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Riforma, dal primo gennaio si cambia. Le Usl scendono da 21 a 9. Ecco come funzionerà la sanità veneta

rifsanitaDal primo gennaio scatta la terza, grande, riforma della sanità veneta. Segue a quella che dal primo gennaio 1995 ridusse le Usl da 36 a 21 e al secondo passaggio epocale siglato dalla delibera 3223 dell’8 novembre 2002, con cui l’allora giunta Galan chiuse metà ospedali tra pubblici e privati, stabilendo un totale di 19.127 posti letto. Dieci anni dopo scesi a circa 16mila. Ora il progetto di legge 23, firmato dal governatore Luca Zaia e approvato in Consiglio regionale il 19 ottobre, porta le 21 Usl a 9: Belluno e Feltre si uniscono nella «1 Dolomiti»; Pieve di Soligo, Asolo e Treviso nella «2 Marca Trevigiana»; Venezia, Mirano e Chioggia nella «3 Serenissima»; l’Usl 10 di San Donà di Piave si allarga al territorio di Cavallino Treporti e diventa «4 Veneto Orientale»; Rovigo e Adria si fondono nella «5 Polesana»; Cittadella, Padova e Este confluiscono nella «6 Euganea»; Bassano e Thiene nella «7 Pedemontana»; Arzignano e Vicenza nella «8 Berica»; Verona, Legnago e Bussolengo nella «9 Scaligera».

Restano intoccati le due Aziende ospedaliere di Padova e Verona e l’Istituto oncologico veneto. I nove direttori generali il 31 dicembre perderanno il titolo di commissari delle Usl periferiche, che non spariranno ma diventeranno Distretti. Ognuno dei quali potrà contare su un coordinatore del Sociale (purché i letti negli ospedali territoriali e di comunità siano più di 3mila) e su un coordinatore amministrativo (se l’Usl assiste oltre 500mila abitanti).

Le aziende sanitarie avranno una «Conferenza dei sindaci di Usl» ciascuna, mentre le conferenze attuali diventeranno «Comitati dei sindaci di Distretto» e manterranno le competenze in materia di bilancio sociale, piano di zona, non autosufficienza, schede di dotazione territoriale e Medicine di gruppo integrate (gli ambulatori h12 o h24). Ogni Usl sarà supportata da un Osservatorio regionale, che farà da raccordo con l’Azienda Zero. Quest’ultima accentrerà, togliendoli alle aziende sanitarie, gli acquisti, la selezione del personale, il supporto tecnico alla formazione manageriale, le procedure di accreditamento, le assicurazioni, l’informatica, i contenziosi, i sistemi logistici, il coordinamento degli Uffici relazioni con il pubblico, le buste paga e il magazzino, unico. Sottoposta a indirizzo e controllo di giunta e consiglio, l’Azienda Zero sarà guidata da un direttore generale nominato dal governatore — che per i primi sei mesi ha scelto come commissario il dirigente Mauro Bonin —, e coordinata da un Comitato dei dg delle Usl. Dovrebbe avere sede a Padova.

Ma per il paziente cosa cambia? «La rete ospedaliera non sarà toccata — ha assicurato Zaia — le schede ospedaliere restano in vigore fino al 2018. Ma sarà fortemente integrata con l’assistenza territoriale, dotata di una programmazione più efficiente grazie anche alle Medicine di gruppo integrate, a Ospedali di comunità, Hospice e Unità riabilitative territoriali». Gli ospedali dei sette capoluoghi saranno «Hub», cioè vocati all’alta specialità, mentre quelli delle vecchie Usl periferiche saranno «Spoke», ovvero garantiranno le attività di base. Previsti poi l’adozione del Programma straordinario per la riduzione delle liste d’attesa (approvato giovedì in Consiglio regionale) e il completamento del fascicolo sanitario elettronico, che agevolerà diagnosi più veloci e ridurrà gli esami inutili. Secondo Palazzo Balbi la riforma consentirà un risparmio annuo di 90 milioni di euro, da reinvestire in cure, nell’aumento di posti letto negli Ospedali di comunità, negli ambulatori h12 o h24 e nell’acquisto di nuove tecnologie, fra cui robot chirurgici, Tac e Risonanze magnetiche.

«L’unica perplessità è che tutto ciò dovrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale — dice Francesco Lunghi, vicepresidente della Commissione permanente sociosanitaria per le conferenze dei sindaci — non sarà facile. Ci aspetta una grande sfida, che speriamo di vincere tutti insieme, per migliorare la sanità e risparmiare». L’altra preoccupazione riguarda i dipendenti della sanità. «Nessuno perderà il posto — dichiara Daniele Giordano, Cgil Sanità —. Regione e sindacati hanno siglato un accordo che prevede lo stanziamento di 4,5 milioni di euro all’anno per 2017, 2018 e 2019 da investire nel personale durante il processo di unificazione delle Usl. Ci sarà uniformità nei trattamenti retributivi mentre la mobilità starà ferma finchè non verrà firmato un patto tra Regione e sindacati che dovrà tenere conto di distanze superiori ai 50 chilometri e delle difficoltà di spostamenti in territori di mare, montagna o molto estesi. Ci preoccupano la carenza di organico e il destino degli amministrativi finora impegnati nei compiti da trasferire all’Azienda Zero: che fine faranno? Dobbiamo parlarne. A gennaio nascerà una Rsu unica per ogni nuova Usl». Entro giugno le basi della riforma dovranno essere poste. I dg partiranno con la prima fase tecnico-amministrativa, dotando di software unico e di un solo sistema contabile le Usl da unire, accorpando uffici e Dipartimenti-doppione e riorganizzando gli amministrativi. Entro marzo i manager tracceranno le dotazioni organiche degli ospedali, per vedere se ci siano carenze: sarà sviluppato un piano tecnico in base alle attività ed entro il 2017 andranno coperti tutti i posti previsti dalla pianta organica. Sul territorio continuerà l’attivazione delle Medicine di Gruppo integrate, mentre i Piani di zona, riguardanti per esempio case di riposo e non autosufficienti, resteranno come sono per tutto il 2017.

I DG: «I PAZIENTI NON SE NE ACCORGERANNO OSPEDALI E SERVIZI RESTANO COME SONO»

VENEZIA Antonio Compostella, dg della «Polesana», assicura: «Dal primo gennaio i pazienti non si accorgeranno di nulla, i servizi resteranno intoccati, nessuna sede sarà sguarnita, non verrà stravolto niente. E’ un’occasione per riorganizzare, modernizzare e rendere più efficiente la sanità veneta». «Le parole d’ordine sono integrazione e specializzazione — aggiunge Giorgio Roberti, guida della «Pedemontana» —. Per noi gli utenti passano da 180mila a 370mila, quindi le Unità operative dovranno caratterizzarsi. In alcune aree, per esempio Senologia e Cardiologia interventistica, creeremo équipe uniche in grado di spostarsi da un polo all’altro, evitando di trasferire i pazienti. Dovremo poi lavorare molto sulla cronicità, che assorbe la maggioranza di risorse e assistenza: penso a diabete, scompenso cardiaco e insufficienza respiratoria».

Le difficoltà lievitano per le due mega-Usl di Padova e Verona. «L’Euganea avrà 1 milione di utenti e 7500 dipendenti, spenderà 5 milioni di euro al giorno per un bilancio di 1 miliardo e 750 milioni — spiega il dg Domenico Scibetta —. Avrà tre brand. A Camposampiero sta nascendo il Centro traumatologico ortopedico al quinto piano dell’ospedale: ci sono già i 50 letti e l’angiografo e abbiamo avviato i concorsi per aggiungere all’attuale équipe due ortopedici, due anestesisti, due chirurghi cardiovascolari, un neurochirurgo e un chirurgo maxillo-facciale. Contiamo di inaugurarlo entro febbraio. Cittadella sarà il centro di riferimento per la protesi d’anca, il Sant’Antonio di Padova per eccellenze come Oculistica, Urologia e Chirurgia, Schiavonia per il trattamento dei tumori renali con la termoablazione». «Avere più di un ospedale ci consentirà una maggiore flessibilità — annuncia Pietro Girardi, a capo della «Scaligera», 930mila utenti — nei momenti di necessità potremo spostare il personale dove ci sarà più bisogno. Gli amministrativi liberati dai compiti passati all’Azienda Zero opereranno meglio in alcuni ambiti ora trascurati a causa del sottorganico e si occuperanno di mansioni adesso esternalizzate». Un impegno in più, cioè il nuovo ospedale ad Arzignano (il 20 dicembre visita ai cantieri, nel 2019 l’inaugurazione del primo stralcio), aspetta Giovanni Pavesi dg della «Berica»: «Da un anno ci stiamo avvicinando alla fusione, anche confrontandoci con le conferenze dei sindaci, i sindacati, le associazioni. Sarà un atterraggio guidato per un’Usl da 500mila utenti, 7mila dipendenti e un fatturato di 1 miliardo di euro l’anno». (m.n.m.)

Michela Nicolussi Moro – Il Corriere del Veneto – 18 dicembre 2016 

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