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Renzi, Poletti, Padoan: presidente e ministri per attuare il “Jobs act”. I ministri del Lavoro e dell’Economia per il piano. I punti

Nel programma che perseguirà Matteo Renzi, priorità assoluta sarà certamente il lavoro, come annunciato, prima, dallo stesso premier nelle poche occasioni in cui, fino a oggi, ha avuto modo di intervenire.

Sia il giorno in cui ha ricevuto l’incarico dal presidente della Repubblica, sia venerdì scorso, quando ha reso pubblica la lista dei suoi ministri, il primo ministro ha sottolineato come il suo impegno andrà rivolto, sin dalle primissime settimane di governo, al miglioramento delle condizioni lavorative, in special modo della generazione che avverte come “sua”, quella dei trenta-quarantenni, spesso ancora alle prese con contratti precari e pochissime garanzie, quando non vittime della galoppante disoccupazione.

Il piano dell’ex sindaco di Firenze è già sul tavolo: una volta enunciato nel “Jobs act” dello scorso dicembre, ora, l’obiettivo è quello di trovare le risorse necessarie per avviare la serie di interventi.

Toccherà al neoministro Giuliano Poletti attuare le pratiche annunciate dal presidente del Consiglio che, con ogni probabilità, andranno a toccare cuneo fiscale, riforma del welfare, taglio alla disoccupazione. Anche se, ovviamente, l’ultima parola verrà chiesta al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che questa mattina giura in solitario dopo aver mancato l’appuntamento di sabato perché impegnato in Australia.

Cuneo fiscale

Ci aveva già provato Enrico Letta, ma con risultati insoddisfacenti. La vera zavorra sul sistema produttivo e sul potere d’acquisto delle famiglie è rappresentata in primo luogo dal peso fiscale sulle buste paga, che, secondo gli ultimi dati di Confindustria, va oltre il 53%. Il budget previsto dovrebbe aggiungere altri 7 miliardi ai 3 già stanziati con la legge di stabilità 2014, in modo da abbattere sensibilmente Irap e Irpef.

Contratti

Come detto da Matteo Renzi, la burocrazia è “la madre di tutte le battaglie”. Anche sul fronte lavorativo, le leggi si sprecano sul fronte contrattuale, con miriadi di possibilità e di inghippi  per i lavoratori. Sono 27 i tipi di contratto riconosciuti: probabilmente, Renzi e Poletti si muoveranno sul tracciato della riforma Fornero, che aveva disincentivato il ricorso d alcune forme contrattuali, come, ad esempio, il co.co.co.

Welfare

Secondo il piano del “Jobs act”, andrebbe introdotta un’indennità di disoccupazione universale, anche se, sul tavolo del ministero del Lavoro, il primo dossier riguarda la concessione di ulteriori risorse alla Cig in deroga, che già nello scorso hanno ha assorbito due miliardi e mezzo di euro.

Leggi Oggi – 24 febbraio 2014 

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