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Ricorso da 156 milioni per il nuovo ospedale di Padova. Per evitare la causa Zaia acquisterebbe il progetto già pronto

di Filippo Tosatto. La Regione mette a punto una exit strategy nel ginepraio amministrativo e legale che ostacola il decollo del nuovo policlinico universitario padovano. Al tramonto definitivo dell’ipotesi Padova ovest – determinato dal veto opposto dal sindaco Massimo Bitonci che ha affossato così sette anni di iter amministrativo – la società vicentina Finanza & Progetti, coinvolta nell’operazione sul versante progettuale, ha replicato con un ricorso al Tar che lamenta un danno di 156 milioni di euro (tra perdita di chance, costo delle fidejussioni accese e risorse accantonate) sollecitandone il risarcimento.

I destinatari della causa – accusati a vario titolo di inadempienza – sono l’amministrazione regionale, l’Azienda ospedaliera ed il municipio di Padova; quest’ultimo non dorme sonni tranquilli: la precedente giunta Zanonato-Rossi aveva sottoscritto l’accordo di programma versione Ovest, l’attuale ha cambiato bruscamente idea ed il governatore Luca Zaia avverte il compagno di fede leghista che un’eventuale condanna risarcitoria comporterà l’immediata rivalsa nei confronti del Comune. Ma il nocciolo della questione è un altro. La sensazione, a Palazzo Balbi, è che la società del finanziere Roberto Meneguzzo non intenda dare vita ad una battaglia legale pluriennale dall’esito imprevedibile bensì utilizzare il ricorso come strumento di pressione per evitare di essere estromessa da una partita ospedaliera che l’ha vista seriamente impegnata sul versante professionale e finanziario. Obiettivo che appare, almeno in parte, legittimo, visto che la redazione progettuale conclusiva, presentata il 30 marzo 2012, aveva raccolto l’unanime consenso dei partner amministrativi ed era stato dichiarato di pubblico interesse dalla Regione stessa. Così prende corpo l’idea di acquistare il progetto, compensando la società per il lavoro svolto, disinnescando un contenzioso preoccupante e – soprattutto – confermando un piano ritenuto adeguato alle esigenze della sanità padovana e veneta – non stiamo parlando di un ospedale cittadino ma di un polo clinico e universitario di valenza regionale – e perciò meritevole di essere realizzato. L’alternativa, quella di ripartire ex novo nell’elaborazione progettuale, è ritenuta priva di senso dai manager della sanità e perciò scartata. La condizione – fanno sapere da Venezia – è che Finanza & Progetti non alzi il prezzo ed eviti di accampare pretese superiori agli effettivi diritti acquisti, che non investono in alcun modo la realizzazione dell’opera. C’è materia per avvocati ma uno spiraglio si apre: staremo a vedere. L’altro corno della vicenda riguarda il sito destinato alla costruzione e non si tratta di una bazzecola. Dopo aver ritirato l’originaria proposta del “nuovo su vecchio” – cioè l’ipotesi di rifare l’ospedale sulle ceneri dell’esistente, nell’area Giustiniani, rivelatasi impraticabile per costi e tempi – Bitonci ha estratto dal cilindro l’opzione est, quella di via Corrado, indicando una superficie di 200 mila metri quadrati (a circa cinquecento metri dall’attuale policlinico) oggi occupata da alcuni uffici della multiutility AcegasAps e dagli impianti sportivi universitari del Cus. L’ideale, secondo il sindaco, per garantire continuità al circuito sanitario che include il Sant’Antonio e lo Iov. Zaia ha accolto con interesse la novità – che se non altro superava i veti incrociati precedenti – assicurando un esame attento e accurato. Così sarà ma non è difficile prevederne la conclusione. L’opzione via Corrado presenta due handicap di partenza. Sul piano spaziale, l’estensione limitata – a fronte dei 400 mila mq ritenuti ottimali dai tecnici – costringerebbe a ripensare in senso verticale il progetto, con i problemi e le lungaggini conseguenti. Ma è il rischio idraulico a rivelarsi un ostacolo insormontabile: Legambiente ha ricordato che il sito, collocato com’è nell’ansa tra due corsi d’acqua, è soggetto a vincoli idrogeologici dal Pat (il Piano di assetto territoriale) che classifica la zona come «non idonea» alle costruzioni. «Fandonie», secondo Bitonci «il bollino rosso sul perimetro in esame è stato posto nel 2009 per un rischio allagamenti, che ora risulta del tutto scongiurato. Non è plausibile alcuna esondazione dei canali in quanto il livello delle acque è controllato a monte e a valle e regolamentato da una serie di chiuse, quindi il vincolo potrà essere revocato». Rassicurazioni che non hanno convinto del tutto il governatore, lesto a consultarsi con Luigi D’Alpaos, il maggior esperto di ingegneria idraulica a Nordest. Il colloquio non è noto nei dettagli ma lo studioso avrebbe espresso pesanti e circostanziate riserve, tali da indurre Zaia – che in D’Alpaos ha una fiducia totale – a disporre un approfondimento: la commissione si metterà al lavoro a breve e la bocciatura sembra scontata. Se così sarà, ogni compromesso tra Regione e Comune diventerà impossibile e il fatidico policlinico (se mai spiccherà volo) migrerà al di fuori dei confini urbani di Padova. Nell’area universitaria di Legnaro, forse, oppure nella vicina Sarmeola. Entrambe ansiose di accoglierlo.

Il Mattino di Padova – 27 ottobre 2914 

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