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Ricerca Inca: “Diossina raddoppia in polli e uova vicino all’inceneritore”

FORLI’ – “Nei polli più vicini agli inceneritori, i limiti di diossina sono anche il doppio di quel che la legge prevede per queste carni”.

A rivelarlo è Patrizia Gentilini, a seguito delle indagini, effettuate negli ultimi due mesi, sulla presenza di elementi contaminanti in alcuni prodotti alimentari e nel latte materno. Lo indicherebbero alcune indagini dell’Inca, il consorzio interuniversitario “Chimica per l’ambiente” di Venezia.

“Da medici – tiene a precisare Gian Galeazzo Pascucci, tesoriere dell’Ordine dei Medici – abbiamo il dovere di sostenere le iniziative sul controllo dell’ambiente. I danni che la diossina può creare sono molto gravi e spesso sottovalutati”. La diossina è una sostanze che si assume non attraverso l’aria, ma attraverso il cibo. Ed è proprio sul suo “arrivo in tavola” che da anni ha focalizzato l’attenzione di Stefano Raccanelli, responsabile del Consorzio I.N.C.A. che si è occupato delle analisi. “Importante – afferma Raccanelli – è conoscere come le sostanze inquinanti passano negli alimenti, per formulare una dieta che ne operi una riduzione. L’obbiettivo non è fare dell’allarmismo ma una prevenzione”.

Nel dettaglio, sono stati svolti i seguenti esami: 3 esami su polli allevati all’aperto, rispettivamente a 800 metri, 2 km, e 20 km (“bianco”) dagli inceneritori, 2 esami su uova da galline allevate all’aperto rispettivamente a 800 m e 3,8 km dagli inceneritori, 2 campioni di latte materno in mamme residenti rispettivamente a 500 m e 1,9 km dagli inceneritori. La scelta di questi animali non è stata casuale perché, come precisa Raccanelli, “vivendo all’aperto, sono vittime delle ricadute dei metalli pesanti”. Due analisi sono state effettuate anche su campioni di latte materno, in quanto queste sostanze vengono accumulate all’interno dell’organismo della madre e trasmesse al feto durante l’allattamento, soprattutto nel primo mese. I campioni scelti distano non più di due metri dall’inceneritore di Coriano, ad eccezione di alcune uova, lontane più di venti chilometri dall’impianto.

Cos’è emerso? Tutti i campioni di alimenti hanno mostrato di superare i limiti massimi stabiliti dalle normative e anche il latte materno non si è rivelato immune dalla presenza di queste sostanze. “Di fronte a tale risultato – afferma il pediatra Giuseppe Timoncini – mi sento di consigliare alle madri di non dismettere l’allattamento, per la importanza che questo ha nella vita di un bambino. Consiglio di alimentarsi con cibo di corretta provenienza”.

I medici sono concordi nel riconoscere che non sono gli inceneritori l’unica fonte di queste sostanze, tuttavia il loro contributo si rivela notevole. Come ci si potrebbe allora tutelare? Secondo Raccanelli “attraverso l’imposizione di controlli obbligatori per legge. In nazioni come il Belgio sono previsti campioni di monitoraggio continui anche per le diossine, in Italia no”. Quest’ultimo aspetto allarma anche Ruggero Ridolfi, che dichiara: “gli studi dimostrano che la diossina può indurre tutti i tipi di tumore. Occorrono dieci anni per ridurre solo la metà di quello che oggi assumiamo”. E conclude “il numero di tumori è in aumento anche nelle fasce più giovani. Questo deve richiamare l’attenzione dei politici”.

Romagnaoggi.it – 19 aprile 2011

 

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