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Renzi allo scontro con i sindacati: uno scandalo su Pompei e Alitalia. Il leader rilancia sulla necessità di tagliare «tasse folli». «Basta autoflagellarsi»

«Non ce l’ho con i sindacati», premette. Ma poi attacca: «Se continua così dovremo difenderli da se stessi. L’assemblea di Pompei, in quelle modalità, in quelle forme, è semplicemente scandalosa». Matteo Renzi, a poche ore dalle proteste che hanno bloccato i cancelli, interviene con la sua enews (la sua newsletter), e attacca sul fronte Pompei, ma anche sull’Alitalia.

E poi fa il punto sull’attività di governo, rivendicando le riforme e dicendosi ottimista sulla salute dell’economia italiana.

L’Italia, spiega, «è tornata, gioca il proprio ruolo nel mondo» e non è più «il problema dell’Europa. Tutto questo, sostiene, grazie anche al Jobs act, alle riforme, alle pene più dure sulla corruzione. Il premier anche stavolta prende di mira chi lo critica: «C’è una costante tentazione di autoflagellarsi. In tanti dicono che va tutto male e scommettono sul fallimento». E anche a chi, dopo l’annuncio sul taglio delle tasse, esprime scetticismo, dicendo «non ce la farete mai», risponde spiegando che «è un ritornello che ormai ci fa compagnia e ci porta fortuna». Perché, spiega, c’è stato per il Jobs act, per l’Expo, per il divorzio breve, per gli 80 euro e per numerosi altri provvedimenti poi varati. «Ogni giorno — scrive — leggo di trame, scenari fantasiosi. Un partito ha senso solo se si occupa delle questioni dei cittadini, non delle polemiche dei propri dirigenti».

Renzi promette di abbassare le tasse «folli» attuali, a tre condizioni. La prima, è far scendere la curva debito/Pil. La seconda è sbloccare i cantieri e mettere in movimento i 20 miliardi di investimenti pubblici fermi. La terza, intervenire sul fisco, con il programma annuale che prevede l’abolizione di Tasi e Imu sulla prima casa, l’intervento sull’Ires nel 2017 e il ritocco di Irpef e pensioni minime nel 2018.

Ai molti che, dentro e fuori la minoranza (a cominciare da Pier Luigi Bersani) lo hanno accusato di non agire sul fronte dell’evasione fiscale, Renzi replica con i dati: «Nel primo anno di governo, la lotta all’evasione ha prodotto come risultato un lusinghiero più 7 per cento di entrate rispetto all’anno precedente. È la miglior risposta a chi dice che non facciamo noi: per noi parlano i fatti, amici!».

Il post scriptum è tutto dedicato ai sindacati: «Vedere che dopo tutto il lavoro fatto per salvare il sito e quindi i posti di lavoro a Pompei, un’assemblea sindacale blocca all’improvviso migliaia di turisti sotto il sole o vedere che dopo le nottate insonni per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, gli scioperi dei lavoratori di quell’azienda rovinano le vacanze a migliaia di nostri concittadini, fa male». Naturalmente, aggiunge, «nessuno mette in discussione il diritto all’assemblea sindacale o allo sciopero»: «Ma c’è bisogno di buon senso, di ragionevolezza, di responsabilità, di rispetto».

Quanto al partito, all’ Unità , Renzi annuncia di voler fare «una grande assemblea dei circoli entro l’anno». Ma intanto la sinistra pd attacca sul fronte Verdini e sull’operazione di sganciamento da Forza Italia che potrebbero portare un gruppo di neo «responsabili» nell’orbita della maggioranza. Roberto Speranza si affida a twitter, subito ritwittato dal senatore Miguel Gotor: «Qualcuno pensa davvero che si possa cambiare l’Italia facendo patti con Verdini e gli amici di Cosentino? Io no. #renzirottamaverdini». In direzione opposta, invece, il tweet di Giampaolo Galli: «Quelli che #Verdini è un orrido inciucio vogliono impedire le riforme che renderebbero non più necessarie le larghe intese. Coerenza zero». Prova invece a cucire un dialogo Matteo Mauri, vicecapogruppo alla Camera e coordinatore di Sinistra è cambiamento (Maurizio Martina): «Lavoriamo tutti per avere l’unità del Pd e allargare il consenso sulle riforme. Non sono accettabili i veti così come non sono accettabili i diktat».

Al. T. – Il Corriere della sera – 26 luglio 2015 

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