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Riforma delle Ulss, la Lega non molla: «Resteranno nove». Il capogruppo Nicola Finco: «Staremo in aula anche fino al 31 dicembre, la maggioranza è compatta e vuole votare»

Alda Vanzan. Con la seduta di oggi siamo a quota 26. Un record. E non solo perché da ventisei sedute il consiglio regionale del Veneto è inchiodato sullo stesso argomento, ossia la riforma sanitaria con l’istituzione dell’Azienda Zero e la riduzione delle Ulss, ma anche perché i lavori sono di fatto in stallo da settimane. Solo che a dispetto delle voci di corridoio, la maggioranza di Luca Zaia non intende cedere di un millimetro: il provvedimento non sarà ritirato ne sarà stravolto. Le 9 Ulss resteranno 9. E si resterà in aula anche fino al 31 dicembre. Il limite ultimo è quello. Lo dice espressamente il capogruppo della Lega, Nicola Finco.

Finco, a che punto siamo? «Siamo all’articolo 12, quello sul numero delle Ulss. Le minoranze hanno proposto 7 Ulss, 10 Uiss, 11 Ulss, 12 Ulss. Evidentemente qualsiasi numero va bene purché non siano 9. A noi chiedono i criteri, noi vorremmo sapere quali sono i loro visto che passano da 7 a 12 Ulss come se niente fosse. Il problema è su Verona, dove i tosiani vogliono una seconda Ulss, quella del Garda, e il Pd, anche se non è così convinto, gli va dietro».

Anche un vostro consigliere leghista, Montagnoli, vuole due Ulss nel veronese. «No, tutta la maggioranza è compatta sulle 9 Ulss. Il numero legale è mancato due volte per problemi fisiologici, consiglieri che si erano assentati dall’aula per andare in bagno. Montagnoli ha fatto un intervento per due Ulss nel Veronese perché ha avuto pressioni da parte dei sindaci, ma se si votasse saremmo tutti per 9 Ulss».

È vero che state valutando la possibilità di ritirare il provvedimento? «E chi lo dice? Abbiamo lavorato un anno in commissione, da tre mesi siamo in aula, figuriamoci se facciamo marcia indietro. Questa maggioranza ha i voti dei veneti e ha il diritto di fare delle scelte. Sono le opposizioni che stanno bloccando tutta la “macchina” regionale».

E vero che se la legge non si approva entro il 23 settembre salta tutto? «No, il termine ultimo è il 31 dicembre quando scadranno i commissariamenti delle attuali 9 Ulss. Se per quella data non sarà approvata la legge, si dovrà tornare a 21 Ulss con i 21 direttori generali e le rispettive terne. Tra i 5 e i 6 milioni di euro di spesa solo di stipendi. Senza contare il mancato risparmio, 40-60 milioni, che avremmo con la riforma. Se andrà così, ne risponderanno le opposizioni».

Le opposizioni potrebbero ribattere dicendo che Zaia, primo firmatario del progetto di legge numero 23 sull’Azienda Zero, voleva 7 Ulss. «Il presidente Zaia a dicembre 2015 ha nominato 9 direttori generali. È stata una scelta sua. E per noi 9 è il numero finale».

Politica è mediazione. Perché non mediate con l’opposizione? «Noi siamo andati incontro alle minoranze. Non vi ricordate più quante delle loro richieste sono state accolte? L’ispettivo, tolto il commissario dall’Azienda Zero, tolti i project, accolto il comitato dei dg, inserito un articolo per la riduzione delle liste d’attesa, ridefinite le funzioni dell’Azienda Zero e il ruolo del territorio. Vogliamo parlare invece della “parola” del Pd? Siccome dovevano andare in ferie, ci hanno chiesto di interrompere i lavori la prima settimana di agosto con l’impegno di chiudere la partita entro la prima settimana di settembre. Ecco, siamo quasi a fine mese. Il Pd è succube dei tosiani».

Il Pd si è giocato il jolly, niente contingentamento dei tempi. È una sua facoltà. «La battaglia poteva starci, ma adesso stanno utilizzando il jolly in maniera stupida. Non stanno facendo un torto a noi, ma alla sanità véneta».

Dicono che siete divisi. «Ci mettano alla prova: ci facciano votare e vedranno che voteremo le 9 Ulss».

Il Gazzettino – 20 settembre 2016 

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