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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Intervista allo scienziato della Gsk di Siena Rino Rappuoli. “Per il Covid servono nuovi vaccini che proteggano dai contagi ma ora mancano i soldi”
    Notizie ed Approfondimenti

    Intervista allo scienziato della Gsk di Siena Rino Rappuoli. “Per il Covid servono nuovi vaccini che proteggano dai contagi ma ora mancano i soldi”

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati1 Agosto 2022Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Repubblica. «Abbiamo vaccini eccezionali, ma possiamo fare ancora meglio». Ashish Jha, coordinatore della risposta al Covid per gli Stati Uniti, ha esortato con queste parole gli esperti mondiali di vaccini riuniti qualche giorno fa alla Casa Bianca. Fra loro c’era il nostro Rino Rappuoli, responsabile scientifico e capo della ricerca esterna vaccini della multinazionale farmaceutica Gsk, con sede a Siena, oltre che professore di ricerca sui vaccini all’Imperial College di Londra.
    Perché i vaccini contro il Covid che abbiamo sono eccezionali?
    «Hanno salvato finora 20 milioni di vite. E ne avrebbero salvate il doppio, se fossero stati distribuiti equamente nel mondo e se tutti coloro che ne avevano la possibilità si fossero vaccinati. Grazie a questi la malattia grave causata da Sars-Cov2 è stata eliminata, o drasticamente ridotta».
    E perché dovremmo fare meglio?
    «I vaccini attuali non riescono a prevenire i contagi. Proteggono solo per 2-3 mesi, poi il livello degli anticorpi si abbassa».
    C’è una spiegazione?
    «Abbiamo a che fare con vaccini che vengono iniettati, che generano un livello di anticorpi alto nel sangue, ma non nelle mucose di naso e gola, dove il virus entra nell’organismo. Lì il livello di anticorpi è un centesimorispetto a quello che abbiamo in sangue e polmoni. È comunque una buona notizia, perché gli anticorpi in polmoni e sangue ci proteggono dalla malattia grave, ma alla Casa Bianca abbiamo discusso della necessità di creare vaccini nuovi per il futuro».
    I vaccini adattati alle varianti?
    «No, penso a vaccini completamente nuovi, capaci di proteggerci non solo dalle varianti di Sars-Cov2, ma anche da tutti gli altri coronavirus. Pensopoi a vaccini che blocchino il virus nelle mucose di naso e gola, per prevenire le infezioni. Potrebbero essere assunti per bocca, spray nasali o cerotti con minuscoli aghi».
    Potremmo prevenire anche i contagi e coprire le varianti?
    «In teoria sì, il problema è che vaccini simili non li sappiamo fare. Due anni fa, nell’emergenza, abbiamo preso la strada che meglio conoscevamo e abbiamo creato i vaccini iniettabili.
    Di spray nasali che proteggono le mucose parliamo da 40 anni, ma nessuno è mai riuscito a farli».
    Può essere il momento giusto?
    «Non ci sono più i finanziamenti, non c’è più lo sforzo di due anni fa.
    Esistono due o tre trial nel mondo per i vaccini mucosali, niente a che vedere con la mobilitazione del 2020. Anche per il vaccino capace di bloccare tutti i coronavirus esistono migliaia di pubblicazioni, ma nessun lavoro significativo o quasi. Si tratta di una tecnologia nuova, di una strada da aprire. Potremmo vedere i risultati fra un anno come fra dieci».
    In autunno però avremo sicuramente dei vaccini aggiornati.
    «Si tratta di un aggiornamento dei vaccini già in uso oggi. Ed è chiaro che daranno risultati migliori, visto che si basano su un virus Omicron,più vicino a quello in circolazione attualmente».
    Perché allora continuiamo a offrire richiami con i vaccini attuali, impostati sul primo virus di Wuhan?
    «Generano comunque anticorpi che riconoscono Omicron, anche se in percentuale più bassa rispetto a quel che ci aspettiamo dai vaccini aggiornati».
    Secondo l’Autorità europea per i medicinali ci sarà un’approvazione rapida come per i vaccini per l’influenza, una volta all’anno.
    «La direzione è quella, come credo che arriveremo anche a un equilibrio fra noi e il virus».
    Il vaccino aggiornato ci proteggerà anche dal contagio?
    «È probabile che ci protegga almeno in parte per due o tre mesi, ma i test condotti dalle aziende mostrano solo gli anticorpi prodotti nel sangue, non i dati sui contagi».
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    Cristina Fortunati
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