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Responsabilità professionale. Alla Camera la svolta dell’Affari Sociali: «Faremo un testo unico. Bisogna fare presto»

Camera dei deputatiStavolta si fa sul serio. La XII Commissione della Camera imprime una forte accelerazione al problema e sceglie la via del testo unico. Si baserà sui sette ddl già presentati. Bisogna fare presto, anche perché il 14 agosto prossimo scatterà l’obbligo di assicurazione per tutti i professionisti sanitari e si teme il caos.  Ieri in commissione Affari Sociali a Montecitorio sono ripresi gli esami sui provvedimenti riguardanti la responsabilità professionale del personale sanitario. Attualmente sono sette le proposte di legge sul tavolo: C. 259 Fucci, C. 262 Fucci, C. 1324 Calabrò, C. 1312 Grillo, C. 1581 Vargiu, C. 1902 Monchiero e C. 1769 Miotto. Nel corso della seduta il sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, ha evidenziato come nel dibattito parlamentare e nelle audizioni siano emersi alcuni numeri “impressionanti”.

Il numero dei contenziosi, quello dei costi della cosiddetta medicina difensiva, quello dei costi delle polizze assicurative. Un’altra conseguenza drammatica dell’incremento dei contenziosi è risultata essere quella dell’impossibilità, per molti operatori sanitari, di riuscire ad ottenere un’adeguata copertura assicurativa sul mercato per i costi eccessivamente alti delle polizze, mentre alcune categorie di professionisti corrono il rischio di non trovare compagnie disposte ad assicurarli.

“A ciò si aggiunga l’esodo dalle specializzazioni maggiormente esposte a rischio – ha ricordato De Filippo -. Presumibilmente, nei prossimi anni, potrebbe verificarsi anche in Italia, quanto già accaduto in altri Paesi, ovvero l’arrivo di medici stranieri che si occuperanno delle branche specialistiche rifiutate dagli italiani”. Motivi per i quali un intervento organico sulla materia è stato giudicato “non rinviabile”.

“Per tale ragione il Ministero della salute, parallelamente al lavoro che si sta svolgendo in Parlamento – ha spiegato il sottosegretario alla Salute – ha avviato una serie di incontri con rappresentanti dei professionisti, del mondo scientifico e del mondo accademico da cui sono emersi alcuni punti chiave sui quali sicuramente occorre intervenire al fine di ricondurre il contenzioso a dimensioni fisiologiche”. Per De Filippo alcuni aspetti sono già stati affrontati nelle proposte di legge in discussione, mentre su altri aspetti è in corso un ulteriore approfondimento “al fine di verificare la piena compatibilità con l’ordinamento costituzionale e la sostenibilità dal punto di vista economico delle possibili soluzioni (quali l’ipotesi di una fattispecie autonoma di reato colposo o la costituzione di un apposito Fondo di solidarietà per chi ha subito danni derivanti da prestazioni professionali sanitarie)”.

Contestualmente, ha proseguito De Filippo, si sta lavorando anche dal punto di vista amministrativo per dare attuazione a quelle disposizioni della legge Balduzzi finalizzate ad agevolare i professionisti che hanno difficoltà a trovare un’adeguata copertura assicurativa sul mercato.

Il presidente della XII commissione della Camera, Pierpaolo Vargiu (SC), ha evidenziato l’urgenza di intervenire attraverso la predisposizione di una normativa ad hoc, per via delle scadenze imminenti, come quella fissata al 14 agosto 2014, termine entro il quale scatta l’obbligo di assicurazione per gli esercenti le professioni sanitarie. Un’altra scadenza è rappresentata dalla determinazione delle tabelle per il risarcimento delle invalidità macropermanenti.

Un altro problema sollevato da Anna Miotto (PD), è quello riguardante le Regioni che hanno cominciato ad autoassicurarsi, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di ricadute non facilmente quantificabili sui rispettivi bilanci, che suscitano anche l’attenzione della Corte dei conti.

Il problema della responsabilità professionale, però, come sottolineato dal presidente Vargiu, non riguarda solo al singolo professionista ma, ad uno sguardo più ampio, attiene alla più ampia questione della sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale. Sotto questo profilo, si è ricordato come la cosiddetta medicina difensiva attiva abbia costi elevatissimi, pari al 10% del Fondo sanitario nazionale. Per Vargiu le sette proposte di legge in esame presso la commissione Affari Sociali presentano degli elementi in comune, dai quali bisogna partire per giungere alla predisposizione di un testo unificato che possa essere quanto più possibile condiviso. Uno di questi elementi è costituito dall’intento generale di agire sulla fase ex ante, della prevenzione primaria, dal momento che allo stato attuale il livello di evoluzione del sistema di prevenzione varia da regione e, all’interno della stessa regione, da un’azienda sanitaria all’altra. Un altro elemento è dato dalla volontà di intervenire sul termine di prescrizione dell’azione di risarcimento del danno derivante da trattamento sanitario, oggi pari a dieci anni, per cui occorre ridurre il termine per l’attivazione del contenzioso, ritenuto eccessivamente ampio. Tutte le proposte, inoltre, convergono sull’opportunità di spostare la responsabilità dal singolo operatore sanitario alla struttura presso la quale questi svolge la propria attività, dato che è sempre più difficile accertare la responsabilità del singolo soggetto.

Un altro punto ricorrente è quello dell’istituzione di un Osservatorio che effettui un monitoraggio sugli errori in campo sanitario, anche per tenere sotto controllo il fenomeno delle compagnie di assicurazione, spesso straniere, che in molti casi non sono in grado di ottemperare agli obblighi assunti, creando in tal modo un ulteriore danno al paziente.

La commissione Affari Sociali ha dunque deciso di procedere alla nomina di un Comitato ristretto, riservando al presidente di designarne i componenti sulla base delle indicazioni dei gruppi. A questo comitato sarà assegnato il compito di elaborare un testo unico sul quale converga il consenso più ampio possibile, da sottoporre poi all’esame dell’Assemblea.

Giovanni Rodriquez – Quotidiano sanità – 29 marzo 2014 

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