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Riforma sanità. È muro contro muro. Se non viene approvata entro il 20 a rischio l’entrata in vigore. Si torna in aula il 14

zazaÈ muro contro muro, non se ne esce. Il governatore Luca Zaia ieri è tornato a Palazzo Ferro Fini per incontrare, nell’ordine: il presidente del consiglio Roberto Ciambetti, i capigruppo di Lega e Lista Zaia Nicola Finco e Silvia Rizzotto, poi tutti i consiglieri di entrambi i gruppi, ma le attese della vigilia, che annunciavano il vertice come risolutore e Zaia addirittura pronto a intervenire in aula con un coup de théâtre (il ritorno alle 7 Usl che Pd e M5s si sono detti pronti a votare domani), sono finite mestamente frustrate. Come già era accaduto la scorsa settimana, infatti, anche ieri l’intervento del governatore non ha sbloccato alcunché anzi, ribadendo seccamente che le Usl saranno 9 (una per provincia più Bassano e il Veneto Orientale) ha ricacciato nei ranghi i consiglieri di maggioranza che negli ultimi giorni avevano tentato una timida apertura all’opposizione.

E galvanizzato quanti invece non intendono cedere un millimetro, decisi a votare uno per uno tutti i 1.200 e passa emendamenti depositati dalla minoranza. Gli irriducibili sono capitanati dall’intransigente assessore alla Sanità Luca Coletto e dai capigruppo Rizzotto e Finco, quest’ultimo bassanese che ha minacciato di dimettersi nel caso in cui l’Usl di Bassano dovesse essere cancellata.

«Zaia aveva proposto nel suo programma 7 Usl – chiosa l’opposizione – ora, ostaggio dei suoi stessi consiglieri, è costretto a insistere sulle 9 senza che neppure lui ne sia convinto». Zaia commenta lapidario: «C’è una maggioranza che ha vinto le elezioni e la minoranza, che ha tutto il diritto di fare le sue proposte, ad un certo punto deve rassegnarsi e adeguarsi». Raccontano comunque a Palazzo che il governatore non stia prendendo bene lo stallo che dura ormai da 23 sedute (tre mesi), con gli assessori costretti per buona parte della settimana a rimanere inchiodati in aula anziché occuparsi dei loro dossier (altrimenti salta il numero legale) e un certo danno d’immagine per la Regione «motore che romba a pieno regime». C’è perfino chi dice che i rapporti tra lui e Coletto, cui viene imputata la responsabilità dei fallimenti nella mediazione (ma Coletto dice che è soltanto finito «il vecchio consociativismo»), siano tornati tesissimi come in passato, addirittura prossimi al ritiro delle deleghe. Sarà: i fatti dicono il contrario, e cioè che con la decisione di insistere sulle 9 Usl, facendo tramontare sul nascere pure l’ipotesi delle 11 che mercoledì pareva poter sparigliare le carte, Zaia ha dato completa copertura al suo assessore, che a sua volta rivendica un contatto quotidiano e «in perfetta sintonia» con il presidente.

Risultato: oggi il dibattito prosegue, col seguente tenore. «È Zaia il vero sconfitto – dice il dem Sinigaglia – è venuto a Palazzo Ferro Fini per trovare una soluzione ed esattamente come una settimana fa ha dimostrato di essere incapace di mediare tra le diverse posizioni della Lega. La maggioranza è in confusione, non è in grado di trovare una sintesi al proprio interno e sta facendo naufragare tutto. Se si va avanti così, sarà inevitabile il fallimento della riforma, con il conseguente ritorno a 21 Usl».

Sinigaglia si riferisce al nodo dei tempi per l’approvazione della riforma, perché è opinione diffusa che se questa non sarà votata entro il 20 settembre, i tempi tecnici per la pubblicazione, uniti al vaglio di costituzionalità del governo e il possibile (assai probabile) ricorso alla Consulta, renderanno impossibile l’entrata in vigore della legge alla data prevista, il primo gennaio 2017. «Una legge impugnata mantiene comunque la sua validità» replica Finco. Vero, ma se mai dovesse poi essere cassata dalla Corte costituzionale, chi si assumerà davanti alla Corte dei conti il rischio di aver mandato avanti una riforma di questa portata, con tutto il corollario di atti nel frattempo firmati nelle Usl? E Rizzotto replica così a Sinigaglia: «A perdere non è Zaia, sono i veneti, a causa dell’ostruzionismo antidemocratico dell’opposizione. E se è da irresponsabili non cedere al vostro ricatto, ebbene noi siamo irresponsabili. Detto questo, le Usl 9 sono e 9 restano. A costo di rimanere chiusi qui a votare “no” ad ogni emendamento per i prossimi 2 anni».

Si torna in aula mercoledì 14 settembre. 

Marco Bonet – Il Corriere del Veneto – 9 settembre 2016 

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