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Regioni, stop ai rimborsi ai gruppi e taglio degli stipendi. Ecco cosa prevede il ddl del governo

Se Matteo Renzi riuscirà a mandarlo in porto, oltre a rivoluzionare l’architettura istituzionale italiana, con lo stop al bicameralismo perfetto e la ridefinizione della divisione delle competenze tra Stato e regioni e la cancellazione del Cnel, la riforma illustrata martedì in Senato dal ministro Maria Elena Boschi promette di rivoluzionare anche le abitudini dei consiglieri regionali.

Al grido di basta “casi-Fiorito” il ddl varato dal governo (leggi il testo) cancella i rimborsi ai gruppi regionali e mette un tetto rigido allo stipendio dei consiglieri. «Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali», si legge all’art. 34 (disposizioni finali) del ddl costituzionale titolato “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo v della parte seconda della Costituzione».

Il taglio degli stipendi dei consiglieri regionali. Nel nuovo articolo 122 della Costituzione, così come riscritto dal ddl del governo, si legge inoltre che la Regione stabilisce con legge gli emolumenti dei consiglieri «nel limite dell’importo di quelli attribuiti ai sindaci dei Comuni capoluogo di Regione». Questo significa per esempio che nel Lazio i consiglieri passeranno da uno “stipendio” netto di oltre 7.000 euro al mese (a cui si arriva con una indennità di 7.600,00 euro lordi e un rimborso spese di 3.500 euro) ai circa 5.000 euro netti che guadagna il sindaco di Roma, Ignazio Marino.

Le nuove competenze per Stato e regioni. Scompaiono le materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Tornano di competenza esclusiva dello Stato materie come le norme generali sul governo del territorio, il sistema nazionale della protezione civile, la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia, le grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale. Su proposta del Governo, lo Stato può inoltre legiferare su materie di competenza regionale «quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica della Repubblica o lo renda necessario la realizzazione di programmi o di riforme economico-sociali di interesse nazionale».

Il Messaggero – 3 aprile 2014 

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