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Pressing Regioni su sanità e trasporti. Governatori contestano dati Bondi

Sanità, trasporto pubblico locale, società partecipate: continua il pressing delle Regioni sul Governo per cercare di limare i tagli e i mancati trasferimenti in arrivo con la spending review.

Ma dagli incontri one-to-one sulla sanità all’Economia che finiranno oggi, i governatori finora sono usciti a mani vuote. Con la consapevolezza, anzi, che ben difficilmente riusciranno ad ammorbidire i tagli, a cominciare da quelli alla spesa sanitaria, nonostante il “metodo Bondi” sulle spese per l’acquisto di beni e servizi non sanitari da parte di asl e ospedali si stia rivelando scarsamente attendibile. Così i governatori si preparano a un vertice tra domani e venerdì, in vista del rendez-vous politico col Governo e della messa a punto degli emendamenti al decreto.

Resta alta la tensione delle Regioni sulla spending review. Anche se qualcosa, almeno sul piano della concertazione, i governatori hanno incassato proprio ieri con l’assist della Consulta (sentenza 187/2012 depositata il 16 luglio, anticipata sul sito www.24oresanita.com) che ha giudicato illegittimo per lo Stato di intervenire autonomamente con proprio regolamento sui nuovi ticket sanitari, in particolare sui farmaci. Nel mirino la manovra dell’estate scorsa che dà al Governo la chance di decidere cosa fare in caso di mancata intesa con le Regioni. In sostanza, i 2 miliardi in più di ticket che scatterebbero dal 2014 dovranno essere demandati a quell’intesa che si dovrebbe sostanziare col «Patto per la salute». La concertazione, insomma, sarà sempre più il faro da seguire.

Partita complessa, quella sui ticket, sulla quale continua a pendere la preferenza del ministro della Salute, Renato Balduzzi, per una sostituzione del sistema attuale di compartecipazione col pagamento a franchigia di tutte le prestazioni in base al reddito e al nuovo Isee. Ipotesi che ieri Balduzzi ha rilanciato, ben sapendo però che le Regioni (e anche l’Economia) frenano, tanto più in questa fase di nuovo tagli alla sanità, preferendo rinviare qualsiasi decisione al prossimo anno. E a un nuovo Governo. Balduzzi però non demorde e, anzi, ha annunciato che «entro l’estate» proporrà i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) che, accanto a qualche new entry, significheranno altri tagli alle prestazioni, magari nel nome dell’«appropriatezza». Come sarà il caso, ha anticipato il ministro, dell’eccesso di prestazioni di diagnostica strumentale.

I tavoli col supercommissario Enrico Bondi sui costi dei beni e servizi non sanitari, intanto, hanno suscitato parecchie incertezze. Sia sul metodo (per gli ospedali si calcola la spesa in base ai dimessi dagli ospedali, per le asl in base alla popolazione), che sui risultati emersi. Spesso il Sud sta nelle classifiche delle spese più basse, a differenza delle realtà più virtuose e senza alcuna considerazione per le specificità dei casi. Solo la Lombardia, al Nord, è generalmente ben classificata. Ma può capitare che per servizi di lavanderia, mensa, riscaldamento, pulizia, la Asl 1 di Napoli (che paga più tardi i fornitori) sia la migliore, quella di Foligno la peggiore. O che tra gli ospedali più risparmiosi ci sia quello di Catanzaro e altri di Roma. Forse i conti di Bondi non tornano del tutto: «La sanità – commentava un governatore riferendosi al grande risanatore di Parmalat – non è come lo yogurt».

Il Sole 24 Ore – 18 luglio 2012

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