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Riapre l’Unità di crisi Covid. Zaia: «Ma non ci sarà lockdown». Boom di contagi, c’è il nodo del contact tracing. «Per fare più tamponi serve personale»

«Siamo tutti sotto stress, anche stamattina mi sono svegliato alle quattro del mattino. È chiaro che sentiamo, forte, la responsabilità di dover curare al meglio i veneti e alle volte, non lo nascondo, subentra un po’ di frustrazione, si ha come l’impressione di svuotare il mare con un secchiello». Il governatore Luca Zaia sottolinea ancora una volta i numeri, quelli dei ricoveri e delle Terapie intensive, e ribadisce che «al momento il lockdown e il coprifuoco non sono un tema, non li prendiamo nemmeno in considerazione». Ma che qualcosa stia cambiando, in peggio, lo dimostra il fatto che da oggi sarà riattivata al Centro di Protezione civile di Marghera l’Unità di crisi già insediata all’indomani dello scoppio del primo focolaio di Vo’ Euganeo, il 21 febbraio scorso. Sarà chiamata innanzitutto ad adottare il nuovo «Piano di sanità pubblica», quello del «semaforo» con i 5 livelli di rischio: «Guardiamo con attenzione all’evoluzione della curva dei ricoveri, specialmente in Terapia intensiva — afferma Zaia — è entrata nella fase di crescita. Lavoriamo perché si impenni con gradualità e il meno possibile». Ma martedì sera, ospite di Ring su Antenna Tre, l’assessore alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin, aveva avvisato: «Se andiamo avanti così il modello previsionale, pur con dati parziali e incompleti, ci dice che già a novembre saremo al livello giallo». Il terzo, quello in cui si inizia a ridurre l’attività ordinaria nei Covid Hospital e ad aprire posti aggiuntivi nelle Terapie intensive, prendendoli dalla rete dell’emergenza.

C’è poi il nodo dei tamponi e del contact tracing: «Oggi noi facciamo 25-30 mila tamponi al giorno — rivela il governatore —. Vengono eseguiti 60 mila tamponi alla settimana nelle case di riposo, 54 mila al personale ospedaliero ogni 20 giorni. Ma se i contagi continuano a crescere e si arrivasse a 2-3 mila nuovi positivi al giorno, il tracciamento dei contatti diventerebbe impossibile. È inutile fare i fenomeni: arrivati a quel punto dovremmo effettuare 60 mila tamponi al giorno. Calcolando che ognuno comporta 10 minuti di tempo, non avremmo personale a sufficienza». Ieri il bollettino regionale ha registrato la cifra record di 1582 contagi, per un totale di 38.764, e 19 morti, che tristemente salgono a 2296. I ricoveri in Malattie infettive e Pneumologia aumentano a 580 (+56) ma in Terapia intensiva scendono a 65 (-1). Boom anche di persone in isolamento domiciliare, arrivate a 13.619 (+434), 5.356 delle quali positive al tampone. Zaia però precisa: «In una sola notte sono stati scaricati tutti i dati di Venezia dal 15 ottobre a oggi, circa 500 positività, per una variazione del sistema informatico. L’aumento reale di oggi (ieri, ndr ) conferma più o meno l’andamento dei giorni scorsi. Al momento non esiste tensione sugli ospedali, vengono infatti riservati almeno 200 letti di Terapia intensiva a pazienti con altre patologie gravi, come infarti, ictus, interventi chirurgici importanti, incidenti stradali o sul lavoro».

«Il virus circola alla grande, è innegabile — illustra il dottor Roberto Rigoli, coordinatore delle 14 Microbiologie del Veneto — ma è vero anche che abbiamo aumentato molto i tamponi nei drive-in e quindi individuiamo un maggior numero di soggetti colpiti dal coronavirus. Lentamente stiamo andando su, partiamo da una base di cento ceppi al mese, che saranno sequenziati dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, per uno studio congiunto».

Scendendo nel dettaglio dei cluster, Treviso resta il più colpito, con 2461 casi: altri sei, che si aggiungono ai nove di martedì, sono stati rilevati tra gli operatori del Dipartimento di Prevenzione dell’Usl Marca Trevigiana. Si tratta del personale che effettua i tamponi. Nelle ultime 48 ore sono inoltre finite in quarantena 12 classi. A Padova salgono a venti i giocatori del Petrarca Rugby colpiti dal Covid-19 e siccome hanno partecipato a una festa insieme a due colleghi del team di Rovigo, questi ultimi faranno il tampone. Sempre a Padova il «Premio della Bontà di Sant’Antonio» sarà consegnato il 22 novembre, alle 11 in Basilica, anche a Maria Teresa Gallea, Paolo Simonato e Luca Sostini, i medici di famiglia che a marzo hanno sostituito nell’area rossa di Vo’ Euganeo i colleghi in quarantena e che per questo sono stati nominati cavalieri dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Passando al Vicentino, la casa di riposo «La Pieve» di Montecchio piange altri cinque decessi tra gli anziani, quindi il terribile bilancio cresce a 22. A Valdagno sono stati sottoposti a tampone 120 tra bambini e personale dell’elementare chiusa dopo aver individuato il virus in tre alunni, quattro insegnanti e un bidello. A Venezia in tre settimane sono aumentati del 140%, superando i 280, i contagi tra gli operai di Fincantieri, quasi tutti bengalesi di ditte esterne. È stata poi sottoscritta dal Sindacato autonomo di polizia del Veneto una convenzione con il Centro di medicina per gli screening su 1500 agenti in servizio e pensionati e sui loro familiari. Allarme nel reparto di Medicina dell’ospedale di Rovigo, perché due degenti soo risultati positivi al Covid-19: uno è stato trasferito in Malattie Infettive, l’altro al Covid Hospital di Trecenta. Nessun casi tra il personale. Completata la sanificazione, tra oggi e domani il reparto, che aveva bloccato i ricoveri in via precauzionale, riaprirà.

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