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Riforma Pa: quale inquadramento per i medici e i veterinari? Fuori dal ruolo unico della dirigenza delle Regioni ma è ancora incerta la loro collocazione

La domanda. Nel testo del DDL 1577 non è dato capire come sarà inquadrata la dirigenza medica del Servizio sanitario nazionale. Anche dopo gli emendamenti effettuati in 1^ commissione resta precluso l’inserimento della “dirigenza medica, veterinaria e sanitaria” nel ruolo unico della dirigenza regionale. Di conseguenza, come saranno inquadrati i medici nell’ambito della riforma della dirigenza ?

L’art. 10 del disegno di legge riguarda il riordino della dirigenza pubblica e, con riferimento all’inquadramento, la lettera b) del comma 1 prevede 4 ruoli unici rispettivamente per dirigenti dello Stato, delle regioni, degli enti locali e per i segretari comunali e provinciali. Nel ruolo unico dei dirigenti delle regioni confluisce la dirigenza amministrativa, professionale e tecnica ma viene espressamente prevista la “esclusione dallo stesso della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Servizio sanitario nazionale”. Va innanzitutto detto che la formulazione della lettera b) è impropria e ridondante perché nella dirigenza sanitaria da sempre rientrano tutti i seguenti profili: medico, veterinario, odontoiatra, (dimenticato dal DDL), biologo, chimico, fisico, farmacista, psicologo nonchè le figure dirigenziali delle nuove professioni sanitarie ex lege 42/1999. Dal punto di vista contrattuale il tradizionale assetto composto da due distinte aree negoziali (una medico-veterinaria e l’altra della dirigenza sanitaria non medica unitamente a quella professionale, tecnica e amministrativa) è ormai un ricordo del passato perché la dirigenza sanitaria è stata ricompattata dall’art. 54 del d.lgs. 150/2009 e avrà una sua “apposita sezione contrattuale”, che peraltro, allo stato, nessuno sa cosa sia. Se nella prima stesura della norma del disegno di legge sul destino dell’intera dirigenza della Sanità era stato fatto un vero e proprio pasticcio, dopo l’emendamento le cose sono più lineari e, soprattutto, viene chiaramente dimostrato che l’esclusione dei medici non è affatto una dimenticanza ma è effettivamente voluta. Quindi sappiamo dove NON andranno ma non sappiamo – almeno per ora – quale sia la loro destinazione. A quest’ultimo proposito, si può ipotizzare che le sedi per definire l’ambito di inquadramento dei medici (e degli altri dirigenti, ovviamente) siano due: innanzitutto il decreto delegato che dovrà certamente prendere atto dell’esclusione ma dovrà pur dire qualcosa sulla dirigenza sanitaria; e va segnalato che il decreto è preceduto da un’Intesa in sede di Conferenza Stato/Regioni, laddove la questione sarà sicuramente posta. L’altra ipotesi è che la materia venga ripresa nel disegno di legge che attua l’art. 22 del Patto per la Salute: visto che si tratta delle nuove modalità di assunzione dei medici non specializzati appare plausibile che la norma si occupi complessivamente dello status del medico, dirigente e non.

di Stefano Simonetti – Il Sole 24 Ore sanità – 20 aprile 2015 

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