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Responsabilità professionale. Anaao: «Faremo ricorso alla Corte europea»

L’Italia è ancora legata al Codice Rocco del 1930 ed è rimasto l’unico Paese in Europa a prevedere la perseguibilità penale degli errori clinici. Il sindacato: “devono essere riconosciuti i diritti negati e salvaguardata l’autonomia e la sicurezza della professione”.

La questione esplosiva della responsabilità professionale – secondo l’Anaao Assomed – “rischia di compromettere ulteriormente la crisi strutturale in cui versa la sanità pubblica e minaccia di trasformarsi nelle sabbie mobili nelle quali affonderà definitivamente il rapporto medico-paziente e la stessa sostenibilità del sistema sanitario”.

L’Italia – sottolinea una nota del sindacato – è ancora legata ad una giurisdizione in questo campo ferma al Codice Rocco (1930) ed è rimasto l’unico Paese in Europa a prevedere la perseguibilità penale degli errori clinici e non consola il fatto che, nonostante l’incremento del 24% delle denunce, il 98,1% dei procedimenti penali si conclude con l’archiviazione.

L’amplificazione semplicistica e superficiale praticata dai media di ogni evento avverso – aggiunge l’Anaao – espone ad una immeritata gogna mediatica il medico ed il suo lavoro. E la facilità con cui può entrare in campo la magistratura esaspera il senso di solitudine ed ingiustizia. Tuttavia la politica continua a rimanere indifferente alle drammatiche conseguenze della mancanza di risposte chiare e risolutive, e l’obbligo legislativo di assicurazione per le aziende sanitarie, da noi proposto come emendamento al Decreto Balduzzi, è stato sacrificato dal Parlamento sull’altare dei costi.

L’Anaao Assomed – conclude la nota – ritenendo che nell’attuale sistema esistano elementi fortemente ingiusti, penalizzanti i Medici e Dirigenti sanitari, contrastanti con i principi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ha dato mandato ai propri legali di valutare la possibilità di un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo affinché siano riconosciuti i diritti negati e salvaguardata l’autonomia e la sicurezza della professione a maggior tutela della salute pubblica.

23 gennaio 2013 – quotidianosanita.it

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