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Reddito, nel primo anno e mezzo saranno solo due le offerte di lavoro. La terza proposta arriverà dopo i primi 18 mesi. Così diventa più difficile spingere verso l’impiego

Il Reddito di cittadinanza corre il rischio di restare a lungo solo un sussidio monetario e non anche una ” misura di reinserimento attivo al lavoro”. Nonostante il miliardo stanziato per riformare i centri per l’impiego. Nonostante la prevista assunzione di 4 mila nuovi addetti nel 2019, da parte delle Regioni. Nonostante l’annunciato arrivo di 30 mila ” navigator” in tre anni – speciali assistenti in grado di seguire e indirizzare il beneficiario del Reddito – selezionati senza concorso da Anpal Servizi Spa, in deroga al blocco delle assunzioni imposto al resto della pubblica amministrazione.
Come mai? Nei primi 18 mesi di erogazione del Reddito di cittadinanza – il decreto lo abbrevia in RdC – il beneficiario riceverà al massimo non tre offerte di lavoro ” congrue”, ovvero adatte al curriculum e non troppo lontane da casa. Ma solo due. La prima entro 6 mesi e in un raggio di 100 chilometri dal luogo di residenza. La seconda nel periodo che rimane – tra 6 e 18 mesi – fino a un massimo di 250 chilometri. Mentre la terza – quella più scomoda perché senza limiti di distanza, ovunque in Italia – solo al secondo giro di RdC, dunque dai 18 mesi in su.
La novità, rispetto alla bozza di decreto inviata dal ministero del Lavoro a Palazzo Chigi il 4 gennaio, emerge dalla relazione tecnica aggiornata ieri dai consiglieri del vicepremier Luigi Di Maio. L’ipotesi di accettare dopo 12 mesi di RdC la “prima offerta utile di lavoro congrua” – per non decadere dal beneficio – si è trasformata in obbligo valido solo dopo i 18 mesi. E sempre che in famiglia non ci siano minori o disabili. In molti casi, in un’Italia sull’orlo della recessione, questo significherà ricevere il sussidio per un anno e mezzo. E dopo un mese di pausa per la nuova verifica dei requisiti, il suo rinnovo per altri 18 mesi. Uno scenario tanto più verosimile al Sud, calamita per il 53% del RdC: qui l’offerta di lavoro entro 100 o 250 chilometri da casa potrebbe non arrivare mai. Visto pure il tasso di disoccupazione tre volte più che alto che al Nord ( 16,5% contro 5,7%) e quello di occupazione 22 punti più basso ( 45% contro 67%). Tra l’altro, la stessa relazione tecnica rivela che il 65% delle famiglie potenziali beneficiarie del RdC – 1 milione e 130 mila su 1 milione e 700 mila – ha minori o disabili. Questo rende impossibile il trasferimento ovunque in Italia per un numero molto grande di destinatari dell’assegno, benché disposti a lavorare. Si limiteranno a offrire ai Comuni di residenza le 8 ore a settimana di impegno nei “progetti per la collettività”, a formarsi, riqualificarsi. A curarsi e mandare i bambini a scuola, nei casi più critici. Ma se lo scopo della misura è uscire dalla povertà in modo definitivo, allora l’obiettivo sembra vacillare.
Il cuore del problema è il lavoro che non c’è. E anche laddove c’è poco qualificato e precario – potrebbe non rispondere agli incentivi messi in campo. Le aziende intanto dovrebbero segnalare i posti vacanti al portale del RdC. E quando assumono, ricevere uno sgravio contributivo da 5 a 18 mesi ( più uno in caso di donne o soggetti svantaggiati), pari alle mensilità residue di Reddito ancora non incassate dal beneficiario ( se ne ha prese 6, all’azienda vanno le restanti 12).
Anche qui ci sono paletti. Non solo l’azienda nei tre anni precedenti non deve essere stata mai sanzionata per violazione di norme previdenziali e di tutela delle condizioni di lavoro. Ma se assume, lo deve fare a tempo pieno e indeterminato, con l’impegno a non licenziare nei due anni successivi senza giusta causa. E l’assunzione deve corrispondere a un incremento reale del suo personale a tempo pieno e indeterminato. Insomma, no ai furbetti che fanno il turnover e licenziano gli interni per sostituirli con i portatori di RdC. A meno che lo scambio non sia con un pensionato. Ma dove può funzionare un incentivo così? Non nell’Italia che conosciamo, incline a rapporti di lavoro molto brevi. L’unico bonus che ha funzionato, quello Renzi, valeva 8.060 euro l’anno per tre anni. Qui la cifra sarà più bassa, al massimo 9 mila euro (con un assegno di cittadinanza medio poco sotto i 500 euro) contro i 24 mila di Renzi e sempre i 9 mila del bonus Gentiloni, che pure ha avuto scarso appeal.
Repubblica

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