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Riapertura scuole. «È meglio aspettare». I governatori preoccupati per l’aumento dei contagi

IL Corriere della sera. Ognuno per sé. Dopo l’intervento del Comitato tecnico scientifico sul ritorno in classe per gli studenti delle superiori, oggi il rientro non riguarderà tutti i 2 milioni e 600 mila ragazzi d’Italia. Perché, dopo mesi di didattica a distanza, se per il Cts le scuole superiori possono tornare in presenza (fino al 75%), sono meno della metà le regioni che seguiranno le sue indicazioni. «Continua una situazione d’incertezza», denuncia il governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. Lui ha dato l’ok al ritorno in presenza al 50% («non voglio accrescere il caos»), ma sottolinea «la contraddizione» tra il Cts per il quale «ora la didattica in presenza è compatibile con la zona arancione», e «l’Istituto superiore di sanità che parla del rischio di pandemia fuori controllo: avremo così regioni in zona gialla con Dad anche per le elementari e regioni in arancione con studenti delle superiori in presenza».

I liceali di Valle d’Aosta, Abruzzo, Toscana e della provincia di Trento già dall’11 gennaio sono in classe, ma finora la maggioranza dei loro compagni ha continuato a seguire le lezioni da casa. Oggi poteva essere il D-Day con il rientro per tutti. Un nuovo «primo giorno» dopo quel 14 settembre che aveva segnato il ritorno sui banchi dal 9 marzo, quando l’Italia entrò in lockdown, e dopo il nuovo stop del 6 novembre. E invece oggi solo nelle superiori di Lazio, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna si rientrerà, anche se a rotazione. Ma se la zona rossa di Lombardia, Sicilia e provincia di Bolzano non prevede il ritorno in aula, le altre regioni in zona gialla o arancione avevano l’ok, anche del Cts. Hanno deciso di aspettare ancora.

«Prevenire è meglio che curare», dice il governatore della Calabria Nino Spirlì che, nonostante la sua regione sia in zona arancione e quindi le scuole possano riaprire secondo il parere del Cts, conferma il rientro dei ragazzi solo dal primo febbraio: «I contagi da noi sono in aumento e interessano anche fasce più giovani, molti genitori ci hanno sollecitato ad aspettare e a continuare con la didattica a distanza». Aspettano febbraio anche gli studenti della Basilicata (e di Veneto, Marche e Sardegna) nonostante siano in zona gialla. Il governatore Vito Bardi motiva la scelta con l’aumento dei contagi: «Si conferma il trend in crescita del 6,33%».

Una settimana ancora di Dad (fino al 25 gennaio) anche per gli studenti di Campania, Umbria, Liguria e Puglia. In quest’ultima regione il presidente Michele Emiliano ha appena prorogato il ritorno in classe per i più grandi, mentre per i più piccoli lascia la scelta alle famiglie: lezioni da casa o in classe. E con buona pace del Cts, ribadisce: «La scuola non è un posto sicuro, come non lo è qualsiasi luogo dove si sta seduti per ore».

Non cambia idea neanche il governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: rientro a scuola il primo febbraio, anche se in zona arancione. «Al Cts chiedo: perché aumentate le restrizioni per le diverse zone ma permettete la scuola in presenza? Il mio gruppo di lavoro certifica il rischio di aumento contagi con la riapertura delle scuole, è prudente aspettare». E poi promette: «Chiederò ufficialmente al Cts che assicuri che con trasporti al 50% e distanziamento in classe di un metro non ci sia alcun rischio contagio».

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