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Renzi dagli investitori asiatici ai disinvestitori del Pd: comincia la calda estate in Parlamento

di Roberto Turno. Dal road show asiatico al rude atterraggio italiano. Dagli investitori stranieri ai “disinvestitori” democrat . Dai mercati da conquistare ai 14 autosospesi da riacchiappare. Ha inizio un’altra, ancora decisiva, partita della vita per Matteo Renzi.

La poesia del viaggio in Oriente ha adesso per contraltare la prosa delle trappole nazionali. la sfida delle riforme è a un bivio, con quei numeri che al senato traballano, dopo una settimana che ha visto il Governo barcollare tra responsabilità civile dei magistrati e il Senato tutto fare che il premier vuol cancellare come tale, facendone un organismo di eletti (senza prebende) solo di secondo grado. E la settimana parlamentare che ha inizio lunedì, giusto una settimana prima dell’estate, si annuncia calda come l’afa che ha messo in ginocchio la Capitale. Dove il Governo gioca la sua partita con carte ancora tutte da svelare.

Riforma della Pa, si rottama

Intanto Renzi, di ritorno dal viaggio nelle principali capitali asiatiche, ha preparato un menu che a tanti già sta facendo tremare le gambe. Ma anche le tasche e il posto di lavoro. Nella guerra (non dichiarata apertamente come tale) ai fannulloni, ma alla Pa improduttiva grande madre di tutte le burocrazie, il premier conta di raggranellare consensi tra gli italiani, anche se sa bene che altrettanti rischia di perderne tra i dipendenti pubblici non certo tutti da bastonare perché incapaci, assenti o vecchi. Fatto sta che la riforma della Pa con annessa guerra alla corruzione con quel ruolo e quei poteri finalmente da assegnare a Cantone, è la prima sfida che l’ex sindaco mette subito in campo. Altra carne al fuoco da gettare nella mischia del Parlamento per ottenere il via libera delle Camere proprio poco prima della pausa estiva. In soldoni, ancora una volta un decreto sarà sdoganato dalle Camere in meno dei suoi 60 giorni di vita. Chissà se ancora una volta col corredo della fiducia, tanto più con l’aria che tira al Senato se davvero il Pd perderà pezzi tra i 14 dissidenti anti riforme dall’alto.

Decreto Irpef in 60 mosse

La prossima settimana, d’altra parte, saranno immancabilmente ancora una volta i decreti legge a battere cassa nei lavori parlamentari. Prima di tutto, e più di tutto, il Dl 66 detto “bonus Irpef da 80 euro” che peraltro nei suoi 60 e spesso illeggibili articoli contiene di tutto e anche di più. Un decreto monstre quasi all’insegna dei più classici decreti milleproroghe, anche se nelle pieghe dei commi, e non solo, c’è materia che da tempo andava aggiustata. Fatto sta che il decreto, che scade giusto lunedì 23 giugno, ha davanti a sé non più di cinque-sei giorni di lavori parlamentari possibili per essere convertito in legge. E dunque entro mercoledì ci sarà il voto di fiducia – scontata, visti i numeri di cui gode la maggioranza a Montecitorio – per portarlo definitivamente all’incasso. Testo blindato, 60 articoli prendere o lasciare. E sarà legge, aspettando di vedere che ne sarà degli 80 euro dal prossimo anno e della loro concessione a una platea più ampia.

Senato e legge elettorale al bivio

I decreti legge in vigore – incluso quello atteso oggi sulla Pa – sono intanto sei, anche se uno di essi (D 88) è stato praticamente inglobato nel Dl Irpef. Molto atteso è soprattutto quello sulla Cultura, ancora fermo nelle commissioni della Camera.

Ovviamente la partita clou resta quella delle riforme istituzionali, col veleno in coda della legge elettorale e dell’Italicum varato a Montecitorio che ormai non piace più a nessuno. Sul nuovo Senato, appunto, proprio al vecchio (e attuale) senato in questi giorni tocca dire la sua. Si conteranno i voti, si peseranno gli emendamenti, si cercherà di capire l’effetto che potranno fare i 14 dissidenti autosospesi dal gruppo del Pd. Perché la voglia di Renzi, con la giovane ministra Elena Boschi in prima fila, sarebbe sempre quella di portare rapidissimamente il testo in aula a palazzo Madama. Testo che però al momento è ancora in commissione Affari costituzionali. Tra la commissione e l’aula ci sono altri appuntamenti in agenda. Uno è ufficiale: l’assemblea del gruppo martedì. L’altro è solo mormorato, neppure ufficioso: un incontro col Cavaliere. Dopo quello per le l’Italicum e le riforme che ora sono tutti e due da cambiare.

Il Sole 24 Ore – 14 giugno 2014 

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