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Rapporto Censis. Italiani “sciapi e infelici”. “Via dall’Italia 106 mila giovani l’anno”. Dal 2007 fughe raddoppiate

Raffaello Masci. «Una società sciapa e infelice» dice il 47° Rapporto Censis parlando della situazione sociale del Paese. Gli italiani – cioè – sono sì esausti per i mali che li affliggono ormai da anni – disoccupazione, povertà, riduzione del potere d’acquisto dei salari, mancanza di servizi – ma soprattutto per l’inerzia che la classe politica dimostra davanti a di tutto questo e che brucia ogni barlume di speranza e di fiducia.

La tradizionale capacità di reazione viene così frustrata, al punto che chi può ed ha l’età per farlo, preferisce scappare. Il fenomeno è raddoppiato dal 2007 a oggi e solo nell’ultimo anno è cresciuto del 28%: in numeri assoluti vuol dire 106 mila giovani brillanti e formati che se ne vanno ogni anno. Sono 1.130.000 le famiglie italiane (il 4,4% del totale) che hanno avuto nel corso del 2013 uno o più componenti residenti all’estero per più di tre mesi. Quello che al confronto con l’estero appare il difetto più intollerabile dell’Italia è l’assenza di meritocrazia a tutti i livelli, denunciata dal 54,9% degli intervistati.

Il miraggio del lavoro

Non solo si è superata la quota dei 3 milioni di disoccupati, ma tra quelli che sono occupati 6 milioni vive di «lavoretti» precari senza prospettive. «Il 2013 si chiude con la sensazione di una dilagante incertezza. Secondo un’indagine del Censis condotta a settembre del 2013, infatti ben un quarto degli occupati è convinto che nei primi mesi del 2014 la propria condizione lavorativa andrà peggiorando» e che oltre ai giovani tocchi anche gli adulti.

Più tasse, meno spesa

In questo quadro non meraviglia che anche la propensione alla spesa sia crollata ai livelli del 2002, con un salto di oltre dieci anni. È la mancanza di lavoro e di prospettive a influire negativamente su questa dinamica ma, rileva il Censis, anche una incertezza rispetto alla pressione fiscale: Iva sì e Iva no, Imu sì, Imu no, poi di nuovo sì e infine ni.

Meno soldi, dunque, e meno acquisti: il 48,6% degli italiani dichiara di avere mutato intenzionalmente le abitudini alimentari cercando di risparmiare. Il 63,4% sceglie gli alimenti tenendo in considerazione il prezzo più conveniente trascurando la qualità. Una famiglia su quattro – infine – fa fatica a pagare tasse o bollette e il 70% è in difficoltà se deve affrontare una spesa imprevista. Il bene rifugio della casa – forse non ipertassato ma certo percepito come tale – ha perso enormemente appeal: dal 2007 al 2012 le compravendite di abitazioni sono diminuite del 45% e nel 2013 il calo potrebbe arrivare al 50% (400mila abitazioni vendute).

Il valore dell’immigrazione

Questo paese «sciapo e deluso» ha – tuttavia – delle potenzialità grazie alle quali potrebbe riprendersi: immigrati, donne e cultura (proprio ciò che viene meno valorizzato). Sono 379.584 gli imprenditori stranieri che lavorano in Italia, dice il Censis: +16,5% tra il 2009 e il 2012, +4,4% solo nell’ultimo anno. Quanto alle donne, nel secondo trimestre del 2013 le imprese con titolare donna erano 1.429.880 pari il 23,6% del totale. Nell’ultimo anno il saldo è positivo di quasi 5mila unità.

Una spinta per la ripresa, dice infine il Censis, può venire dalla cultura. Nel 2012 l’Italia, primo Paese al mondo nella graduatoria dei siti Unesco conta un numero di lavoratori delle aziende culturali (309.000, pari all’1,3% del totale) che coincide con la metà di quello di Regno Unito (755.000) e Germania (670.000), ed è molto inferiore rispetto a Francia (556.000) e Spagna (409.000). Anche il valore aggiunto prodotto in Italia di 12 miliardi di euro (contro i 35 miliardi della Germania e i 26 miliardi della Francia) contribuisce solo per l’1,1% a quello totale del Paese (meno che negli altri Paesi europei).

La Stampa – 7 dicembre 2013 

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