricoveri inutili o nel tasso di occupazione dei posti letto negli ospedali. Sforzi e passi in avanti – moltiplicati oltre che dai tagli, anche dai mancati e necessari investimenti – che però, nota la Corte dei conti, stanno comportando «la crescita dei casi di rinuncia alle cure da ricondurre a ragioni di costo e alle liste d’attesa».

Le classiche due facce della medaglia: spendere meno (e risparmiare) ma col rischio di ridurre la tutela della salute. Un allarme che però non deve far perdere di vista il risultato del risanamento e dell’equilibro finanziario del sistema, sottolinea il «Rapporto». Lo dicono gli andamenti delle singole voci di spesa sanitarie. Lo confermano «i consistenti “output gap” sanitari», nelle regioni in piano di rientro, ovvero da Roma in giù. Dove si dimostra «quanto sia urgente riuscire a destinare a un adeguamento dell’offerta le risorse ottenibili dal riassorbimento di inefficienza ed eccesso di costi ancora presenti». Con le regioni in regola con i conti che hanno sempre meno da “limare”. I farmaci innovativi che arrivano col misurino e comporteranno costi sempre più insostenibili. Un sistema dei ticket che va cambiato alla radice. E gli Italiani che pagano sempre più di tasca propria (o non si curano). Per dire: il contributo richiesto agli italiani secondo gli ultimi raffronti del 2013 era del 3,2% della spesa complessiva, contro l’1,8% richiesto ai tedeschi e all’1,4% ai francesi. Peggio di noi soltanto in Portogallo (3,9%), in Spagna e Grecia (3,4%). Le classifiche negative tornano sempre.

Roberto Turno – Il Sole 24 Ore – 29 marzo 2016 

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