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Riforma Madia. Ecco le correzioni ai decreti. Pronto il testo sul pubblico impiego per sbloccare il contratto

Il salvagente è pronto. Il decreto con il quale il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, ha introdotto il licenziamento veloce, in soli 30 giorni, dei «furbetti del cartellino», con la sospensione dallo stipendio entro 48 ore, verrà leggermente modificato ma, nella sostanza, sarà confermato nei suoi contenuti fondamentali. Il provvedimento era uno di quelli azzoppati dalla sentenza della Consulta che aveva censurato la mancanza di un’intesa nella Conferenza Stato-Regioni su alcuni dei decreti attuativi della riforma sulla Pubblica amministrazione. Giovedì il ministro dovrebbe incontrare i governatori per sottoporgli le modifiche che intende apportare ai provvedimenti sub-judice, per puntare ad avere un via libera entro il 2 febbraio, ed evitare così che pezzi importanti della riforma che porta il suo nome possano decadere.

Per i furbetti del cartellino, ossia i dipendenti pubblici che sono colti in flagrante a timbrare senza essere al lavoro, rimarrà la sospensione dallo stipendio entro le 48 ore, e anche la procedura accelerata di licenziamento in 30 giorni.

Alcuni step intermedi, come il tempo assegnato al dirigente per avviare la procedura disciplinare, potrebbero essere leggermente ritoccati allungandoli, ma sempre tenendo fermi i 30 giorni massimi per il licenziamento. Anche per il decreto «taglia partecipate», un altro di quelli a rischio dopo la sentenza della Consulta, saranno apportate alcune modifiche chieste dai governatori per dare il via libera ad un’intesa in grado di sanare il provvedimento. La soglia di fatturato minimo consentito alle società, al di sotto della quale scatta la chiusura, dovrebbe essere abbassata dall’attuale milione di euro a 700-800 mila euro.

IL NODO DA SCIOGLIERE Qualche problema in più, invece, c’è sul terzo decreto sul quale è necessario che le Regioni diano il loro assenso, quello sulla nomina dei direttori delle Asl. La riforma Madia prevede che venga creato un albo nazionale, all’interno del quale vanno pescati i direttori. Una commissione, in base alle regole attuali, sceglie una terna di nomi dall’Albo e, infine, il governatore seleziona da questa terna il direttore più idoneo a guidare una certa Asl. Ma dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre, con la sanità che è rimasta di competenza totalmente regionale, alcune Regioni non ci stanno ad avere limiti sulla scelta dei loro manager. In questi giorni le diplomazie sono alla ricerca di un difficile equilibrio, che non è detto alla fine si trovi. Per lasciare ampia scelta ai governatori, si starebbe valutando di salvare l’albo dei direttori sanitari, ma di eliminare le rose di nomi, dando la possibilità a ciascun governatore di scegliere a sua discrezione tra tutti coloro che hanno i requisiti richiesti. Si vedrà se basterà alle Regioni, a partire dal Veneto guidato da Luca Zaia, il governatore che ha impugnato la riforma Madia davanti alla Consulta. Le novità, comunque, non riguardano soltanto i decreti da correggere dopo la sentenza della Consulta.

Alle Regioni, ma anche ai sindacati, in settimana il ministro Madia dovrebbe presentare anche il decreto attuativo sul Pubblico impiego, quello che aggiornerà tutte le regole del lavoro statale e che serve anche ad avviare la stagione contrattuale dopo l’intesa con i sindacati del 30 novembre scorso per un aumento di 85 euro lordi mensili. Il lavoro tecnico è ormai finito. Alcuni punti, come quello sulla valutazione dei dipendenti statali, sarà regolato solo in via generale nel provvedimento, per poi lasciare alla contrattazione il compito di riempire i contenuti. Lo stesso avverrà, per esempio, per la stretta sull’assenteismo. Il testo contiene una definizione di assenze reiterate e di massa, mentre i contratti stabiliranno quando scattano i licenziamenti. Concluso questo passaggio, il ministro invierà all’Aran la sua direttiva e il tavolo con i sindacati potrà essere ufficialmente aperto.

Il Messaggero – 16 gennaio 2017

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