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Regioni a Bruxelles con 21 (costose) sedi. Spese alle stelle

Tre ambasciate (quella bilaterale, la Rappresentanza presso la Ue e quella presso la Nato), la sede dell’Ice, quella dell’Enit, l’Istituto italiano di cultura e 21 sedi regionali in 15 edifici diversi.

Compresa quella di Avenue des Arts, 39 in cui sono installate l’Anci e l’Upi, per curare gli interessi di comuni e province. Non si sa mai… Solo la Banca d’Italia nel 2010 ha deciso di chiudere l’ufficio di rappresentanza, dotato in passato persino di un portavoce.

In tutto una ventina di palazzi, maisons e appartamenti sparsi per la città in cui da anni è polverizzata la presenza delle istituzioni italiane nella capitale belga. Con un duplice effetto negativo: costi alle stelle e visibilità pari a zero. Tra le proposte giunte sul tavolo del Governo impegnato nella spending review c’è anche quella di razionalizzare questa presenza con un occhio al portafoglio e l’altro all’efficacia. I funzionari sono in allarme e nelle scorse settimane è partito un giro di mail per chiedere sostegno ad amici e conoscenti votando “no” a un sondaggio dell’Ansa, «per salvare il nostro lavoro».

Risalire al costo complessivo è cosa ardua. Le cifre sono sparpagliate nei bilanci delle Regioni e dei ministeri. Rintracciare le varie delibere di spesa per le sedi di Bruxelles è stato un esercizio molto complicato. La spesa totale è compresa tra i 15 e i 20 milioni di euro all’anno tra affitti, costi di gestione degli immobili e costo del personale. Non solo: alcune sedi sono di proprietà delle Regioni, come quella della Sicilia che nel 2009 ha speso 2,6 milioni di euro per un appartamento di 650 metri quadri in Rue Belliard al civico 12, non distante dal Parlamento europeo. «Con cinque anni di affitto – replicò l’anno scorso l’ex governatore Raffaele Lombardo – abbiamo acquistato un immobile». Prima dell’acquisto, dunque, spendeva più o meno 450mila euro all’anno solo di affitto. Per stipendi, indennità e consulenze Lombardo l’anno scorso ha speso «solo» un milione di euro. Un comportamento a suo modo virtuoso, visto che la cifra è stata dimezzata rispetto a un paio di anni prima.

Nessuno mette in discussione il ruolo che gli uffici regionali possono svolgere a Bruxelles. Ma gli investimenti di diversi milioni bloccati stridono con il tentativo del Governo di vendere almeno una parte del patrimonio pubblico per fare cassa e, si spera, ridurre debito e pressione fiscale. Solo in pochi casi le amministrazioni hanno fatto sinergie. A Rond Poin Schuman, nel cuore del quartiere europeo, le regioni del Centro (Lazio, Marche, Umbria e Toscana) più la Calabria sono tutte in una stessa sede. Alcuni servizi sono stati centralizzati.

Sede autonoma, manco a dirlo, anche se in condominio, per le province di Trento e Bolzano. E poi c’è il Piemonte che ha accolto la Valle d’Aosta nella sede di Rue du Trone acquistata nel 2006 durante la presidenza di Mercedes Bresso che oggi guida il Comitato delle Regioni. Quattro piani più seminterrato e mezzanino. Evidentemente sovradimensionata per le esigenze piemontesi è stata subaffittata a Provenza-Alpi-Costa azzurra e Rhone Alps, i partner francesi nel progetto Euroregioni Alpi-Mediterraneo. Un investimento immobiliare azzeccato, visto che dagli affitti (compresi i 16mila euro di Unioncamere Piemonte) nel 2011 la Regione ha incassato più di 200mila euro e ne ha spesi 90mila per pulizia, vigilanza e spese condominiali. Ma è questo il compito che deve svolgere a Bruxelles?

La Lombardia ha addirittura istituito “Casa Lombardia” nel l’elegante e ampia sede (sempre di proprietà) in place di Champ de Mars, dove ospita una decina di istituzioni, enti di ricerca e università regionali. Lo scorso anno la gestione ha assorbito 250mila euro. Più il costo per i 10 dipendenti tutti in organico regionale (quindi in trasferta?) e 4.500 euro per la sede di rappresentanza.

Ho chiesto a un diplomatico qual è il luogo che identifica l’Italia a Bruxelles. «Marcinelle» mi ha risposto d’istinto, senza pensare che la miniera di carbone dove l’8 agosto del 1956 morirono 262 persone di cui 136 italiani si trova a quasi 70 chilometri dalla capitale.

Non è forse giunto il momento di mettere ordine e raccogliere tutti in un bel “Palazzo Italia” che oltre al pregio della visibilità darebbe anche modo di tagliare drasticamente i costi?

Il Sole 24 Ore – 8 agosto 2012

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