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Riforma mercato lavoro, tavolo di confronto da gennaio. Il Piano: tutele “estese” e uscite meno rigide per i nuovi contratti

1a1a20_lavoratori1Dopo gli aggiustamenti sulla previdenza il Governo dovrebbe utilizzare la delega aperta per aggiornare Cig e mobilità. Il tavolo di confronto con i sindacati e tutte le parti sociali per la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali si aprirà in gennaio. Di questo restano convintissimi al ministero del Lavoro nonostante le durissime prese di posizione di tutti i sindacati. Un confronto, si lascia capire, che non partirà da un testo definito ma da un dialogo. Perché Elsa Fornero, come ha ribadito ancora ieri, vuole sentire le posizioni (e le proposte) di ognuno prima di indicare le misure da cui si potrebbe partire.

Il ministro, che ha mantenuto tutte le deleghe sulla delicatissima materia, finora non ha concesso la minima indiscrezione sulla strada da battere per superare il «dualismo» che tutt’oggi attanaglia il nostro mercato del lavoro, con una minoranza di protetti da tutele piene da un lato e una maggioranza di esclusi. Si sa che da un lato, quello della riforma degli ammortizzatori sociali resa ora più urgente dalle nuove norme previdenziali, c’è una delega aperta da utilizzare. Il Governo, stando alle dichiarazioni programmatiche del premier Mario Monti, potrebbe puntare a un’estensione a tutti i lavoratori dell’indennità di disoccupazione all’80%. Una misura che – ammesso si possano reperire le risorse necessarie per la copertura in un anno di ulteriore rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga – si potrebbe coniugare all’abbandono dell’attuale assetto della cassa integrazione a zero ore (che oggi coinvolge circa 500mila lavoratori) per puntare su forme di tutela del reddito legate alla condizionalità che il lavoratore rimasto senza impiego si rimetta sul mercato con percorsi di riqualificazione.

Se questa sarà la via prescelta, il passo conseguente potrebbe essere quello dell’annunciata riforma-semplificazione del nostro diritto del lavoro. Da fare quasi certamente con un disegno di legge. Le nuove regole dovrebbero partire da uno sfoltimento delle tante leggi che si sono cumulate nei decenni e si applicherebbero solo ai futuri contratti, stipulati dopo il varo della riforma. Il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (la legge 300 del 1970) si realizzerebbe con la massima diffusione del contratto a tempo indeterminato con estensione a tutti i neo-assunti delle tutele contro i licenziamenti aprendo però la strada alla possibilità di ricorrere ai licenziamenti per ragioni economiche o riorganizzazione aziendale.

In parlamento i disegni di legge che prevedono soluzioni come questa sono diversi (si va dalle proposte di Pietro Ichino a quelle di Nicola Rossi, da Benedetto Della Vedova a Eleonora Voltolina). La prospettiva di un diritto del lavoro esteso a tutti con l’esenzione, per le imprese, del controllo giudiziale sui licenziamenti avverrebbe in cambio della «presa in carico» del lavoratore, cui verrebbe garantita un’integrazione al reddito condizionata a percorsi di formazione per il ricollocamento.

È il modello danese di flexsecurity che tanto piace a Mario Monti e nel quale potrebbe convivere anche quell’idea del «reddito minimo garantito» rilanciata tre settimane fa da Elsa Fornero. Anche qui le strade percorribili sono diverse. C’è chi pensa a una misura legata al lavoro da riconquistare (in caso di licenziamento) o di sostegno ai disoccupati di lungo periodo per i quali cioè sono scaduti tutti i sussidi previsti dalle norme attuali. Ma c’è anche chi vede il «reddito minimo» come misura di contrasto alla povertà estrema. Anche su questo fronte il nodo cruciale resta quello delle risorse disponibili, mentre lo strumento per provare a misurarne la fattibilità potrebbe coincidere con l’altra delega aperta del Governo: quella della riforma fisco-assistenziale

Il Sole 24 Ore – 20 dicembre 2011

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