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Referendum per l’indipendenza veneta? Coro bipartisan: «Spreco di soldi»

La politica (Pd, Idv e Udc contrari. Laroni (Pdl): «Una perdita di tempo» Sindacati e categorie: «Ci sono cose più importanti da fare»

VENEZIA — Le firme che servono ci sono tutte. La maggioranza in Consiglio, invece, è decisamente più in là da venire. Per ogni consigliere (16 in tutto) che ha sottoscritto la convocazione straordinaria per promuovere un referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto – cioè, tutti i leghisti (con il plauso del governatore Luca Zaia), il Pdl Remo Sernagiotto, il Verso Nord Diego Bottacin e naturalmente il promotore dell’iniziativa, l’ex Udc e oggi Futuro popolare Stefano Valdegamberi – c’è almeno un altro membro del parlamentino regionale fortemente contrario.

O meglio, convinto che in tempi di crisi, disoccupazione, aziende che chiudono e suicidi di imprenditori, ci sia qualcosa di più importante di un progetto di legge che è già stato ampiamente bocciato dai giuristi di tutti i colori. «Mentre lavoratori e imprenditori si suicidano, le aziende chiudono e la burocrazia si fa sempre più asfissiante la maggioranza di centrodestra non trova nulla di meglio da fare che convocare un consiglio straordinario per discutere su un tema come quello dell’autodeterminazione», sbotta il capogruppo del Pd Lucio Tiozzo a cui fa eco il consigliere dell’Idv Gennaro Marotta che bolla la vicenda come «una presa in giro per i veneti». «Fare una consultazione così significherebbe soltanto buttare via soldi – dice secco Marotta – Questo è un progetto inattuabile». Non tanto diverso il ragionamento di Nereo Laroni (Pdl) che pur facendo parte della maggioranza di centrodestra criticata da Tiozzo definisce l’iniziativa «un’inutile perdita di tempo». «Adesso ci sono cose più importanti da fare – aggiunge Laroni – Questa è proprio un’iniziativa degna di Valdegamberi». Secondo il sentore Udc Antonio de Poli (che ha depositato a palazzo Madama una proposta di legge per modificare gli articoli 116 e 119 della Costituzione e far inserire il Veneto tra le regioni a statuto speciale) infatti «questo è un tentativo disperato di racimolare consenso». «Sono veneto in quanto italiano, non viceversa – rincara la dose su Twitter l’ex parlamentare del Pdl Maurizio Castro – Questo sull’indipendenza del Veneto è un referendum giuridicamente fasullo e culturalmente vile». Anche chi, come il presidente di Confartigianato Giuseppe Sbalchiero, non ha mai fatto mistero della sua voglia di indipendenza ieri sembrava perplesso. «Non sono mai stato contrario a un referendum – puntualizza Sbalchiero – ma la tempistica non è il massimo. Con tutte le grane che abbiamo adesso è meglio occuparsi del rilancio delle imprese». «Capisco le rivendicazioni del Nord – aggiunge il presidente di Confturismo Marco Michielli – ma questi signori pensino a governare il Veneto invece che proporre referendum di difficile realizzazione».

Anche sul fronte sindacale la notizia non è stata accolta a braccia aperte. Le reazioni dei tre rappresentanti confederati dei lavoratori si riassumono così: «è’ una stupidaggine, specialmente se proposta da gente che è al governo della regione da 20 anni e dovrebbe occuparsi di risolvere problemi pratici» (Franca Porto, Cisl), «un inutile spreco di tempo, di denaro e di energie e un tentativo di illudere i cittadini» (Gerardo Colamarco, Uil) e «una regressione incongrua di chi un giorno parla di Euroregione, il giorno dopo di Macroregione e il giorno dopo ancora di indipendenza» (Emilio Viafora Cgil).

E i giuristi? Per il professor Sandro De Nardi «il referendum è illegittimo sotto il profilo costituzionale perché non esiste un diritto alla secessione. Così si attacca un principio supremo della Carta, l’indivisibilità della Repubblica. E in merito esiste più di un pronunciamento della Corte». Ma il consiglio andrà avanti. E la riunione è già in calendario: sarà il 27 giugno.

Alessio Antonini – Corriere del Veneto – 9 giugno 2013

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