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Riforma Pa, siglato l’accordo governo-Regioni. Meno enti, più capitale umano, semplificazioni, nuove pensioni anticipate

lanzetta madia 1È ormai conto alla rovescia per la presentazione della riforma della Pa annunciata per il 13 giugno. In vista di quel passaggio ieri è stato siglato «Italia Semplice» un accordo interistituzionale tra il Governo, rappresentato dai ministri Marianna Madia e Maria Carmela Lanzetta e dal sottosegretario Angelo Rughetti, le Regioni, l’Anci e l’Upi. Il documento indica in 5 interventi strategici l’impegno di tutti i livelli istituzionali a collaborare per il rilancio della funzione pubblica, in applicazione sia della riforma in arrivo sia dell’attuazione della legge 56 (sulle province) e nella prospettiva del nuovo Titolo V. Mobilità intercompartimentale, staffetta generazionale, pochi parametri e limiti alla spesa per il personale, regole certe per le società partecipate. E ancora, realizzazione di un mercato organico della dirigenza su base territoriale e un ripensamento complessivo del sistema di accesso alla Pa.

In attesa che il governo Renzi trasformi in norme concrete i 44 punti della lettera inviata ai dipendenti pubblici sulla riforma della pa, l’esecutivo stringe un patto di ferro con quelli che saranno i prossimi interlocutori istituzionali sul cammino delle riforme: comuni, città metropolitane, province e regioni. Alle autonomie il premier promette concertazione, quando si tratterà di emanare le misure che di volta in volta toccheranno gli interessi dei diversi enti. Fermo restando che «i provvedimenti troveranno attuazione nel rispetto delle prerogative costituzionali e normative assegnate a ciascun livello di governo». Si chiama «Italia Semplice», l’alleanza istituzionale «per rilanciare la Funzione pubblica nel paese» sottoscritta ieri tra i rappresentanti dell’esecutivo (i ministri della p.a. Maria Anna Madia e degli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta oltre al sottosegretario alla funzione pubblica Angelo Rughetti) e le autonomie rappresentate dal presidente dell’Anci Piero Fassino, dal presidente della Conferenza delle regioni Vasco Errani e dal presidente della provincia di Terni Feliciano Polli per l’Upi.

L’obiettivo è ambizioso e può essere così sintetizzato: innovare e quindi semplificare e risparmiare. Per raggiungerlo, le parti concordano su 5 interventi strategici. A cominciare dal ripensamento delle p.a. (centrali e locali) sul territorio che dovrà portare a ridurre gli uffici periferici dello stato (prefetture, agenzie, commissioni tributarie, forze dell’ordine) in coerenza col processo di riforma avviato dalla legge Delrio (n.56/2014).

La seconda «via maestra» indicata dal governo e condivisa dalle autonomie riguarda la valorizzazione del capitale umano. E qui si ritrovano gran parte dei 44 punti della lettera programmatica su cui il governo ha avviato la consultazione online con i lavoratori statali.

Oltre alla mobilità intercompartimentale, la priorità si chiama staffetta generazionale da realizzare «con risorse derivanti dal part-time, dalla revisione dell’istituto dell’esonero e dalla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro». Per garantire un effettivo ricambio generazionale l’accordo ritiene imprescindibile rivedere i paletti alle spese per il personale.

Agli enti si promette dunque maggiore flessibilità e autonomia organizzativa, pochi parametri e limiti alla spesa per il personale e l’adozione di un sistema di regole per il personale che coinvolga anche le società partecipate. Oltre, come detto, alla realizzazione di un «mercato organico della dirigenza su base territoriale, che implichi anche un intervento sulla disciplina dei segretari».

L’effetto virtuoso di questi interventi dovrebbe, secondo il governo, orientare al merito le retribuzioni che saranno omogenee a parità di incarichi svolti.

Sul fronte delle semplificazioni, governo e autonomie concordano sui seguenti punti:

– ridurre i procedimenti in cui è necessario un intervento autorizzativo della p.a.;

-standardizzare le procedure amministrative in modo che il cittadino possa usare le stesse modalità di interlocuzione con la p.a. per lo stesso tipo di provvedimento;

-eliminare le richieste di documenti e certificati già in possesso da parte della p.a.;

 – adottare un’Agenda per la semplificazione da condividere tra stato, regioni e autonomie. Completano il quadro la digitalizzazione e la trasparenza.

Sul primo fronte, il governo prende un impegno solenne: entro il 2016 dovrà scomparire ogni forma di comunicazione cartacea nella Pubblica amministrazione. Sull’open data, invece, occorre un nuovo approccio culturale: i dipendenti pubblici dovranno «considerare il rendiconto del loro agire come l’essenza dell’azione amministrativa».

In quest’ottica, comuni, province, città metropolitane e regioni si sono impegnati a realizzare in ciascun ente un sistema di disclosure che garantisca la pubblicazione sui singoli portali dei livelli delle prestazioni erogate, della spesa, dei tempi di esecuzione dei provvedimenti e dei tempi medi di risposta alle istanze dei cittadini. Soddisfazione per la firma dell’accordo è stata espressa dal ministro Madia.

«Spesso le norme sulla p.a. hanno avuto un problema di attuazione perché gli enti locali non si sono assunti la responsabilità politica delle norme», ha commentato. «Abbiamo siglato questo accordo prima del Cdm del 13 (in cui il governo dovrebbe adottare i primi provvedimenti di riforma ndr) per assumerci la responsabilità politica delle norme che andremo ad applicare». Il ministro degli affari regionali Lanzetta ha invece puntato l’attenzione sulla «validità del metodo in cui ogni passo viene concertato e condiviso». « Forse è un metodo più faticoso e lungo, ma assolutamente valido. Per il presidente dell’Anci, Piero Fassino, il documento «indica le linee guida e i criteri per una riforma che consenta una maggiore sintonia tra il tempo in cui opera la società e i tempi delle p.a., favorendo una maggiore vicinanza e consonanza con le aspettative dei cittadini e delle imprese».

Uffici pubblici, 100 semplificazioni. E nuove pensioni anticipate

«Abbattere gli steccati esistenti fra i singoli compartimenti» della pubblica amministrazione. E passare invece a un sistema dove «tutti coloro che hanno un rapporto di lavoro con la Pa sono dipendenti o dirigenti della Repubblica incardinati momentaneamente presso un ente pubblico che ne è datore di lavoro». Insomma non più un lavoratore del ministero o della provincia, della sanità o della scuola, ma un dipendente pubblico «che la Repubblica organizza per assecondare i fabbisogni della comunità». È la rivoluzione prefigurata nell’accordo dal titolo «Italia semplice» firmato ieri dai ministri Madia (Semplificazione) e Lanzetta (Affari regionali) con la Conferenza delle Regioni, l’Anci (Comuni) e l’Upi (Province). Accordo preparato dal sottosegretario Angelo Rughetti e propedeutico alla riforma che Madia presenterà il 13 giugno in consiglio dei ministri e che potrà funzionare – è questo il senso più vero dell’accordo – solo se Stato centrale ed enti territoriali marceranno nella stessa direzione.

Numerose le conferme, ma anche le novità nel documento. Oltre alla «mobilità intercompartimentale», la riforma darà il via alla «staffetta generazionale, con risorse derivanti dal part-time, dalla revisione dell’istituto dell’esonero, dalla risoluzione anticipata del rapporto di lavoro», ovvero prepensionamenti che favoriranno l’ingresso dei giovani. Le retribuzioni dovranno «ispirarsi al merito e alla omogeneità a parità di prestazioni o incarichi svolti». Gli stipendi saranno legati anche all’«andamento dell’economia o al raggiungimento degli obbiettivi di finanza pubblica. Mai più una Repubblica in deficit e retribuzioni di risultato comunque distribuite», promettono governo, Regioni ed enti locali. Altro punto centrale è la «semplificazione delle procedure». Bisogna tagliare le autorizzazioni, standardizzare i procedimenti, «a cominciare da quelli in materia edilizia, ambientale e delle attività produttive». Eliminare ogni richiesta di «documentazione o certificato di cui il sistema pubblico disponga o possa disporre». Adottare «un’Agenda per la semplificazione condivisa tra Stato, Regioni e Autonomie. Per ciascuna azione di semplificazione verranno individuati obiettivi, responsabilità, scadenze e modalità di verifica del raggiungimento dei risultati». Una «task-force Italia Semplice» affronterà le «100 procedure da semplificare».

Le conferenze di servizio, quegli organismi governo-enti locali dove spesso si arena la realizzazione delle opere pubbliche, dovranno diventare «luoghi veloci di decisione». Si riuniranno in teleconferenza e decideranno in tempi certi. La semplificazione viaggerà on line. «Entro il 2016 deve scomparire ogni forma di utilizzo della comunicazione cartacea » ed entro il 2015 verrà avviato il «sistema unico dei pagamenti on line». Infine, la trasparenza. Tutti gli enti che hanno firmato l’accordo si impegnato a pubblicare sui rispettivi siti «i risultati e il livelli della prestazioni erogate ai cittadini», tutte le voci di spesa, i nomi dei responsabili e i tempi di esecuzione di ogni provvedimento.

Il testo dell’accordo sottoscritto

da il Sole 24 Ore, Italia Oggi e il Corriere della Sera – 6 giugno 2014 

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