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Ricongiunzioni, ecco i conti. La pensione scende al 60%

Adesso che la ricongiunzione dei contributi versati in più fondi previdenziali è tornata gratuita, proviamo a vedere che cosa succederà ai prossimi pensionati. L’emendamento al disegno di legge Stabilità introduce una nuova forma di totalizzazione, per favorire i circa 610 mila lavoratori che hanno svolto attività e versato contributi sia nel pubblico che nel privato e che, per effetto di una legge dell’estate del 2010, per riunificare i vari spezzoni e percepire la pensione, dovrebbero adesso pagare un conto salatissimo.

Con la nuova formula di totalizzazione che possiamo definire “retributiva”, invece, non ci sarà più bisogno di spostare i contributi e, quindi, nessun conto da pagare. 
La norma. In seguito ad una disposizione risalente a due anni fa, contenuta in uno dei primi provvedimenti tesi al contenimento della spesa pubblica, dal 1° luglio del 2010, spostare la contribuzione da un fondo di previdenza ad un altro è diventato un vero e proprio problema. Ciò in quanto dalla suddetta data non è più possibile sommare i vari versamenti in un unico fondo, senza oneri. Una norma che ha cancellato di botto la precedente disciplina delle ricongiunzioni gratuite nei vari ordinamenti pensionistici. Da luglio 2010, dunque, i lavoratori non possono più trasferire i contributi, conservando pienamente i diritti pensionistici, se non a pagamento. 
La totalizzazione. L’alternativa gratuita rimasta a disposizione è la totalizzazione. Tuttavia, mentre la ricongiunzione consente di avere una pensione “retributiva”, calcolata cioè con il vantaggioso vecchio sistema in percentuale sulle ultime delle retribuzioni (per tutta l’anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011), la totalizzazione presuppone comunque e sempre il calcolo della pensione con il meno favorevole criterio contributivo, cioè in percentuale variabile a seconda dell’età, applicata al monte contributivo accumulato durante gli anni di lavoro. Con l’emendamento, se passa così come è stato formulato, la situazione dovrebbe rimettersi a posto; almeno per gran parte degli interessati. Non si tratta infatti di un completo ritorno al passato. In sostanza, viene offerta la possibilità di totalizzare i contributi, conservando il diritto al calcolo della pensione retributiva. Perciò, se un dipendente ha pagato i contributi all’Inps e all’Inpdap (l’ex ente di previdenza dei dipendenti pubblici), potrà così far valere il cumulo dei due periodi ai fini della maturazione del diritto alla pensione, mentre ciascun fondo (Inps ed ex Inpdap) procederà a calcolare la propria quota di trattamento spettante pensione in base al sistema retributivo. Il calcolo finale della pensione — è questa la novità, rispetto alla vecchia ricongiunzione — non sarà lo stesso di quello che si sarebbe avuto con la ricongiunzione, perché la totalizzazione retributiva presuppone che ciascun ente calcoli la pensione «sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento». Il che vuol dire, per esempio, che può capitare che una quota di pensione venga calcolata anche con riferimento a stipendi incassati molti anni fa; mentre con la ricongiunzione la pensione sarebbe stata calcolata tutta sulla media degli stipendi degli ultimi anni. 
La terza via. Dunque, la ricongiunzione torna gratis, ma si rifà in qualche modo sull’ammontare della pensione. E’ vero, infatti, che non si pagherà più nulla, ma è altrettanto vero che si intascherà un assegno più ridotto e non prima del compimento dei 62 anni di età. Deciso a metterci riparo, il governo ha inventato la terza via che potremmo definire la «totalizzazione retributiva», con una interessante novità, ossia l’estensione generalizzata a tutti i lavoratori, inclusi quelli della Gestione separata (i famosi co.co.co.). Alcune simulazioni aiutano a capire se e quanto sia conveniente la nuova soluzione. In particolare, riportiamo due esempi di soggetti, che chiedono la pensione nel 2013, con anzianità di lavoro di 35 e 40 anni, in parte versati a Inps e in parte a Inpdap. Da notare che la pensione retributiva (o dell’ex ricongiunzione gratuita), prima colonna, è sempre superiore alle altre opzioni. Il dato sorprendente però è un altro: se cresce l’età, la totalizzazione contributiva risulta un pochino più conveniente della nuova retributiva. E’ l’ennesima dimostrazione che nel sistema contributivo, con il quale ormai tutti dobbiamo fare i conti, più si rimane al lavoro più si incassa dall’Inps. 
Domenico Comegna – Corriere della Sera – 17 dicembre 2012

 

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