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Riforma Pa. Tra gaffe ed emergenze, aspettiamo il secondo round. E speriamo in un iter meno complesso e travagliato

di Davide Colombo. Doppiata la boa parlamentare con tre voti di fiducia e la quantomeno imbarazzante rinuncia a una salvaguardia previdenziale per 4mila insegnanti introdotta alla Camera e cancellata in Senato, il decreto Madia è diventato legge.

Il premier e la ministra hanno tweettato la loro soddisfazione precisando che si tratta solo del primo passo, perché la riforma della Pa continua e si completa con il ddl delega all’esame del Senato. È giusto guardare subito al secondo round sperando in un iter meno complesso nonostante l’incombere della sessione di bilancio. Ma è giusto anche lavorare di buona lena all’attuazione (e alla buona comunicazione) delle norme già in vigore. Si sa che l’Italia, sul campo dell’implementazione delle leggi, non è un campione in Europa. E la recente retorica politica (di Governo e di opposizione) che punta l’indice contro i burocrati non serve per superare un’incapacità che è storica. Le leggi funzionano se applicate davvero, se ben monitorate e, se del caso, solo successivamente corrette. È un percorso faticoso, poco sexy per i media, ma l’unico che può portare risultati. Il decreto approvato ieri in via definitiva batte su un terreno – quello della razionalizzazione della Pa, la riorganizzazione delle funzioni pubbliche, del pubblico impiego e della semplificazione amministrativa – che negli ultimi due anni è stato affrontato in almeno altri sei interventi legislativi; se non si volesse ricordare risalendo nel tempo la famosa riforma Brunetta. Una stratificazione normativa che con la delega potrà essere semplificata e in determinate aree codificata (servizi pubblici locali, lavoro pubblico, società partecipate). Ma appunto, bisogna lavorare sodo all’attuazione e tenere alta la comunicazione sulle norme subito operative. Per capire se funzionerà il decreto basterà meno di un anno: quanti dipendenti saranno davvero coinvolti nel previsto ricambio generazionale nei prossimi mesi? E quanti sperimenteranno la mobilità tra amministrazioni diverse? Il dipartimento Funzione pubblica comunicherà questi dati con la continuità che un tempo venne dedicata alla lotta contro i fannulloni? Vedremo. Come vedremo in che modo verrà utilizzata la controversa norma che aumenta al 30% la possibilità degli enti locali di assumere dirigenti per contratto senza passare dai concorsi. Sempre in pochi mesi si comprenderà se funzioneranno o meno le misure di semplificazione del processo amministrativo (che potrebbero presto anche diventare oggetto d’esame per la Consulta) e come funzioneranno i nuovi poteri affidati sull’onda dell’emergenza al commissario Anticorruzione. Se funzionerà il processo telematico e se arriverà davvero l’Agenda delle semplificazioni. Per vedere il famoso “pin unico del cittadino ” per l’accesso a tutte le amministrazioni che è tanto caro al premier bisognerà aspettare l’approvazione della delega. Ma intanto, si applichi per intero il decreto.

IL Sole 24 Ore – 8 agosto 2014

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