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Regioni benchmark: condizioni assessori per l’intesa sullo schema Dpcm

Via libera possibile secondo la commissione Salute all’intesa sullo «schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per la definizione dei criteri di qualità dei servizi erogati, appropriatezza ed efficienza, per la scelta delle regioni di riferimento ai fini della determinazione dei costi e dei fabbisogni standard regionali nel settore sanitario, in attuazione dell’articolo 27 del decreto legislativo 6 maggio 2011, n. 68» che oggi sarà all’esame della conferenza Stato-Regioni straordinaria.

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La priorità, secondo gli assessori, resta quella di definire quanto prima i costi standard e le criticità già emerse la scorsa settimana sul Dlgs 68/2011 (in applicazione del federalismo fiscale) restano tutte in piedi, ma il parere favorevole è possibile, sempreché sia garantita la presenza, nel caso in cui il numero delle Regioni in equilibrio economico non fosse pari a 5, di «entrambi i criteri della rappresentantività geografica e del migliori risultato economico», previsti ai commi 5 e 12 dell’art. 27 del Dlgs 68/2011.

Attualmente infatti, seguendo solo parte dei criteri previsti dal Dlgs 68,
Regioni di riferimento sarebbero Lombardia, Veneto, Umbria, Marche e Toscana. Nessuna del Sud quindi.

La commissione Salute ha comunque ribadito in una nota come le recenti manovre finanziarie «abbiano di fatto superato l’attuazione del federalismo fiscale nonchè la necessità di riprendere il percorso interrotto dal Governo sulla realizzazione dei costi standard».

Queste le criticità evidenziate dalla commissione: l’esclusione, tra quelle eleggibili, delle Regioni in piano di rientro per ragioni che esulano dall’equilibrio economico del settore sanitario; l’esclusione dal computo delle risorse investite dalle Regioni a copertura degli extra Lea; l’individuazione dell’anno di riferimento in luogo del triennio ; l’incoerenza normativa in tema di ammortamenti sterilizzati rispetto al Dlgs n. 118/2011).

Lo schema di Dpcm in sintesi prevede come primo requisito quello di avere i conti in regola: equilibrio di bilancio, niente piani di rientro, rispetto dell’erogazione dei Lea. Poi conteranno i costi per i ricoveri, la spesa per l’assistenza specialistica e diagnostica, per la medicina generale e per quella farmaceutica.

La base di tutto saranno i conti e risultati del 2011. Con quattro criteri iniziali di partenza per l’individuazione delle prime 5 Regioni, da cui pescare le tre benchmark. Sono anzitutto «eligibili» nella rosa allargata a cinque, spiega, il decreto le Regioni che: hanno garantito l’erogazione dei Lea, secondo una specifica griglia di valutazione, con un punteggio pari o superiore alla media; hanno garantito entro una data prestabilita l’equilibrio economico-finanziario del bilancio sanitario locale ; non sono sottoposte a piano di rientro dal deficit; sono n regola al tavolo di monitoraggio sui conti. Se risulteranno meno di 5 Regioni in equilibrio economico-finanziario, potranno essere considerate anche le Regioni col disavanzo più basso.

Ma per formare la classifica finale, il decreto del Governo considera anche altre tre variabili. E a questo punto scatta la seconda fase di valutazione. Anzitutto sarà dato un punteggio sull’applicazione dei Lea. Poi sarà pesata l’incidenza percentuale tra avanzo/disavanzo e finanziamento. Infine sarà dato un punteggio di valutazione della qualità dei servizi erogati sulla base di 15 indicatori: dallo scostamento dallo standard previsto per l’incidenza della spesa per assistenza collettiva sul totale della spesa, così come per l’assistenza distrettuale e per quella ospedaliera, le percentuali specifiche di dimessi dai reparti chirurgici ai costi per i ricoveri di 1 giorno (day hospital, day surgery), fino alla spesa specialistica, di diagnostica, di base e farmaceutica.

Una serie di formule matematiche condurrà al risultato finale del’indicatore di qualità ed efficienza: IQI.

Il Sole 24 Ore Sanità – 30 ottobre 2012

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