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Rasi (ex direttore Ema): «Vaccino, obbligo per alcune categorie a contatto con il pubblico. Stop al pass con il tampone. I test si fanno sfuggire troppi positivi»

Marzio Bartoloni, Il Sole 24 Ore. «Sono favorevole all’obbligatorietà del vaccino, ma capisco che non è di facile applicabilità. È però intollerabile che non sia previsto per alcune categorie a partire da chi indossa una divisa o chi lavora a stretto contatto con il pubblico». Guido Rasi, immunologo ed ex direttore dell’Ema, oggi è consulente del commissario Figliuolo e non ha dubbi sulla grande utilità di una introduzione abbastanza estesa dell’obbligo vaccinale almeno per diverse categorie anche per far decollare le terze dosi. Così come è d’accordo sul fatto che «vista la grande circolazione del virus» il tampone che «si fa scappare tanti positivi, almeno il 30%» possa essere escluso dal green pass da lasciare quindi soltanto a vaccinati e guariti.

A che punto è il virus in Italia?

Siamo all’inzio della quarta ondata: ora bisogna capire quanto sarà alta questa onda. L’Italia ha punti di forza e debolezza. Tra i primi il numero importante di vaccinati e un comportamento ancora abbastanza responsabile su mascherina e distanziamento. Tra i secondi la grande disomogeneità tra le Regioni nel numero di vaccinati e nelle fasce d’età e poi la mancanza di interventi su settori a rischio come i trasporti: a me sul treno ad alta velocità mi controllano il green pass alla terza fermata.

Ma il virus non doveva diventare endemico?

In questo momento non lo è perché non ha cambiato il suo comportamento biologico e perché purtroppo non trova sufficiente difficoltà a circolare

Terze dosi troppo lente?

Per ora il ritmo è stato sufficiente, ma ora deve salire di intensità perché solo così si può piegare la curva dei contagi in risalita. Tre dosi sono lo standard nei vaccini come quelli dei bambini al primo anno di vita. La terza dose potrebbe creare una memoria immunologica che dura a lungo se le varianti restano queste e potrebbe essere l’ultima da fare.

Perché si deve correre?

Se il virus circolava poco non ci sarebbe stata necessità di avere fretta e quindi la terza dose poteva essere fatta tra il sesto e il nono mese. Ma visto che circola con grande velocità dobbiamo avere gli anticorpi pronti a proteggerci subito se incontriamo il virus evitando di avere anche una lieve malattia e di contagiare gli altri. Non possiamo dargli quei 2-4 giorni di vantaggio che nei vaccinati servono alle cellule di memoria per risvegliare gli anticopri. Se io quella memoria la risveglio con il richiamo sono subito pronto se incontro il nemico.

Ma se il virus resta insidioso e le terze dosi procedono lentamente non è il caso di pensare all’obbligo vaccinale?

Sì perché risolverebbe molti problemi. Ma siamo consapevoli della difficoltà della sua applicazione perché un obbligo deve prevedere sanzioni e metodi per farlo applicare. Però credo che l’obbligo debba essere esteso a tutte quelle persone che sono a stretto contatto con il pubblico. È intollerabile che l’esercito e tutte le forze dell’ordine non siano vaccinate. Ma penso anche a tutti i dipendenti pubblici, almeno a quelli allo sportello o a chi gestisce bar o ristoranti o lavora alla cassa di un supermercato. Insomma chi è a continuo contatto con le persone deve avere l’obbligo a vaccinarsi

E sulla possibile esclusione del tampone dal green pass?

Sono d’accordo e spiego perché. Con una bassa circolazione del virus potevamo permetterci la percentuale del 30% di positivi che sfugge perché il tampone non è preciso e perché dura qualche ora. Ma con l’andamento attuale della pandemia non è più tollerabile.

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