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Riforma pensioni. Ipotesi spacchettamento in due tempi. Nella Legge di Stabilità saranno affrontati probabilmente solo i capitoli più urgenti. Le altre misure slitteranno al 2017

La riforma delle previdenza potrebbe essere spacchettata in due interventi, il primo contenuto nella legge prossima legge di stabilita’, l’altro il prossimo anno, nella primavera del 2017. E’ quanto si apprende da fonti vicine all’esecutivo che stanno valutando i costi dell’intervento da concordare con i sindacati a settembre.

Ai 500-700 milioni di euro necessari per il decollo dell’Ape, la flessibilità in uscita per gli ultra 63enni, si dovrebbero reperire dai 600 ai 900 milioni per garantire il cumulo gratuito dei periodi assicurativi, estendere la no-tax area per i pensionati, introdurre i correttivi per “precoci” e usuranti e affrontare subito il capitolo delle indicizzazioni, le cosiddette rivalutazioni, visto che l’attuale meccanismo introdotto dal Governo Letta si esaurirà nel 2018. Più altri fondi per irrobustire la quattordicesima mensilità ai pensionati con assegni bassi.

Negli ultimi incontri, di fronte al pressing dei sindacati, il Governo si è reso disponibile a dare una soluzione alla questione del pensionamento anticipato per i cosiddetti lavoratori precoci, misura che dovrebbe essere garantita tramite un bonus contributivo per gli anni lavorati nella minore età. Sempre l’esecutivo si è detto pronto a valutare alcune modifi­che mirate per ampliare la platea dei lavoratori usuranti esclusi dai requisiti pensionistici previsti dal­la legge Fornero. Governo e sindacati si sono trovati sostanzialmente poi d’accordo sulla necessità di valutare (compa­tibilmente con le risorse disponi­bili) un ampliamento della no ­tax area, allo stato prevista fino a 8mila euro per i soli pensionati “over 75” e ad affrontare rapidamente il no­do indicizzazioni. In que­st’ultimo caso si punta alla revisione anticipata del dispositivo ­Letta (cinque fasce e copertura solo fino al 50% delle pensioni tra 5 e 6 volte il minimo) che cesserà di funzio­nare alla fine del 2018. Con conse­guente ritorno, in assenza di nuove misure, alla perequazione su tre fa­sce prevista dalla legge 338/2000.

Con tutte queste voci il costo del pacchetto previdenza potrebbe valere fino a 2,5 miliardi, risorse che potrebbero essere difficili da reperire per la prossima stabilità, visto il rallentamento dell’economia. Per questo, spiegano diverse fonti, è più probabile che le misure vengano realizzate in due tempi: una parte con la prossima legge di Bilancio, già a ottobre, per assicurarne l’operatività già da inizio 2017, e l’altra in primavera. Una ‘road-map’ che sarà oggetto di confronto tra governo e sindacati a inizio settembre, quando dovrebbero prendere una forma definitiva almeno i principali interventi più gettonati: da un lato l’Ape, l’anticipo pensionistico fino a 3 anni, dall’altro il cumulo gratuito dei periodi assicurativi per chi ha versato contributi a più enti previdenziali, e la flessibilità per i lavori usuranti o per i precoci. Tra gli interventi che, invece, rischiano di slittare al prossimo anno c’è soprattutto la questione dell’ampliamento della quattordicesima per chi ha una pensione bassa (aumentando l’assegno oppure la platea), l’estensione della no tax area, la revisione delle fasce di rivalutazione delle pensioni, gli interventi sulla previdenza integrativa, una modifica ai requisiti di adeguamento della pensioni alla speranza di vita, gli interventi in favore di chi presta attività di cura.

Che sia necessario un secondo intervento è comunque molto probabile anche laddove passasse un pacchetto di misure più robuste. Nel progetto di Nannicini, infatti, l’Ape avrà natura sperimentale e durerà tre anni sino al 2019 e, pertanto, prima della scadenza ci sarà un tagliando per rendere strutturale la misura. Per reperire i fondi necessari ad evitare lo slittamento di alcuni capitoli, almeno quelle più urgenti, si potrebbe rimettere in pista uno dei capisaldi del Piano Boeri diffuso nel 2015 dal Presidente dell’Inps. E cioè il ricalcolo con il contributivo di tutti i vitalizi dei politici, che porterebbe nelle casse dello Stato almeno 200 milioni di euro l’anno o alla proroga del contributo di solidarieta’ sulle pensioni oltre i 90mila euro, intervento che ha passato proprio questo mese la censura della Corte Costituzionale.

pensionioggi.it – 1 agosto 2016

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