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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Riforma sanità, via libera in quinta commissione fra liti e polemiche. Il Pd in aula giocherà il jolly: dibattito senza limiti
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    Riforma sanità, via libera in quinta commissione fra liti e polemiche. Il Pd in aula giocherà il jolly: dibattito senza limiti

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche10 Giugno 2016Nessun commento7 Minuti di lettura
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    gruppo pd 10giugÈ finita a parole grosse, ma non è ancora finita, anzi. Ieri pomeriggio la commissione Sanità del consiglio regionale ha definitivamente licenziato il progetto di legge che istituisce l’Azienda Zero e riduce le Usl da 21 a 9, con un’approvazione a maggioranza che è arrivata al termine di una convocazione d’urgenza, motivo per cui l’opposizione prima ha vivacemente polemizzato e poi non ha partecipato al voto. Ma la prossima settimana, quando il testo approderà in aula, il consiglio regionale potrà rivivere gli antichi fasti dei dibattiti ad oltranza: sulla riforma che il governatore Luca Zaia ha posto a fondamento del suo secondo mandato, infatti, la capogruppo dem Alessandra Moretti ha deciso di opporre il proprio veto al contingentamento dei tempi di discussione, facoltà concessa a ciascun presidente per una sola volta nel corso della legislatura. Eccola qui dunque la partita consiliare più attesa del quinquennio. Il riscaldamento è andato in scena nella seduta della Quinta dichiarata «illegittima» da tutte le minoranze

    «Illegittima» in quanto convocata dal presidente zaiano Fabrizio Boron senza rispettare il preavviso dei tre giorni e senza riunire l’ufficio di presidenza, composto anche dal vice Jacopo Berti (Movimento 5 Stelle) e dalla segretaria Sonia Brescacin (Zaia Presidente), come ha ricordato lo stesso pentastellato citando il vademecum dei consiglieri regionali: «Il nuovo regolamento ha cancellato definitivamente la capziosa ipotesi interpretativa secondo la quale si poteva leggere “presidenza della commissione” come sinonimo del presidente della commissione. Invece ha deciso Boron da solo».

    La puntualizzazione ha scatenato un acceso dibattito, culminato in un alterco fra lo stesso presidente e il tosiano Andrea Bassi. «I toni si sono alzati — racconta Bassi — e Boron mi detto qualcosa tipo: “Se la metti su questo piano, usciamo di qua e ce la vediamo io e te fuori”. Subito dopo ha negato di avermi minacciato, salvo poi alla fine scusarsi. Per me finisce qua, ma da parte nostra resta la battaglia politica contro una proposta di accentramento dagli effetti devastanti sul territorio». Per la cronaca al termine dei lavori i due si sono stretti la mano. «Sono situazioni di tensione che possono succedere tra maggioranza e opposizione — minimizza Boron — quando c’è in ballo una questione importante come questa. Ma che la convocazione fosse legittima è dimostrato dal fatto che le minoranze si sono regolarmente presentate e hanno firmato il foglio delle presenze, anche se poi hanno abbandonato la seduta. L’errore tattico casomai è quello del Pd, che avrebbe voluto come controrelatore Claudio Sinigaglia, ma al momento della decisione ha lasciato al tavolo solo Bruno Pigozzo, per cui da regolamento quel ruolo va a chi era presente». Cioè al veneziano e non al padovano.

    Sul punto i dem non fanno drammi. «Non contano le etichette, ma quello che diremo in aula e di sicuro io parlerò, tant’è vero che sto già preparando una valanga di emendamenti», annuncia lo stesso Sinigaglia. La leader Moretti ne anticipa alcuni: «Chiediamo un incremento pari a 100 nuovi medici e a 200 infermieri negli ospedali del Veneto, oltre ad un aumento di 100 posti letto negli ospedali di comunità per i ricoveri temporanei e di 50 nuovi presidi ambulatoriali per le medicine di gruppo integrate. Non solo: la riforma deve riconoscere maggiori poteri ai sindaci sul fronte del sociale e va limitato il potere eccessivo della giunta. Sono tutti nodi cruciali che meritano una difesa ad oltranza ed è esattamente quello che faremo». Nel consiglio convocato da martedì il Pd si giocherà infatti il jolly dei tempi illimitati, mai usato nella scorsa legislatura. (Angela Pederiva – Il Corriere del Veneto)

    Il Pd: no alla riforma di Zaia, sarà discussione illimitata. E Berti (M5s) contesta la commissione: faremo ricorso al Tar

    Alda Vanzan, dal Gazzettino. Come con la matta a scala quaranta. O come nel mitico programma di tanti anni fa “Giochi senza frontiere” in cui una delle squadre concorrenti poteva giocarsi il jolly e raddoppiare i punti in caso di vittoria della manche. Ecco, il Pd in Regione Veneto fa lo stesso: si gioca il jolly e rende illimitato il tempo a disposizione per discutere della riduzione delle Ulss e dell’Azienda Zero tanto cara al governatore Luca Zaia. Il che significa che se l’opposizione sarà in grado di fare davvero ostruzionismo a oltranza (compito non facile: servono organizzazione, capacità dialettica, resistenza fisica) e se la maggioranza non cederà a compromessi (esattamente come funzionava un tempo), si andrà avanti per tutta l’estate – e teoricamente all’infinito – a parlare di sanità e Azienda Zero. Il “jolly” annunciato ieri dalla capogruppo del Pd Alessandra Moretti è quello contemplato dall’articolo 43, comma 5, del nuovo Regolamento del consiglio regionale. Questo Regolamento prevede che per ogni argomento trattato in aula venga fissato il tempo di discussione ad esempio 10, 20, 30 ore – da ripartire tra i gruppi. Ma con l’articolo 43 – cioè il “jolly” – ogni gruppo consiliare, per una sola volta nel corso della legislatura, può chiedere che i tempi non siano contingentati e il presidente del consiglio regionale è tenuto a concedere la deroga.

    Dunque, il Pd ha scelto l’Azienda Zero del progetto di legge numero 23 del governatore Zaia e si è giocato il jolly. «Sì, il Pd utilizzerà la possibilità del tempo di discussione illimitato – dice Alessandra Moretti-. Andremo ad oltranza per ottenere il rafforzamento dei servizi sul territorio». Perché questa scelta? «Non è ostruzionismo fine a se stesso – spiega la capogruppo dem – Siamo fortemente preoccupati per gli effetti penalizzanti che ricadrebbero sull’utenza nel caso in cui la riforma venisse approvata senza correttivi sostanziali. Noi chiediamo un incremento di 100 nuovi medici e 200 infermieri negli ospedali del Veneto, oltre ad un aumento di 100 posti letto negli ospedali di comunità per i ricoveri temporanei e di 50 nuovi presìdi ambulatoriali per le medicine di gruppo integrate. Non solo: la riforma deve riconoscere maggiori poteri ai sindaci sul fronte del sociale. La riduzione del numero delle Uiss, questione sulla quale condividiamo l’esigenza di semplificazione, va compensata con maggiori servizi territoriali».

    Una scelta, quella del “jolly”, che i capigruppo della Lega Nicola Finco e della Lista Zaia Silvia Rizzotto, criticano: «È evidente l’ostruzionismo». E il presidente del consiglio Roberto Ciambetti: «II “jolly” su questa partita equivale a non voler ridurre le Ulss nè efficientare la sanità».

    E ieri ci sono state scintille in commissione Sanità, convocata dal presidente Fabrizio Boron – senza concordare data e ora con l’ufficio di presidenza – proprio per licenziare definitivamente il progetto di legge 23 e andare in aula la settimana prossima. Il consiglio si terrà infatti per quattro giorni, da martedì a venerdì, ma prima dell’Azienda Zero si dovrà terminale il Collegato alla Finanziaria e quindi tutta la partita della caccia migratoria.

    Ma sulla commissione di ieri incombe la minaccia delle carte bollate: il capogruppo del M5s Jacopo Berti, che è anche vicepresidente della commissione Sanità, ritiene che la seduta di ieri voluta da Boron sia illegittima: «La commissione può essere convocata solo se anche io vengo avvertito e non l’hanno fatto». Tant’è che il M5s non esclude un ricorso al Tar per annullare la seduta e gli atti conseguenti. Cioè la proposta di legge sull’Azienda Zero. C’è da dire che la commissione di ieri pomeriggio è stata alquanto movimentata. Per dire: il tosiano Andrea Bassi, reo di intervenire in continuazione alzando la voce, si è sentito apostrofare da Boron con un minaccioso «Ti aspetto fuori», salvo poi fare la pace con una stretta di mano. La commissione ha poi licenziato il provvedimento con i soli voti della maggioranza. L’opposizione è uscita per protesta. Con la conseguenza che quando Bruno Pigozzo (Pd), rimasto presente per indicare il controrelatore, ha dato il nome di Claudio Sinigaglia, si è sentito bocciare la proposta: il controrelatore per essere nominato deve essere presente e Sinigaglia non lo era. Risultato: il ruolo sarà svolto dallo stesso Pigozzo. (Alda Vanzan – Il Gazzettino)

    10 giugno 2016 

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