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Manovra. Riforma fiscale, si parte da 5-6 miliardi. Governo a caccia di risorse da sconti fiscali e bonus famiglia per avviare taglio alle tasse e assegno ai figli

Il Sole 24 Ore. Il governo prova a raccogliere almeno 5-6 miliardi per l’avvio della riforma fiscale. Che procederà in un calendario a moduli, su più anni, seguendo un impianto complessivo che dovrebbe essere delineato da una legge delega a fine anno. E in parallelo studia nel confronto informale con Bruxelles le modalità per inserire in manovra almeno una prima quota di Recovery Fund che potrebbe intervenire nel finanziamento di Transizione X.0 (cioè i nuovi incentivi fiscali per l’ innovazione nelle imprese), investimenti pubblici e misure per il lavoro. Un capitolo, quest’ultimo, che corre a cavallo con gli interventi fiscali, e che potrebbe tradursi in una decontribuzione triennale per i nuovi assunti. Sul tema, la manovra guarda a Bruxelles anche per la conferma del taglio del 30% dei contributi nel Mezzogiorno. Ma nel filone sul lavoro sostenuto da Next Generation Eu potrebbe entrare anche un rifinanziamento della Cig, da riservare ai settori più colpiti dalla crisi e da coprire nell’ambito della missione che il Recovery Plan dedicherà a «inclusione sociale e territoriale». Sempre che, naturalmente, dalla Ue arrivi il via libera. Anche se nel frattempo va segnalato che l’ultimo monitoraggio Inps indica che nei primi sei mesi 2020 le ore di Cig utilizzate non hanno superato il 42,4% di quelle autorizzate, e che ad agosto le ore richieste sono scese del 39% rispetto a luglio. Un altro segnale del fatto che un’ampia fatta della spesa prevista dai decreti Covid potrebbe non realizzarsi.

A tracciare i binari su cui correrà la legge di bilancio saranno due passaggi. Il primo è la Nadef, che dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri fra martedì e mercoledì con le prime indicazioni su tempi e modalità di utilizzo dei fondi Ue. Entro metà ottobre, poi, dovrà chiudersi il confronto con Bruxelles per definire il percorso tecnico da seguire per utilizzare in legge di bilancio una quota del programma ancora da formalizzare a livello europeo. Nel frattempo, dovrà essere definita la prima architettura del Recovery Plan italiano, che in parallelo alla manovra sarà al centro dei negoziati con la Commissione in vista della presentazione del Piano ufficiale a gennaio.

La riforma fiscale vera e propria, però, dovrà poggiare su risorse italiane, come ribadito in più occasioni dallo stesso ministro dell’Economia Gualtieri. Per questa ragione si intensifica il lavoro tecnico sul riordino delle spese fiscali, in attesa di una decisione politica che fin qui non è arrivata. Anche perché servono tre miliardi per confermare le misure in vigore da luglio. Simile lo scenario per l’avvio dell’assegno unico per la famiglia, anch’esso destinato a seguire una progressione a tappe per la difficoltà di trovare da subito gli almeno 7 miliardi necessari alla sua introduzione a regime. Anche in questo caso la raccolta delle risorse poggia su un riordino dei tanti bonus sparsi qua e là nella legislazione, che però andranno affiancati da una copertura aggiuntiva. Il governo punterebbe a 5 miliardi, ma la strada sembra in salita.

Lo snodo essenziale per una manovra che deve ancora trovare anche una dimensione di massima (sul tavolo ci sono diverse ipotesi da un minimo di 20-25 miliardi, su cui ragiona il Mef, a un massimo di 30-35 su cui spingono i partiti) è in ogni caso la possibilità di mettere a bilancio almeno una prima tranche degli aiuti europei per l’innovazione delle imprese, investimenti pubblici e lavoro. La strada potrebbe essere quella di una serie di norme subordinate alla successiva approvazione comunitaria, come accade per le regole sugli aiuti di Stato (Sole 24 Ore di martedì e mercoledì). Un’intesa almeno informale con la Commissione Ue è indispensabile al governo per supportare le stime di crescita, chiamate a garantire la riduzione del debito/Pil: per il 2021 non c’è problema, perché già il tendenziale segna un rimbalzo del 5,5-5,6% (Sole 24 Ore di domenica) a cui agganciare un limitato effetto espansivo della manovra. Ma per il 2022-2023 serve più spinta.

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